Karatepe

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Karatepe
Azatiwataya
Karatepe Stadtmauer.JPG
Vista delle mura meridionali
CiviltàIttita
UtilizzoFortezza
EpocaVIII sec. a.C.
Localizzazione
StatoTurchia Turchia
ProvinciaProvincia di Osmaniye
Dimensioni
Altezza132 metri sulla sponda occidentale dell'alto corso del fiume Ceyhan
Larghezzametri 430 per 190
Scavi
Data scoperta1946
Date scavidal 1947 al 1957
OrganizzazioneFacoltà di Lettere dell'Università di Istanbul insieme con la Direzione Generale dei Musei e Antichità di Ankara
ArcheologoHelmuth Theodor Bossert & Halet Çambel
Amministrazione
EnteTurkish Cultural Foundation
VisitabileKaratepe-Aslantaş National Park
Sito webwww.turkishculture.org
Mappa di localizzazione

Coordinate: 37°17′44″N 36°15′13″E / 37.295556°N 36.253611°E37.295556; 36.253611

Karatepe, in turco monte nero, è il nome di una collina fortificata della Turchia, nell'Anti-Tauro, sulla riva occidentale del Ceyhan (l'antico fiume Piramo), circa 22 km a Sud-Est del villaggio di Kadirli, nel vilāyet di Adana, ai confini della Cilicia orientale. La località è divenuta famosa per il ritrovamento di una dimora signorile fortificata.[1]

Il sito archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Karatepe, il dio Tarhunzas

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

La collina racchiude le modeste rovine di un'antica casa-forte del VIII sec. a.C. che sarebbe appartenuta a un certo Asitawanda (o Azitawandas) identificato in uno dei re Etei del periodo IX-VIII sec. a.C.,[2][3] feudatario del dinasta Awarikus (o Avarikus) di Adana, ipoteticamente identificato, con verosimiglianza, all'Urikki, re di Cilicia, sottomesso dal re assiro Tiglatpileser III, nel 738 a.C.[4][5]

Asitawanda scrisse di discendere dalla “casa di Mopso”, che, secondo la mitologia greca, sarebbe stato un indovino fratello di Anfiloco (fondatore di Mallo), al seguito della spedizione degli Argonauti, che fondò la città di Mopsuestia (la moderna Tkish) in Cilicia, distrutta dagli Assiri nel 700 a.C.

La dimora è caratterizzata da un possente circuito murario e due monumentali porte urbiche[6] decorate con rilievi e iscrizioni.[7]

Le iscrizioni sono un'importante epigrafe[8] in cinque redazioni, tre fenicie e due in ittita geroglifico.[9]

La parte alta del colle è chiusa in una figura geometrica poligonale, del perimetro di circa un chilometro, con mura dello spessore di circa quattro metri, rinforzate all'interno e all'esterno con blocchi di roccia, e guarnite da poderose torri rettangolari, disposte a piccoli intervalli, e da due bastioni che si prolungano in senso ortogonale ad esse.

Ubicazione[modifica | modifica wikitesto]

L'insediamento fortificato fu rinvenuto sulle pendici meridionali del Tauro, in un'area boscosa della collina turca, all'estremità nordoccidentale di Çukurova, a 125 km a nordest di Adana, 40 km ad est di Osmaniye, 21 km più ad est di Kadirli.

Azatiwataya è il nome della roccaforte che è emerso dalla decifrazione dei geroglifici luvi.

Molto probabilmente, la piccola fortezza fu costruita per dominare il fiume Ceyhan e controllare un'antica tratta carovaniera denominata Akyol (la via bianca).

Le carovane attraversavano questa via per recarsi dagli altopiani a sud fino ad Andırın, Göksu e Pınarbaşı. Sulla via commerciale viaggiavano prodotti finiti, lavorati nell'entroterra anatolico, come tessuti e metalli di valore come argento, rame, ferro e piombo.

Sul Tauro esistono ancora sentieri percorribili, tra i quali il più famoso è chiamato Passo di Gülek, un altro è quello che passa per Kozan e un altro ancora Andırın-Göksu-Pınarbaşı.

Scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Bassorilievo rinvenuto nel sito di Karatepe raffigurante una sfinge e un cacciatore che porta un giovane cervo.

Come molte scoperte archeologiche anche quella di Karatepe fu fortuita.

Nel 1946, gli archeologi Helmuth Theodor Bossert e Halet Cambel vennero a sapere della cittadella fortificata ascoltando le indicazioni di alcuni pastori:

« Questo posto, era sconosciuto. Con il professor Bossert eravamo diretti sul Tauro, per dei lavori relativi al periodo ittita. Una notte siamo stati bloccati da una tempesta nei pressi di Feke e ci siamo fermati presso il villaggio.

I pastori del posto, saputo che eravamo degli studiosi di cose antiche, ci dissero di aver visto una testa di leone a Kadirli o a Karatepe. Passata la tempesta ci recammo là, e qui notammo che lungo i pendii era pieno di reperti.

