Lipoproteina

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Una lipoproteina è un composto organico formato da una proteina coniugata con una componente lipidica. I lipidi o i loro derivati possono essere legati alle proteine mediante legame covalente o non covalente. Molti enzimi, proteine strutturali delle membrane cellulari, antigeni, adesine e tossine sono lipoproteine, così come i citocromi nei mitocondri o nei cloroplasti e le lipoproteine batteriche. DOLOP - A Database of Bacterial Lipoproteins I lipidi sono una parte essenziale della lipoproteina. Per isolare le lipoproteine transmembrana dalle membrane in cui sono inserite, è necessario l'uso di detergenti.

Le lipoproteine plasmatiche sono aggregati macromolecolari di elevato peso molecolare e di dimensioni di parecchie decine di Angstrom (Å), costituiti da proteine (apo-proteine) e da centinaia di biomolecole (molecole organiche) idrofobe e anfipatiche; aggregati che hanno la funzione di raccolta e di trasporto nel plasma di lipidi, in particolare di trigliceridi, colesterolo libero (colesterolo non esterificato) e colesterolo esterificato, che sono insolubili in acqua. Le lipoproteine presentano una struttura micellare (vedi micella) formata da un mantello esterno anfipatico composto da apo-proteine e da un singolo strato fosfolipidico, che consente la solubilità in acqua dell'intero complesso macromolecolare, e da un nucleo interno idrofobico contenente colesterolo esterificato e trigliceridi. Le lipoproteine plasmatiche sono classificate in: chilomicroni, lipoproteine a densità molto bassa (VLDL), lipoproteine a densità intermedia (IDL) o particelle rimanenti, lipoproteine a bassa densità (LDL), lipoproteine ad alta densità (HDL), lipoproteine a (Lpa).


Struttura delle lipoproteine plasmatiche[modifica | modifica wikitesto]

Composizione di lipoproteine
Caratteristiche delle principali lipoproteine plasmatiche

Le lipoproteine appaiono come particelle sferiche visibili esclusivamente al microscopio elettronico. I chilomicroni e le VLDL sono sufficientemente voluminose da riflettere la luce incidente, per cui possono rendere torbide o lattescenti il plasma e le soluzioni in genere. Nel caso delle altre particelle più piccole (LDL e HDL) che non riflettono la luce, la soluzione è limpida.

Il diametro della lipoproteina è direttamente dipendente dal volume del nucleo interno (core), composto dai lipidi trasportati (trigliceridi e colesterolo esterificato), cosicché le particelle ricche di trigliceridi (chilomicroni e VLDL) sono di gran lunga le più voluminose e le meno dense. Tutte le lipoproteine però hanno una densità inferiore (<1,21 g/ml) rispetto alle altre proteine plasmatiche. Il core è del tutto apolare e interagisce con la faccia interna apolare dell'involucro fosfolipidico. L'involucro a sua volta è composto da tre principali tipi di molecole: un primo di natura proteica, le apolipoproteine (di seguito abbreviate apo), e due di origine lipidica, i fosfolipidi e il colesterolo non esterificato. La superficie delle lipoproteine plasmatiche è caratterizzata dall'essere idrofila, pertanto non presenta problemi di interazione con l'ambiente acquoso esistente nei vasi sanguigni, nei vasi linfatici e nelle cellule. Le cariche ioniche della superficie condizionano il comportamento elettroforetico delle diverse classi di particelle lipoproteiche.

