La vita quotidiana come rappresentazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Nello sviluppare lo schema concettuale adoperato in questo studio, è stato fatto uso di un linguaggio teatrale. Ho parlato di attori e di pubblico, di routine e di parti, di rappresentazioni che riescono e rappresentazioni che si afflosciano, di "imbeccate", di ambientazione scenica e di retroscena, di esigenze, capacità e di strategie drammaturgiche. Adesso bisogna ammettere che il tentativo di spingere una semplice analogia fino a questo punto è stato in parte frutto di uno stratagemma retorico. »
(Erving Goffman)

La vita quotidiana come rappresentazione[1] è un libro di "pre-sociologia" di Erving Goffman. È stato pubblicato originariamente nel 1959. Usa la metafora del teatro per indagare l'importanza dell'azione umana - cioè, sociale.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Prospettiva drammaturgica.
La vita quotidiana come rappresentazione
Titolo originale The Presentation of Self in Everyday Life
Autore Erving Goffman
1ª ed. originale 1959
Genere saggio
Sottogenere sociologia
Lingua originale inglese

Al centro dell'analisi è la relazione tra recita e ribalta. Goffman prende in considerazione ogni elemento di una recita; un attore svolge la propria parte in un'ambientazione teatrale, che si compone di un palcoscenico e di un retroscena; i vari elementi si influenzano e sostengono reciprocamente. Difatti, l'attore è sia osservato da un pubblico, sia esso stesso pubblico per la "parte recitata" (nello specifico rituale interattivo) dai suoi spettatori.

Ugualmente, l'attore è libero di scegliere il costume di scena più adatto: scopo principale è mantenere coerenza espressiva, adattandosi ai diversi palcoscenici che gli vengano di volta in volta proposti.

La definizione della situazione[modifica | modifica wikitesto]

Una nozione capitale che Goffman discute in tutta l'opera è la fondamentale importanza di una definizione della situazione, concordata nella data interazione, allo scopo di mantenerne la coerenza. Nelle interazioni, o rappresentazioni, i partecipanti possono essere simultaneamente attori e pubblico; gli attori di solito tenteranno di far prevalere quelle immagini che li pongano in luce favorevole , ed incoraggino gli altri soggetti ad accettare la propria definizione della situazione. Il patto sociale che regola le "rappresentazioni del sé" presuppone, da parte del pubblico, lo scarto di ogni azione o discorso tendente a stralciare le basi del patto implicito. Goffman riconosce che - quando la definizione accettata della situazione perde credibilità - alcuni degli attori, o tutti, possano ignorare e far finta di niente, a condizione che trovino tale strategia conveniente per il mantenimento della pace. Ad esempio, quando una signora che stia partecipando a una cena formale - e si stia sforzando di apparire favorevolmente - incorra in un inciampo, chi le sia vicino potrà fingere di non aver visto il contegno maldestro, supportando attivamente il tentativo di "salvare la faccia". Goffman asserisce questo genere di deliberata credulità si manifesti ad ogni livello di organizzazione sociale, dalla classe dirigente ai quartieri bassi.

Osservazione stilistica[modifica | modifica wikitesto]

La tecnica argomentativa dell'autore è assai peculiare: si avvale di un apparato aneddotico di sorprendente ampiezza, e molto spesso preferisce non esplicitare le proprie conclusioni, ma piuttosto demandarle all'elaborazione critica del lettore. Sotto quest'ultimo profilo, è stato rilevato[2] che Goffman assume una singolarissima posizione nell'ambito dei riconosciuti maestri della sociologia contemporanea, caratterizzandosi per questa descritta sorta di understatement (tipicamente anti-autoritario).

Capitolo per capitolo[modifica | modifica wikitesto]

I. Rappresentazioni
II. Equipes
III. Comportamento ed ambito territoriale
IV. Ruoli incongruenti
V. Comunicazioni che contraddicono il personaggio
VI. L'arte di controllare le impressioni

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ È una traduzione piuttosto infelice, posto che il titolo originale, letteralmente, significa "La presentazione del self nella vita quotidiana", il che palesemente ha un valore piuttosto differente dalla versione italiana, apparentemente costituente una sorta di omaggio (involontario?) ad Arthur Schopenhauer[senza fonte].
  2. ^ "Proprio le sue caratteristiche più appariscenti - la grazia e l'ironia dello stile, la straordinaria acutezza e precisione descrittiva nel cogliere la complessità del sociale in atti minimi della vita quotidiana fino allora trascurati dalla sociologia, la voluta irriverenza con cui, sfidando le tradizionali gerarchie intellettuali, sono accostate nella stessa pagina citazioni colte, riferimenti a manuali di etichetta e curiosi ritagli di giornale - lo rendevano un sociologo fuori del comune e, soprattutto, difficile da catalogare in qualche corrente riconosciuta." Pier Paolo Giglioli in Introduzione all'edizione italiana de La vita quotidiana come rappresentazione.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura