Leone bianco

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Leone bianco
White Lion.jpg
Panthera leo krugeri presso lo zoo di Bratislava, Slovacchia
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
(clade) Craniata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Sottofamiglia Pantherinae
Genere Panthera
Specie P. leo
Sottospecie P. l. krugeri
Nomenclatura trinomiale
Panthera leo krugeri

Il leone bianco (Panthera leo krugeri) non è una sottospecie di leone. La sua rara colorazione è un caso di polimorfismo genetico legato ad una condizione di leucismo[1], che causa una colorazione pallida e simile a quella delle tigri bianche. La condizione è simile, anche se con effetti opposti, al melanismo tipico della pantera nera. Questo è confermabile visivamente anche dalla colorazione dei suoi occhi, che non è rossa, tipica degli animali albini, ma è uguale a quella dei suoi simili non bianchi, generalmente azzurra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un leone bianco al circo

Per centinaia di anni si credeva che essi fossero solo i protagonisti di leggende sudafricane e il loro manto candido simboleggiasse la bontà presente in tutte le creature. I primi avvistamenti attendibili all'inizio del Novecento, tuttavia, sono stati seguiti da molti altri, anche se non frequenti, sino al 1975, quando una cucciolata di leoni bianchi è stata scoperta e documentata nella Riserva di Timbavati dal naturalista Chris McBride[2].
La scoperta suscitò l'interesse della comunità scientifica, perciò i leoncini furono prelevati dalla savana. Gli zoo sudafricani di Pretoria e di Johannesburg, svilupparono un programma di allevamento selettivo allo scopo di ottenere delle linee di leoni bianchi da destinare a zoo e circhi. A partire dalla metà degli anni '90 del secolo scorso, la presenza dei leoni bianchi è comune nei principali zoo-parchi e circhi in tutto il mondo.

In virtù della loro bellezza e rarità, i leoni bianchi sono da sempre considerati delle ambitissime prede dai cacciatori, sia indigeni (per i quali i leoni bianchi erano messaggeri degli dèi) che europei. Nel libro Mystery of the White Lions – Children of the Sun God, Linda Tucker riporta che i leoni bianchi venivano allevati intenzionalmente, per poi essere uccisi da facoltosi cacciatori, nei safari di caccia grossa.
Oggi questi allevamenti non esistono più e i leoni bianchi sono severamente protetti.

Genetica[modifica | modifica wikitesto]

Il gene recessivo responsabile di questa mutazione è chiamato chinchilla o color inhibitor. Il colore del leone si schiarisce gradualmente fino a diventare crema o avorio (colore noto con il nome di biondo)[3].
Essendo il gene recessivo, si avranno leoni bianchi in una cucciolata soltanto quando si accoppiano due leoni bianchi (probabilità del 100%), due leoni fulvi con un gene recessivo (probabilità del 25%), o uno bianco e uno fulvo col gene recessivo (probabilità del 50%).

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Ogni tanto si trova un leone bianco, nato spontaneamente, in qualche Riserva del Sudafrica, in particolare nella Riserva naturale di Timbavati e nel Parco Nazionale Kruger. Questa colorazione penalizza i leoni in natura perché vengono avvistati facilmente dalle prede, che riescono così a fuggire. Un leone bianco è quindi spesso condannato alla morte per inedia.

Tuttavia, la maggior parte degli esemplari con questa mutazione si trova nei Circhi e nei Parchi-zoo, dove questi leoni vengono tenuti per la loro bellezza e fatti riprodurre in maniera selettiva, con l'obiettivo di incrementarne la popolazione. La quantità esatta dei leoni bianchi è ignota, ma nel 2004 ne erano vivi almeno 300.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ lecornelle.it, http://www.lecornelle.it/animali-schede/leone-bianco/ .
  2. ^ (EN) The rare white lions, lairweb.org.nz. URL consultato il 7 giugno 2010.
  3. ^ (EN) Caratteristiche del Leone Bianco, whitelions.org. URL consultato il 7 giugno 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I bianchi leoni di Timbavati - McBride Christofer, 1978 Rizzoli Editore
  • Il mistero dei leoni bianchi - Tucker Linda, 2011 DeAgostini, ISBN 978-88-418-6470-8

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