Le apoproteine svolgono l'essenziale funzione di definire il destino delle singole particelle. Le lipoproteine prodotte a livello del tenue (chilomicroni) esprimono come componente specifica l'apoproteina B48 (apoB48), mentre quelle sintetizzate nel fegato (VLDL e derivati) presentano come costituente specifico apoB100. Sia i chilomicroni che le VLDL contengono inoltre apoE, che viene riconosciuta dagli specifici recettori delle cellule del fegato (LDL Receptor-like Protein: LRP) che portano alla metabolizzazione epatica di tali lipoproteine. Alle apoB e alle apoE si aggiungono le apolipoproteine di classe C con funzioni correlate alla metabolizzazione dei trigliceridi: apoCII attiva la lipoproteinlipasi e apoCIII la inibisce. Le LDL contengono apoB100, riconosciuta dai recettori per le LDL o LDLR (ubiquitari nelle cellule nucleate) che consentono l'internalizzazione del colesterolo nelle cellule. Le HDL provenienti dai tessuti esprimono invece apolipoproteine di classe A (in particolare apoA1) che favoriscono l'incorporazione di colesterolo nella particella in quanto cofattori dell'enzima lecithin:cholesterol acyltransferase (LCAT), catalizzatore della formazione di esteri del colesterolo.

Classificazione delle lipoproteine plasmatiche[modifica | modifica wikitesto]

Le lipoproteine sono generalmente divisibili in due macrogruppi:

  • le lipoproteine legate all'apoB, che mediano il trasporto di colesterolo e trigliceridi da fegato e intestino verso i tessuti periferici;
  • le lipoproteine non legate all'apoB, che raccolgono il colesterolo a livello dei tessuti periferici per portarlo al fegato.

Classificazione secondo densità[modifica | modifica wikitesto]

In base al frazionamento con l'ultracentrifuga, che si fonda sulla densità delle particelle, si identificano alcune categorie generali di lipoproteine, elencate in ordine dalla più grande e meno densa (più grasso che proteina) alla più piccola e più densa (più proteina e meno grasso):

  • chilomicroni - le meno dense, sintetizzate a livello dell'intestino tenue, veicolano soprattutto trigliceridi e colesterolo introdotti con la dieta e sono dirette ai tessuti muscolare e adiposo prima di essere rimossi dal fegato come particelle rimanenti. Sono presenti in circolo soltanto dopo il pasto (periodo post-prandiale);
  • Lipoproteine a densità molto bassa o VLDL (Very low density lipoprotein) - trasportano i trigliceridi sintetizzati dal fegato ai tessuti.
  • Lipoproteine a densità intermedia o IDL (Intermediate density lipoprotein) - sono prodotti del metabolismo delle VLDL e hanno densità intermedia tra le VLDL e le LDL.
  • Lipoproteine a bassa densità o LDL (Low density lipoprotein) - trasportano il colesterolo dal fegato alle cellule dell'organismo. Volgarmente sono riferite come le lipoproteine del "colesterolo cattivo" .
  • Lipoproteine ad alta densità o HDL (High density lipoprotein) - recuperano il colesterolo dai tessuti e lo trasportano al fegato. Sono note come le lipoproteine del "colesterolo buono".

La distinzione si opera in base al lipidogramma.

A causa della bassa densità, i chilomicroni, dopo incubazione per 12 ore a 4°C (condizione di scarsa agitazione termica), flottano sulla superficie, formando uno strato grassoso compatto, di aspetto cremoso, mentre la soluzione sottostante risulta limpida. Ciò non accade per le VLDL che, per la densità maggiore, rimangono disperse in soluzione, cosicché anche dopo lunga incubazione la soluzione si mantiene torbida.

Classificazione secondo elettroforesi: Alfa e beta[modifica | modifica wikitesto]

È anche possibile classificare le lipoproteine come "alfa" e "beta", a seconda della loro mobilità nella sero-elettroforesi proteica su carta o agarosio: il rapporto tra beta- e alfa-lipoproteine è normalmente 1,5-2,5. L'elettroforesi su carta evidenzia 4 principali bande di lipoproteine; in ordine crescente di velocità elettroforetica si distinguono: chilomicroni, pre-beta-lipoproteine (comprendenti VLDL e IDL), beta-lipoproteine (LDL) e alfa-lipoproteine (HDL); [1] a causa delle grandi dimensioni, i chilomicroni sono i più lenti e si fermano all'inizio della migrazione elettroforetica. Questa terminologia, utilizzata comunemente in passato, è ancora usata per descrivere alcuni disordini lipidici ereditari, come Abetalipoproteinemia e Ipobetalipoproteinemia familiare (con deficit totale o parziale di lipoproteine contenenti apoB) e Disbetalipoproteinemia familiare (con eccesso di particelle rimanenti).