Li abbiamo raccolti e assemblati per anni. Non sempre si riusciva a ricomporre i pezzi. A volte ci avanza un pezzo in più, a volte ne mancava qualcuno. La notte pensavamo a come ricomporli, e quando capivamo, subito accendevamo le lampade a carburo di calcio e mettevamo assieme i frammenti. »

(Halet Cambel, Karatepe - Aslantas, Azatiwataya[10])

Gli scavi[modifica | modifica wikitesto]

La copertura con tettoie di uno degli ingressi monumentali a Karatepe

I primi scavi iniziarono nel 1947 e durarono fino al 1956 e furono promossi dalla Facoltà di Lettere dell'Università di Istanbul insieme con la Direzione Generale dei Musei e Antichità di Ankara.

A condurre i lavori di scavo fu il professor Bossert, coadiuvato da Cambel e da altri assistenti.

Nel 1952 iniziò una paziente opera di restauro e di ricomposizione dei frammenti smembrati a cui collaborò, dall'Italia, l'Istituto Centrale del Restauro di Roma (l'attuale Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, così ridenominato dal 2008).

Furono messi in atto importanti interventi e accorgimenti al fine di preservare l'integrità dei monumenti, tra cui la copertura con tettoie degli ingressi monumentali e di altre zone.

Ritrovamenti notevoli[modifica | modifica wikitesto]

Da una attenta analisi del sito, fatta da Bossert e dai suoi assistenti, apparve subito come la cittadella avesse avuto breve vita. Alcuni rilievi apparivano appena intagliati e sbozzati; inoltre, le evidenti tracce di un incendio su molti reperti che portarono a ipotizzare una distruzione violenta del luogo.[11]

Il ritrovamento successivo di pezzi di sculture frantumate, al termine di un pendio, confermò questa tesi: le sculture erano rotolate lungo il pendio e si erano danneggiate ulteriormente.[12]

Nave con nemici morti in acqua e pesci

Le lastre di basalto scuro, a grana fine, poroso, come fu accertato, provenivano dalla riva opposta del Ceyhan dal colle di Domuztepe, ove furono trovati resti di un'altra città.

Le lastre, inoltre, presentavano profonde spaccature, segno della prolungata esposizione alle intemperie.

Furono rinvenuti bassorilievi e altorilievi con scene di caccia o di guerra, di cruda vivacità, molto notevoli.[13] Ma anche momenti di vita familiare di Asitawanda e della sua sposa, con particolari di una festa con musici e la rappresentazione di un carro e di una nave in mare.

Altre immagini incise raffiguravano divinità mitologiche: sfingi, minotauri, demòni a forma di aquila. Ma anche divinità conosciute come l'egizio Bes o l'anatolico Tarhunzase e animali come leoni, cavalli, cervi, serpenti e uccelli.

I rilievi mostrarono da subito una simbologia con influenze del periodo tardo-Ittita, Aramaico, Assiro, Fenicio e Egiziano.

Epigrafe bilingue[modifica | modifica wikitesto]

Karatepe costituì una delle più grandiose scoperte archeologiche del XX sec.[14]

All'inizio degli scavi fu scoperto un lungo testo fenicio, di circa 1400 lettere, che costituisce finora la più lunga iscrizione semitica rinvenuta.

Esso è particolarmente significativo: un solo testo bilingue ripetuto con alcune varianti, due volte in geroglifici hittiti e tre volte in lingua fenicia.

Confrontando le due iscrizioni, gli archeologi hanno potuto comprendere meglio la scrittura e la lingua ittita attraverso i geroglifici, dei quali si conoscevano solo pochi segni, e contribuendo ad un incremento notevolissimo delle conoscenze sulla lingua.[15]

Il museo[modifica | modifica wikitesto]

Immagine di Karatepe a colori (approssimati)

Agli inizi degli anni 60, il governo turco voleva trasferire gran parte dei reperti nel Museo Archeologico Nazionale di Istanbul, ma Halet Cambel si oppose fermamente, ottenendo la conservazione dei reperti in loco.[16]

Cambel fu aiutata dal marito Nail Cakirhan, che realizzò il primo museo turco all'aperto su progetto dell'ingegnere Turgut Cansever.[17]

Qui i manufatti ritrovati furono restaurati, installati nelle posizioni originarie, protetti ed esposti ai visitatori. Accanto al museo all'aperto fu costruito in seguito un altro edificio a maggior protezione dei reperti più delicati.

Oggi il museo si chiama: Karatepe-Aslantaş Acık Hava Müzesi[18]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Endurance è un cratere situato sul pianeta Marte, che è stato esplorato dal rover Opportunity da maggio a dicembre 2004.

