Lapita

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Carta delle zone di diffusione della cultura lapita

La civiltà di Lapita (dal nome d'un sito archeologico della Nuova Caledonia) è una civiltà originale, soprattutto per le decorazioni su terracotta, che sembra essere apparsa sulle isole Bismarck, a nord-est della Nuova Guinea. È associata alle popolazioni austronesiane che avevano colonizzato l'Oceania lontana partendo dalla cosiddetta Oceania vicina, e che parlavano linguaggi del gruppo oceanico. La datazione col carbonio 14 rivela che i più antichi siti Lapita risalgono a circa 3500 anni anni fa (1500 a.C.). Finora sono stati scoperti parecchie centinaia di siti archeologici lapita in un'area che va dalla Nuova Guinea e raggiunge le isole Samoa, l'Arcipelago di Bismarck, le isole Salomone, le Vanuatu, la Nuova Caledonia, le Figi, Tonga, Samoa, Wallis e Futuna).

Tracce d'abitazione su palafitte sono state scoperte sul sito di Talepakemalai sulle isole Mussau, a Nenumbo sulle isole Salomone e a Bourewa sulle isole Figi. Qualche scheletro è stato rinvenuto, in particolare a Téouma nell'arcipelago delle Vanuatu e a Lapita in Nuova Caledonia.

Il parallelo con l'isola di Laputa, inventata da Jonathan Swift per I viaggi di Gulliver pubblicato nel 1721, non è che una coincidenza perché i primi europei giunsero in Nuova Caledonia solo nel 1774. I naufraghi della spedizione guidata da Jean-François de La Pérouse nel 1788 raggiunsero l'isola di Vanikoro, nelle vicinanze di un sito lapita. Gli scienziati francesi, sopravvissuti al naufragio, furono probabilmente i primi scopritori di questa cultura.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Lapita antica[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1350 al 1000 a.C. Prime comparse di terracotte decorate nel Pacifico. Dal 1200 a.C. le popolazioni Lapita escono dalle Bismarck e, verso il 1100 a.C. , hanno già raggiunto tutte le isole fino alle Samoa.

Lapita recente[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1000 al 750 a.C. circa. I differenti gruppi lapita stanziati nelle varie isole continuano la loro evoluzione in relativa autonomia, conservando i contatti anche sulle lunghe distanze. La particolarizzazione di ogni arcipelago comincia a farsi sentire.

Tecnologia[modifica | modifica wikitesto]

I coloni lapita fabbricano terracotta incisa con inclusioni rosse, utilizzando utensili d'ossidiana provenienti dai vulcani melanesiani, e un gran numero di ornamenti ed utensili ricavati dalle conchiglie (ami, braccialetti ecc.). Impiegano asce di pietra e coltivano tuberi (igname, taro), frutta (noci di cocco, artocarpe, banane). Allevano maiali e faraone, forse anche cani, e sono dei buoni navigatori (piroghe, catamarani).

Le decorazioni delle ceramiche lapita sono estremamente ricche e varie. I disegni sono geometrici (impressi a punti), ma spesso vengono rappresentati anche volti umani, a volte vi vengono applicati piccoli modelli in argilla (teste umane, uccelli ed altri animali, quali il coccodrillo, il cane e il maiale). Raramente, alcune decorazioni, mostrano tracce di pittura.

Ricerche recenti sulle decorazioni mostrano che esse rappresentavano, probabilmente, l'universo visto attraverso i loro occhi: il mondo "dell'alto", quello degli dei o degli antenati divinizzati; al centro il mondo dei viventi e "mondo del basso", quello dei morti. Gli astri (sole, luna…) sembrano rivestire un'importanza particolare nelle credenze di questi navigatori. Certi marchi decorati caratteristici permettono di determinare quale famiglia o clan abbia realizzato la terracotta. Questo permette di rintracciare esattamente il percorso della colonizzazione di questa parte del Pacifico tra 3300 e 2800 anni fa.

Caratteristici sono i kapkap, ossia pettorali ornamentali di conchiglia con intarsi di tartaruga.[1] L'estensione geografica eccezionale dei lapita (circa 4 500 km) ed il loro ruolo primario nello sviluppo delle culture oceaniche posteriori (polinesiani, melanesiani) rappresentano una testimonianza archeologica incomparabile su una migrazione preistorica per via marittima.

Principali siti Lapita[modifica | modifica wikitesto]

L'archeologo Jack Golson durante gli scavi a Vailele riceve la visita di una famiglia Samoana,1957.

Arcipelago di Bismarck (Papua-Nuova Guinea)[modifica | modifica wikitesto]

I siti più antichi sono quelli di Talepakemalai (la datazione più antica, messa in discussione da alcuni ricercatori. risale al 1500 a.C.) e di Kamgot (circa 1300 a.C.). Numerosi siti sono conosciuti e risalgono, per la maggior parte, all'inizio del periodo detto Lapita. A quel periodo risalgono le prime vestigia dopo l'eruzione del monte Witori (WK-2) che ebbe luogo verso il 1400-1500 a.C. Questa viene considerata una delle più grandi eruzioni degli ultimi 10000 anni.

  • Mussau (Nord)= Talepakemalai
  • Nuova Bretagna = zona delle isole Arawe, distretto di Kandrian, zona di Kimbe, zona di Watom
  • isole del Duca di York
  • Nuova Irlanda = Lemau

Isole Salomone[modifica | modifica wikitesto]

I siti delle isole di Santa-Cruz sono stati scavati principalmente durante gli anni ‘70 da Roger Curtis Green. Da allora, pochi elementi nuovi sono stati scoperti. Le datazioni più antiche risalgono al 1100 a.C.

Vanuatu[modifica | modifica wikitesto]

Arcipelago centrale e punto di snodo, le Vanuatu rivelano da una dozzina d'anni il loro forte potenziale lapita. Jean-Christophe Galipaud scava dal 1996 nelle isole di Santo, Malo e Aore, mentre Stuart Bedford studia dal 2004 il sito di Téouma. Quest'ultimo ha rivelato le prime sepolture di Lapita, mentre quello del Nord (Malo/Aore) rappresenta senza dubbio il vero centro commerciale dei lapita. I primi stanziamenti risalgono verso il 1100 a.C. ad Aore, con l'ossidiana proveniente direttamente dalla Nuova Bretagna.

  • Nord = isole de Malo (Atanoasao,Malo Pass, Avunatari ...), d'Aore (Makue, missione SDA ...) e Santo (Shokraon, Big Bay)
  • Centro = isola d'Efate (Erueti, Téouma)
  • Sud = Qualche coccio decorato à Erromango

Nuova Caledonia[modifica | modifica wikitesto]

I siti lapita neocaledoniani sono tra i più scavati ed hanno rivelato enormi quantitativi di materiali archeologici. La maggior parte dei siti non risalgono al di là del 1050 a.C..

  • Nord = Koumac, Lapita (sito eponimo)
  • Centro = Nessadiou
  • Sud = Vatcha

Isole Figi[modifica | modifica wikitesto]

Tonga e Samoa (+ Wallis e Futuna)[modifica | modifica wikitesto]

  • Tongatapu

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gabriel Mandel, Arte Etnica, Mondadori, Milano, 2001, pag.107

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Kirch P.V., The Lapita People, Blackwell Pub., 1996. Buona sintesi anche se un po' datata.
  • Noury A., Le reflet de l'âme lapita, Noury editions, Versailles, 2005.
  • Noury A., Galipaud J.-C., Les Lapita, nomades du Pacifique, IRD Editions, Montpellier, 2011.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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