Lipoproteine a[modifica | modifica wikitesto]

Lipoproteine - Lp(a), Test diagnostico di cardiologia

Normale: <14mg/dL
Alto rischio: >19mg/dL

Funzione delle lipoproteine plasmatiche[modifica | modifica wikitesto]

Tutte le cellule utilizzano e sono dipendenti dai lipidi sia come fonte di energia che come costituenti strutturali e in tutte le cellule animali il colesterolo è indispensabile per modulare la fluidità della struttura del doppio strato fosfolipidico che costituisce le membrane cellulari.

Il compito fondamentale delle lipoproteine plasmatiche è quello di trasportare i grassi nel plasma e di scambiarli con le cellule dell'organismo: il 95% circa dei lipidi plasmatici si trova nelle lipoproteine. La presenza di gruppi idrofili sulla propria superficie consente la solubilizzazione delle lipoproteine plasmatiche nella soluzione che compone il sangue. I trigliceridi e il colesterolo sono trasportati all'interno delle particelle lipoproteiche, separati dall'ambiente acquoso dalle apo-proteine e dal monostrato fosfolipidico del mantello. Le lipoproteine trasportano anche alcune vitamine liposolubili (vitamina A).[2]

I chilomicroni, sintetizzati nell'intestino durante il periodo post-prandiale, trasportano i grassi alimentari provenienti dall'assorbimento intestinale, mentre le VLDL, sintetizzate nel fegato, veicolano i grassi endogeni elaborati dal fegato durante il periodo di digiuno. I chilomicroni e le VLDL subiscono l'azione idrolitica della lipoproteinlipasi, la quale scinde i trigliceridi del core in acidi grassi e glicerolo, al fine di fornire substrati ai tessuti, soprattutto alle cellule muscolari (con funzioni energetiche) e al tessuto adiposo (dove verranno accumulati come riserva); dall'azione della lipoproteinlipasi sulle lipoproteine si formano le particelle rimanenti dei chilomicroni, le IDL e le LDL. Le HDL sono responsabili del "trasporto inverso" del colesterolo dai tessuti periferici al fegato, da dove può essere eliminato nella bile. Tutte le lipoproteine contenenti apoB, ad eccezione dei chilomicroni e delle VLDL più voluminose, sono in grado di causare aterosclerosi; al contrario quelle contenenti apoAI rivestono un ruolo protettivo.[3]

Metabolismo delle lipoproteine plasmatiche[modifica | modifica wikitesto]

Il metabolismo delle lipoproteine plasmatiche è un processo complesso. Queste lipoproteine vengono metabolizzate ad opera di una serie di enzimi: enzimi idrolitici, la lipoproteinlipasi endoteliale (LPL) e la lipoproteinlipasi epatica (HL), situati rispettivamente sulla superficie delle cellule endoteliali e su quella delle cellule endoteliali dei sinusoidi del fegato, i quali rimuovono i trigliceridi contenuti nelle lipoproteine plasmatiche, consentendone l'utilizzo da parte dei tessuti (vedi Endotelio - Metabolismo delle lipoproteine); enzimi di trasferimento di acidi grassi (lecitin-colesterol-aciltransferasi o LCAT), di fosfolipidi (proteina di trasferimento dei fosfolipidi o PLTP) e di colesterolo e trigliceridi (proteina di trasferimento degli esteri di colesterolo o CEPT). Le trasformazioni metaboliche sono rese ancora più complesse dal continuo scambio di componenti (sia lipidici che proteici) che avviene spontaneamente in circolo tra le varie lipoproteine, cosicché ciascuna classe di lipoproteine plasmatiche risulta in realtà un insieme dinamico di aggregati lipoproteici in continua trasformazione. In particolare, a causa della riduzione di volume del core per effetto dell'idrolisi dei trigliceridi, l'involucro delle particelle ricche di trigliceridi (chilomicroni e VLDL) diviene sovrabbondante, per cui apoproteine e fosfolipidi lasciano queste particelle e si trasferiscono nelle HDL. Le uniche apoproteine non scambiabili sono le apoB48 e le apoB100, che non abbandonano mai le particelle con le quali sono state secrete.