Dopo l'arrivo sul cratere, il rover effettuò un'analisi preliminare del cratere per permettere la pianificazione delle osservazioni. Per l'ingresso nel cratere fu scelta una zona chiamata Karatepe.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cratere Endurance.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Attilio Levi, La città antica, L'Erma di Bretschneider, Roma 1989, ISBN 88-7062-649-0, pag. 197, cit.
  2. ^ Keller Werner, La Bibbia aveva ragione, Garzanti ISBN 88-11-68035-2, pag. 217
  3. ^ Giorgio Levi Della Vida, Osservazioni sull'iscrizione fenicia a Karatepe in Rend. Acc. Lincei, 1949, pp. 273-290
  4. ^ Halet Çambel, Restoration Activities at Karatepe (1052-53), in Türk Arkeoloji Dergisi, n. VI, 2, Ankara 1956.
  5. ^ Helmuth Theodor Bossert & Halet Cambel, Karatepe, Istanbul 1946
  6. ^ Le Porte urbiche, sono una costruzione solitamente inserita nella cinta muraria di una città per l'accesso e il passaggio. Le porte sono caratterizzate da una decoro architettonico e di monumentalità. Cfr. Enciclopedia dell'Arte Antica (1966).
  7. ^ Halet Çambel, Karatepe: An Archeological Introduction to a Recently Discovered Hittite Site in Southern Anatolia, Oriens, vol. 1, no. 2, pp. 147-162, 1948
  8. ^ Giorgio Levi Della Vida, Osservazioni sull'iscrizione fenicia a Karatepe, in Rend. Acc. Lincei, 1949, pp. 273-290
  9. ^ Uluğ Bahadır Alkım, Les résultats archéologiques des fouilles de Karatépé, in Revue Hittite et Asianique, IX, 1948-49
  10. ^ Citazione tratta e tradotta dal libro in tedesco di Halet Çambel & Asli Ozizyar, Karatepe - Aslantas, Azatiwataya, die Bildwerke, 2003 Mainz am Rhein, Verlag Philipp von Zabern, 2003, ISBN 3-8053-3085-5.
  11. ^ Helmuth Theodor Bossert, Karatepe kazilari (birinci ön-rapor) Die Ausgrabungen auf dem Karatepe (erster Vorbericht), Türk Tarih Kurumu Basimevi, 1950
  12. ^ Helmuth Theodor Bossert & Halet Cambel, Karatepe, ibid.
  13. ^ Helmuth Theodor Bossert, Die phöniz. Inschriften von Karatepe nach dem Stande von Herbst 1953, in Belleten, 1953, XVII, pp. 143-149
  14. ^ Athenaeum, Studi periodici di Letteratura e Storia dell'Antichità, 1969, Vol. 29, pag. 26
  15. ^ J. P. Vita & J. Á. Zamora (eds.), NUEVAS PERPECTIVAS I: LA INVESTIGACIÓN FENICIA Y PÚNICA, Instituto de istudios Islamicos y de l'Oriente Proximo, Zaragoza 2003, pubblicazione del Seminario
  16. ^ Cfr. Halet Çambel & Asli Ozizyar, Karatepe - Aslantas, Azatiwataya, die Bildwerke, 2003 Mainz am Rhein, Verlag Philipp von Zabern, 2003, ISBN 3-8053-3085-5.
  17. ^ Cfr. Halet Çambel & Asli Ozizyar, Karatepe - Aslantas, Azatiwataya, ibid.
  18. ^ Karatepe-Aslantaş Acık Hava Müzesi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Abate Giuseppe Ricciotti, Paolo apostolo. (Sulle divinità anatoliche) Biografia con introduzione critica e illustrazioni, Tipografia Poliglotta Vaticana 1946
  • (ENTR) Helmuth Theodor Bossert & Halet Çambel, Karatepe, Istanbul 1946;
  • (DE) A. Alt, Die geschichtliche Bedeutung der neuen phönikischen Inschriften aus Kilikien, in Forschungen und Fortschritte, XXIV, 1948,
  • (EN) Halet Çambel, Karatepe: An Archeological Introduction to a Recently Discovered Hittite Site in Southern Anatolia, Oriens, vol. 1, 1948
  • (TR) Uluğ Bahadır Alkım, Karatepe kazisi/Excavations at Karatepe. Ankara, Türk Tarih Kurumu Basımevi 1948.
  • Giorgio Levi Della Vida, Osservazioni sull'iscrizione fenicia a Karatepe, in Rend. Acc. Lincei, 1949
  • (EN) Cyrus H. Gordon, Azitawadd's Phoenician Inscription, Journal of Near Eastern Studies, vol. 8, 1949
  • (EN) R. D. Barnett, Karatepe, the Key to the Hittite Hieroglyphs, Anatolian Studies, 1953
  • (EN) David Ussishkin, The Date of the Neo-Hittite Enclosure in Karatepe, Anatolian Studies, vol. 19, 1969
  • (EN) J. D. Hawkins and A. Morpurgo Davies, On the Problems of Karatepe: The Hieroglyphic Text, Anatolian Studies, vol. 28, 1978
  • (EN) Irene J. Winter, On the Problems of Karatepe: The Reliefs and Their Context, Anatolian Studies, vol. 29, 1979
  • (DE) Halet Çambel and Asli Özyar, Karatepe-Aslantas, azatiwataya, die bildwerke, Verlag Philipp von Zabern, 2003, ISBN 3-8053-3085-5
  • (EN) Trevor Bryce,The World of The Neo-Hittite Kingdoms: A Political and Military History. Oxford University Press, 2012 ISBN 0-19-921872-2

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