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Azione sociale (sociologia)

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L'azione sociale è un concetto introdotto dal sociologo tedesco Max Weber. L'azione è sociale in quanto è orientata in base al comportamento di altri individui. Essa può essere generata da un impulso emotivo o da un valore condiviso ed è dotata di un significato di cui l'attore sociale,[1] cioè colui che la esercita, la riempie.

Tipologia weberiana

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«L'agire sociale (comprendendo il tralasciare o il subire) può essere orientato in vista dell'atteggiamento[N 1] passato, presente, o previsto come futuro, di altri individui (come la vendetta per attacchi precedenti, la difesa da un attacco presente, o misure protettive contro attacchi avvenire)»

A questo proposito Weber opera una classificazione idealtipica dell'azione sociale:

  • Azione razionale rispetto allo scopo.[2] Si tratta di azioni determinate «da aspettative dell'atteggiamento di oggetti del mondo esterno e di altri uomini, impiegando tali aspettative come "condizioni" o come "mezzi" per scopi voluti e considerati razionalmente, in qualità di conseguenza».[3] Ossia avere uno scopo chiaro e organizzare razionalmente i propri mezzi per conseguirlo, in rapporto alle possibili conseguenze. È tipica dell'agire economico. Nell'opera Economia e società. Comunità religiose Weber considera «l'agire motivato da fattori religiosi o magici»[4] come «relativamente razionale»[4], in quanto basato su «regole dell'esperienza»[4] e «non necessariamente [...] secondo mezzi e fini».[4]
  • Azione razionale rispetto al valore. Si tratta di azioni determinate «dalla credenza consapevole nell'incondizionato valore in sé - etico, estetico, religioso, o altrimenti interpretabile - di un determinato comportamento in quanto tale, prescindendo dalla sua conseguenza».[5] L'azione è conforme ai principi di valutazione: agire in base ai valori condivisi restando fedeli alle idee, senza tenere conto delle conseguenze.
  • Azione affettiva. Si tratta di azioni determinate «da affetti e da stati attuali del sentire»,[5] quindi non dettate dal fine o dai valori, ma dalle emozioni, dall'umore, dall'espressione di un bisogno interno.
  • Azione tradizionale. Si tratta di azioni determinate da «un'abitudine acquisita»,[5] radicata da una lunga pratica e compiuta senza chiedersi se esistano altre strade.

Le azioni affettive e quelle tradizionali sono al limite tra le azioni sociali, consapevolmente orientate, e i comportamenti puramente reattivi. Per classificare le azioni bisogna tenere conto della situazione così come viene definita dagli attori (Teorema di Thomas: «Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze»), data la conoscenza che ne hanno e il punto di vista che adottano.

Tipologia di Parsons

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«Un atto [...] ha inizio in una «situazione» le cui linee di sviluppo differiscono in misura maggiore o minore dalla situazione verso la quale è orientata l'azione, il fine.»

Il concetto di azione sociale fu ripreso da Talcott Parsons, sociologo statunitense del XX secolo, che definisce l'azione sociale come ogni comportamento motivato e influenzato da precise cause che consistono nello scopo di raggiungere determinati obiettivi.

Egli individua nell'azione quattro elementi:

  1. un attore che può essere un individuo o un gruppo legato da un qualsiasi motivo;[6]
  2. uno o più fini che l'attore consegue;[6]
  3. una situazione in cui l'attore agisce; «scomponibile [...] in condizioni (elementi che l'attore non può mutare) e in mezzi (elementi che può manipolare per il conseguimenti dei fini)»;[6]
  4. un criterio selettivo riguardo al rapporto mezzi-fini.[6] Questo avviene all'interno di un sistema normativo (valoriale) «che determina i fini e pone costrizioni alla scelta dell'azione»,[7] quindi che influenza il criterio.

Tipologia di Habermas

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Nell'opera Teoria dell'agire comunicativo il sociologo Jürgen Habermas, in contrasto con l'idea che il rapporto tra realtà sociale e individuo sia circoscritto all'azione strumentale, attua una distinzione tra l'agire tecnico-strumentale (razionale) e l'agire comunicativo.[8]

  1. Agire tecnico-strumentale. Esso è «orientato verso la trasformazione della realtà esterna e l'organizzazione a tale fine».[8] Consiste nella trasformazione della materia e degli oggetti o nella manipolazione delle altre persone rispetto ai propri scopi. Corrisponde all'agire razionale rispetto allo scopo weberiano.
  2. Agire comunicativo. Esso è «orientato al reciproco comprendersi».[8] Le persone non vengono trattate come mezzi oppure come ostacoli, bensì come interlocutori con i quali confrontarsi per trovare un accordo e/o un approccio comune su come agire.
  1. Arnaldo Bagnasco, Marzio Barbagli e Alessandro Cavalli, Corso di sociologia, 3ª ed., Il Mulino, 30 agosto 2012, p. 27, ISBN 978-8815238948.
    «[...] uomo come essere dotato della capacità di compiere delle scelte e di dare un senso alle sue azioni. [...] L'attore si muove sempre in situazioni che comportano vincoli e condizionamenti, ma non si riduce mai ad essere un burattino mosso da forze esterne che non è in grado di controllare.»
  2. Max Weber, Economia e società: Teoria della categorie sociologiche, vol. 1, Milano, Edizioni di Comunità, 1981, p. 21.
  3. Max Weber, Economia e società: Teoria della categorie sociologiche, vol. 1, Milano, Edizioni di Comunità, 1981, pp. 21, 22.
  4. 1 2 3 4 Max Weber, Economia e società. Comunità religiose, Donzelli, 11 gennaio 2006, p. 3, ISBN 978-8860360472.
  5. 1 2 3 Max Weber, Economia e società: Teoria della categorie sociologiche, vol. 1, Milano, Edizioni di Comunità, 1981, p. 22.
  6. 1 2 3 4 Angelo Panebianco, Teorie dell'azione, in L'analisi della politica. Tradizione di ricerca, modelli, teorie, Il Mulino, 10 dicembre 1992, p. 109, ISBN 978-8815020925.
  7. Angelo Panebianco, Teorie dell'azione, in L'analisi della politica. Tradizione di ricerca, modelli, teorie, Il Mulino, 10 dicembre 1992, p. 111, ISBN 978-8815020925.
  8. 1 2 3 Alberto Izzo, Storia del pensiero sociologico. I contemporanei, vol. 3, Il Mulino, 8 settembre 2005, p. 148, ISBN 978-8815107688.
  1. Con "atteggiamento" si intende il comportamento
  • Max Weber, " Wirtschaft und Gesellschaft", 1922, trad. it."Economia e società", 1961

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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