Nel metabolismo delle lipoproteine plasmatiche vengono trattate come vie metaboliche parzialmente indipendenti: il trasporto dei lipidi esogeni di derivazione alimentare o metabolismo dei chilomicroni; il trasporto dei lipidi endogeni di produzione epatica o metabolismo delle VLDL; il trasporto inverso del colesterolo, dai tessuti al fegato, o metaboilismo delle HDL.

Metabolismo dei chilomicroni[modifica | modifica wikitesto]

I chilomicroni (dal greco chulos e micron: particelle del chilo) sono presenti nel plasma esclusivamente dopo il pasto, in quanto sono prodotti dall'epitelio intestinale utilizzando i grassi di provenienza alimentare (grassi esogeni).[4] Nei soggetti sani, il loro catabolismo è estremamente rapido: l'emivita dei trigliceridi contenuti nei chilomicroni è di soli 5 minuti, mentre l'80% delle apoB48 è rimosso dal circolo in 1 h,[5] con un tempo medio di residenza delle apoB48 nel plasma di 4.8 h.[6]

Circa il 95% dei grassi alimentari introdotti con la dieta (normalmente 70-150 g/die) sono costituiti dai trigliceridi (o triacilgliceroli), che nel tubo digerente vengono idrolizzati in acidi grassi (in maggior percentuale acidi oleico, stearico e palmitico) e monogliceridi. Una volta assorbiti per diffusione o per trasporto facilitato dalle cellule epiteliali intestinali (enterociti) dei villi, gli acidi grassi e i monogliceridi sono trasportati attraverso il citoplasma (per mezzo di proteine FABP o fatty acid binding proteins) fino nelle membrane del reticolo endoplasmatico liscio dove vengono immediatamente riesterificati in trigliceridi, in modo da evitare i danni (lipotossicità) che questi composti possono creare alle membrane cellulari, destabilizzandone la struttura del doppio strato fosfolipidico.[7] I trigliceridi si raccolgono come gocce lipidiche nel lume del reticolo endoplasmatico; queste gocce sono stabilizzate da un involucro di fosfolipidi e di proteine, quali le perilipine.[8] Nella membrana del reticolo endoplasmatico rugoso avviene la sintesi delle apoB48 ad opera dei ribosomi. Il gene che codifica per l'apoB è localizzato nel cromosoma 2: l'apoB48 rappresenta la forma tronca (48%) dell'apoB100.

L'assemblaggio dei chilomicroni "nascenti" si svolge in due fasi[4] che richiedono entrambe l'intervento della proteina MTP (Microsomal triglyceride Transfer Protein)[9] che trasferisce i trigliceridi neoformati, i fosfolipidi e il colesterolo alla apoB48 (lipidazione delle apoB), che costituisce pertanto l'impalcatura sulla quale i chilomicroni vengono assemblati.[10][11] Nella prima fase il complesso apoB48-trigliceridi si stacca dalla membrana per formare piccole particelle libere (chilomicroni primordiali o pre-chilomicroni) nel lume del reticolo endoplasmatico liscio; nella seconda fase, che si svolge in gran parte nell'apparato di Golgi, le particelle acquistano gradualmente un core lipidico di trigliceridi ("chilomicroni nascenti"), acquisendoli, sempre tramite la MTP, soprattutto dalle gocce lipidiche libere nel lume del reticolo endoplasmatico.[12][7] Nel caso in cui sia deficitario il trasferimento dei lipidi all'apoB48 operato della MTP, l'apolipoproteina va incontro a degradazione. La maturazione dei chilomicroni, con la formazione di un voluminoso core lipidico e l'incorporazione nel mantello di apoAI e apoAIV,[13][14] avviene nell'apparato di Golgi,[15] dal quale i chilomicroni vengono secreti, attraverso la membrana plasmatica baso-laterale, nello spazio intercellulare.[7] [16] Sebbene l'apoAI sia secreta dall'epitelio intestinale anche con i chilomicroni, oltre l'80% dell'apoAI presente nella linfa del dotto toracico si trova nelle HDL.[17][18] La produzione giornaliera intestinale di trigliceridi si aggira normalmente sui 50-100 g/die, anche se presenta notevoli variazioni in base alla dieta; la produzione giornaliera delle apoB48 è di circa 1,3 mg per kg di peso corporeo.[19]

Metabolismo dei chilomicroni. CE, esteri del colesterolo. CETP, proteina di trasferimento degli esteri del colesterolo. PL, fosfolipidi. PLTP, proteina di trasferimento dei fosfolipidi. TG, trigliceridi.

Una volta secreti, i chilomicroni attraversano la membrana basale dell'epitelio e, date le dimensioni, piuttosto che entrare nei capillari diffondono nei vasi linfatici dei villi (vasi chiliferi),[20] giungendo così nel dotto toracico, dal quale sono immessi con la linfa nel circolo venoso sistemico. Subito dopo il pasto la concentrazione dei chilomicroni è tanto elevata da conferire alla linfa un aspetto lattescente. In circolo i chilomicroni ricevono dalle HDL le apoCII e le apoE. Le prime sono necessarie per l'attivazione della lipoproteinlipasi localizzata sull'endotelio, mentre le seconde sono indispensabili per la rimozione epatica da parte del recettore per le particelle rimanenti, il recettore LRP (LDL receptor-related protein).

Nei capillari la lipoproteinlipasi endoteliale rimuove i trigliceridi del core idrolizzandoli in acidi grassi a catena lunga (>14C) e monogliceridi, i quali vengono assorbiti dai tessuti, soprattutto da quello muscolare e adiposo. Via via che il core si rimpiccolisce i componenti del mantello, con eccezione di apoB48, divengono sovrabbondanti e vengono trasferiti alle HDL. Le apo C, l'apoAI e circa il 25% delle apoAIV vengono incorporate nelle HDL, la parte restante delle apoAIV rimane libera nel plasma, dove agisce come fattore di sazietà.[21] Durante la lipolisi, i chilomicroni acquisiscono dalle HDL apoE ed esteri del colesterolo per effetto dell'azione della proteina CETP (cholesterol ester transfer protein). La CEPT è una proteina legata alle HDL che consente il trasferimento di esteri del colesterolo in cambio di trigliceridi tra le HDL e le apoB-lipoproteine.[22] Al termine del processo lipolitico, i chilomicroni rimanenti (relativamente poveri di trigliceridi e arricchiti di colesterolo esterificato) raggiungono il fegato, dove subiscono ulteriore idrolisi ad opera della lipasi epatica (HL) e vengono infine rimossi attraverso i recettori LRP che riconoscono le apoE, in quanto le apoB48 non contengono siti di legame per i recettori.[19]

Metabolismo delle VLDL[modifica | modifica wikitesto]

