Inno dei sommergibili

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'Inno dei sommergibilisti (o "dei sommergibili"), originariamente denominato La canzone dei sommergibili, è una canzone italiana dedicata ai sommergibilisti italiani, composta durante il regime fascista su musica di Mario Ruccione (prolifico compositore, autore anche di Faccetta nera e di numerose altre classiche canzoni fasciste) e testi di Zorro (pseudonimo del commediografo e giornalista Guglielmo Giannini, che nel dopoguerra diverrà noto come il creatore del Fronte dell'Uomo Qualunque).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1941, poco dopo la entrata in guerra dell'Italia (10 giugno 1940), l'Opera nazionale Dopolavoro indisse un concorso a livello nazionale per musica e canzoni patriottiche: tra di esse “La canzone dei sommergibili”, espressamente dedicata ai sommergibilisti italiani, si classificò seconda[1]. Così recitava il ritornello della canzone:

« Andar / pel vasto mar / ridendo in faccia a monna Morte ed al Destino!

Colpir / e seppellir / ogni nemico che s'incontra sul cammino!

È così che vive il marinar / nel profondo cuor / del sonante mar!

Del nemico e dell'avversità / se ne infischia perché sa / che vincerà. »

La canzone marcia, pubblicata l'anno successivo, divenne rapidamente popolare, a tal punto da essere anche oggetto di una parodia che sulla medesima aria musicale inseriva ben differenti versi, che denunciavano le condizioni di miseria durante la guerra: È così che vive l'italian:

« È così che vive l’italian / compra sotto man / la polenta e il pan.

Delle leggi e dell’avversità / se ne infischia perché sa / che mangerà![2] »

Tale popolarità non cessò nemmeno a seguito della caduta del regime e, dopo l'armistizio di Cassibile, la canzone venne adottata dalla Resistenza italiana che ne fece circolare differenti parodie intitolate È così che vive il partigian, in cui un giovane partigiano si rivolgeva idealmente alla madre per far accettare le ragioni dei figlio che decideva di darsi alla macchia e combattere per la libertà[3]:

« È così che vive il partigian / con le bombe man / dentro il tascapan!

Dei tedeschi e dei repubblican / se ne infischia perché sa / che vincerà! »

Dopo la guerra ritornò in auge la versione originale, nonostante fosse di fatto rappresentativa del tipico canzoniere fascista di guerra, mutando nel tempo la denominazione in "Inno dei sommergibili"[4].

Esso è attualmente parte del repertorio musicale ufficiale della banda musicale della Marina Militare italiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marino Miccoli, L'inno dei sommergibilisti
  2. ^ Strofette antifasciste sulla fame e "la borsa nera"[collegamento interrotto]
  3. ^ emmerre, Ribelli e partigiani[collegamento interrotto]
  4. ^ Sostituendo tuttavia in una strofa il termine "se ne frega", tipico del frasario fascista, con il più accettabile "se ne infischia".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo De Marzi, I canti del fascismo, Frilli, 2004.
  • Piero Palumbo, Il ragazzo di Portoria: le canzoni dell'era fascista, De Ferrari, 2006.
  • A.V. Savona - M.L. Straniero, Canti della Resistenza italiana, Rizzoli, 1985.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]