La spigolatrice di Sapri

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La spigolatrice di Sapri
Autore Luigi Mercantini
1ª ed. originale 1858
Genere poesia
Lingua originale italiano
La statua della Spigolatrice sullo scoglio dello Scialandro a Sapri
Monumento commemorativo dello sbarco di Carlo Pisacane a Sapri

La spigolatrice di Sapri è una celebre poesia scritta da Luigi Mercantini, la cui fama è indissolubilmente legata a questo componimento oltre che all'Inno di Garibaldi.

Testo di FDS[modifica | modifica wikitesto]

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.

Me ne andava al mattino a spigolare,
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore;
e alzava una bandiera tricolore;
all'isola di Ponza si è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s'è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra.

Sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra,
ma s'inchinaron per baciar la terra,
ad uno ad uno li guardai nel viso;
tutti aveano una lagrima e un sorriso.
Li disser ladri usciti dalle tane,
ma non portaron via nemmeno un pane;
e li sentii mandare un solo grido:
“Siam venuti a morir pel nostro lido”.

Con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per mano,
gli chiesi: “Dove vai, bel capitano?”
Guardommi, e mi rispose: “O mia sorella,
vado a morir per la mia patria bella.
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: “V'aiuti il Signore!”

Quel giorno mi scordai di spigolare


e dietro a loro mi misi ad andare:
due volte si scontrâr con li gendarmi,
e l'una e l'altra li spogliâr dell'armi:
ma quando fûr della Certosa ai muri,


s'udirono a suonar trombe e tamburi;
e tra 'l fumo e gli spari e le scintille
piombaron loro addosso più di mille.

Eran trecento e non voller fuggire;
parean tremila e vollero morire:
ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a loro correa sangue il piano:
fin che pugnar vid'io per lor pregai,
ma a un tratto venni men, né più guardai:
io non vedea più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Narra la sfortunata spedizione di Carlo Pisacane nel Regno delle Due Sicilie. Il poeta adotta il punto di vista di una lavoratrice dei campi, intenta alla spigolatura e presente allo sbarco, che incontra Pisacane e se ne invaghisce; la donna parteggia per i trecento, ma assiste impotente al loro massacro da parte delle truppe borboniche.

Particolarmente conosciuto - e citato - è il ritornello Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.

Ospite fissa di tutte le antologie scolastiche, fino a tempi abbastanza recenti, La spigolatrice di Sapri è tuttora considerata una delle migliori testimonianze della poesia patriottica risorgimentale.

Influenze nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

  • La poesia ha ispirato il film del 1952 Eran trecento, diretto dal regista e sceneggiatore Gian Paolo Callegari.
  • È stata anche fonte di ispirazione per il testo originale di Ciao amore ciao (titolo originale: "Li vidi tornare"), di Luigi Tenco, dove è presente la frase "eran trecento, eran giovani e forti", canzone poi presentata a Sanremo nel 1967, con testo e titolo totalmente diversi.
  • Nella canzone Frammenti di Franco Battiato, è presente la frase "Me ne andavo una mattina a spigolare quando vidi una barca in mezzo al mare".

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