Le lipoproteine a bassissima densità (VLDL) sono prodotte dal fegato e trasportano i grassi di sintesi epatica (grassi endogeni), soprattutto durante le ore di digiuno, quando i chilomicroni sono assenti dal plasma. Pur avendo un contenuto di trigliceridi inferiore ai chilomicroni, sono anch'esse molto ricche di questi lipidi: nelle VLDL il rapporto trigliceridi/colesterolo è di circa 5:1, mentre nei chilomicroni si aggira intorno a 18:1. Una volta secrete dal fegato, l'iter metabolico delle VLDL è molto simile a quello dei chilomicroni: la differenza principale è nel fatto che il prodotto finale del loro metabolismo, ovvero le LDL, è rimosso dal circolo non solo dal fegato, ma anche da tutti gli altri tessuti. L'emivita delle VLDL nel sangue è molto più lunga (circa 4-5 ore) rispetto ai chilomicroni, presumibilmente a causa delle loro ridotte dimensioni che rendono meno probabile l'incontro con le lipoproteinlipasi endoteliali.[23]

Se i chilomicroni contengono i grassi di origine alimentare, le fonti lipidiche utilizzate dal fegato per la produzione delle VLDL sono più varie: chilomicroni rimanenti, acidi grassi liberi (acidi grassi non esterificati, NEFA) a catena corta di provenienza alimentare ma assorbiti direttamente nel circolo portale, acidi grassi liberi rilasciati dal tessuto adiposo, lipidi sintetizzati dal fegato.

Le VLDL sono sintetizzate nel reticolo endoplasmatico, nel quale avviene l'assemblaggio delle apoB100 con i lipidi grazie all'intervento determinante della proteina MTP; come nel caso dei chilomicroni, la formazione di VLDL mature avviene in due fasi. Nella prima fase, nello spessore della membrana del reticolo endoplasmatico, vengono generate VLDL "primordiali" o pre-VLDL. La lipidazione delle apolipoproteine è indispensabile per la loro stabilità, cosicché, in caso di insufficiente trasferimento di lipidi, le apoB vengono degradate ad opera del sistema ubiquitina-proteasomi per evitare che nella cellula si accumuli un eccesso di apoB instabili, la cui precipitazione danneggerebbe la cellula. Questa degradazione inizia mentre le apoB sono ancorate nella membrana del reticolo endoplasmatico.[24][25] La seconda fase si svolge nel lume del reticolo endoplasmatico e prevede la costituzione del core lipidico, dopo di che la particella passa nell'apparato di Golgi per essere secreta.[26] Le VLDL secrete dal fegato contengo anche apoE e apoCI-III. Ciascuna particella VLDL ha una sola molecola di apoB100 (come le IDL e le LDL). Il fegato è la fonte esclusiva delle apoC e quella principale di apoE; una piccola percentuale di apoE è prodotta anche dai macrofagi e da cellule nervose (astrociti e microglia).[27] L'apoCIII partecipa alla genesi del core lipidico delle VLDL nel reticolo endoplasmatico e consente l'assemblaggio di particelle più grandi con maggior contenuto di trigliceridi.[28][29] Allo stesso modo un gruppo di proteine stabilizzatrici (chaperoni) partecipa alla stabilizzazione delle VLDL durante il processo di sintesi.[30]

Metabolismo dell VLDL. L'apoE viene persa dalle IDL durante la lipolisi epatica operata dalla HL (lipasi epatica).

In circolo le apoC modulano la delipidazione delle VLDL, mentre le apoE e le apoB100 ne condizionano la rimozione dal plasma. Nei tessuti le VLDL divengono substrato della lipoproteinlipasi endoteliale che, attivata dalla apoCII, idrolizza i trigliceridi del core, trasformando le VLDL in lipoproteine a densità intermedia (IDL). Via via che le dimensioni delle VLDL diminuiscono, le apoCII abbandonano la particella, rallentando progressivamente la lipolisi. Quando questa si arresta, le VLDL si ritrovano trasformate in IDL. Trigliceridi sono anche trasferiti, in scambio con gli esteri del colesterolo, dalle VLDL e dalle IDL alle HDL per l'intervento della proteina CETP. In questo modo VLDL e IDL perdono trigliceridi, ma si arricchiscono di colesterolo. A differenza delle particelle ricche di trigliceridi, le ridotte dimensioni delle IDL sono tali da consentire l'attaversamento dell'endotelio nelle aree di iperpermeabilità: sono loro soprattutto a mediare il rischio aterogeno rappresentato dai trigliceridi plasmatici (vedi Patobiologia dell'aterosclerosi).[31]

