Lauta mancia

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Lauta mancia
Titolo originale Lauta mancia
Paese di produzione Italia
Anno 1956
Durata 85'
Dati tecnici B/N
Genere commedia
Regia Fabio De Agostini
Fotografia Carlo Di Palma
Musiche Roman Vlad

Lauta Mancia è un film del 1956 prodotto dalla Titanus. Protagonista Silvano Orlando, colonna sonora di Roman Vlad, voce narrante di Giorgio Albertazzi, fotografia di Carlo Di Palma (opera prima). Regia di Fabio De Agostini. Girato a Roma - Cinecittà - e a Torino. La durata di tutta l'opera è stata di tre mesi e mezzo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film narra la storia tra un bimbo (Silvano Orlando) talmente piccolo da essere soprannominato 'Mosca' e un grosso cane alano (Dschubba) nel film chiamato 'Cita'. Il cane era scappato da una lussuosa villa romana, dove la nascita della primogenita, mette in disparte l'enorme animale il quale, soffrendo della nuova situazione, decide di scappare forse per trovare nuovi affetti. Finirà in grossi guai tra gente di pochi scrupoli e usi al maltrattamento. Una storia struggente, probabilmente la prima in cinematografia, dove trionfa l' amore tra il piccolo e poverissimo 'Mosca' e il cane 'Cita'. Infatti 'Mosca' trova il grosso cane morente sulla riva di un fiume ma, con le sue poche forze, riesce a rimettere in sesto il grosso alano il quale, per riconoscenza, non lo molla più. E qui arrivano i problemi, poiché 'Mosca' (stupenda l' interpretazione del piccolo Silvano Orlando) non può certo permettersi di portarlo nella casa operaia di periferia, dove il fratello maggiore è l' unico ad avere uno stipendio che deve bastare per cinque persone. Un cane di quelle dimensioni sarebbe di troppo. Inoltre 'Mosca' non ha più la madre e non viene visto di buon occhio dalla moglie del fratello, in pratica una matrigna. Oltre al fratello e alla moglie, in casa vive anche il padre, che vive estraniato in un mondo tutto suo, la sorella e la nonna, la quale, in realtà, è l' unica a volere veramente bene a 'Mosca'. Il cane riuscirà ugualmente ad entrare in casa creando lo scompiglio generale fra i malumori crescenti del fratello e della moglie di questi. Il fratello nota un giorno sul giornale, l' annuncio riguardante proprio l' alano che ha in casa: la padrona offre una Lauta Mancia di 50.000 lire (che nel 1956 erano una cifra enorme) a chi le riporterà il cane che, nel frattempo, è finito nel canile municipale in attesa di essere soppresso. Trovati i soldi per riscattarlo dal canile. il fratello lo riporta alla padrona e riscuote le 50.000 lire tra i singhiozzi del piccolo 'Mosca' che si sente tradito proprio dal fratello. La padrona capisce il dramma e l'intesa che si è stabilita tra il bambino e il cane e lascia proprio a quest'ultimo la scelta: il cane non avrà dubbi e, dopo aver salutato con uno sguardo la padrona, se ne andrà via per sempre con 'Mosca'.

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