L'apoCIII si rinviene nel 30-70% delle VLDL, in una percentuale più bassa di IDL e nel 5-15% delle LDL; le VLDL con apoCIII hanno in media 50-100 copie di questa apoliproteina per particella. Su questa base è stata formulata l'ipotesi dell'esistenza di due sottopopolazioni di VLDL con o senza apoCIII. [32] L'apoCIII in vitro inibisce sia la lipoproteinlipasi endoteliale che quella epatica, sia il legame di apoE ai recettori epatici LRP, così da rallentare il catabolismo delle VLDL e IDL.[33]

Come le particelle rimanennti dei chilomicroni, anche le LDL hanno un diametro sufficientemente piccolo da penetrare attraverso le cellule endoteliali dei sinusoidi epatici per entrare nello spazio di Disse e venire in contatto con gli epatociti. Una parte delle IDL è rimossa dal circolo direttamente dagli epatociti tramite il recettore LDL (LDLR), per il quale le apoE possiedono un'alta affinità. Una parte maggiore è invece ulteriormente idrolizzata ad opera della lipasi epatica (HL, che non richiede di essere attivata da apoCII) per generare LDL, il prodotto finale del catabolismo delle VLDL. Durante l'idrolisi epatica le apoE lasciano le IDL. La metà circa delle IDL è rimossa direttamente da fegato, mentre il restante 50% è convertito in LDL.[34]

In vivo Il metabolismo delle VLDL risulta complesso e dipendente dal rapporto proporzionale tra le varie classi di apolipoproteine scambiabili (ovvero le apolipoproteine diverse dalle apoB) presenti sulla particella: apoE, apoCIII e apoCII. L'apoCIII possiede un'attività antagonista rispetto a apoCII e apoE.[35][36] Le apoCII e soprattutto le apoE favoriscono la rimozione epatica delle apoB-lipoproteine, mentre le apoCIII la ostacolano, prolungandone così la permanenza in circolo e favorendone la conversione in LDL ricche di apo CIII. Le apoCIII sono, pertanto, associate con ipertrigliceridemia e con un più elevato rischio cardio-vascolare.[37][38]

Metabolismo delle HDL[modifica | modifica wikitesto]

Anche le HDL costituiscono una classe eterogenea di lipoproteine plasmatiche. Le particelle che fanno parte di questa classe differiscono, infatti, notevolmente per densità (1.063–1.21 g/ml), dimensioni (7–12 nm), forma (sferica o discoidale) e mobilità elettroforetica (5 sottopopolazioni di volume decrescente: HDL2b, HDL2a, HDL3a, HDL3b, HDL3c). Rispetto alle altre classi, la componente proteica (circa il 50% della massa) è nettamente prevalente e per il 70% è rappresentata dall'opoAI.

Le HDL sono prodotte sia dall'intestino che dal fegato. Sono secrete nell'ambiente extracellulare come apoAI libere, dove si legano alla proteina di membrana ABCA1 (ATP-binding cassette transporter1), grazie alla quale acquisiscono colesterolo libero e fosfolipidi per formare le "HDL nascenti" o discoidali, un contenitore per i futuri esteri del colesterolo, di piccole dimensioni (<8 nm) e a basso contenuto lipidico (30%).

Le HDL nascenti si arricchiscono gradualmente di colesterolo e fosfolipidi, che ricevono sia dai chilomicroni e dalle VLDL (in particolare durante la loro lipolisi), sia dalle cellule tessutali, per opera di ABCA1 e del recettore SR-B1 (scavenger receptor B1). SR-B1 interagisce prevalentemente con le "HDL mature" o sferiche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia generale[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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