Il fuoco (Barbusse)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il fuoco
Titolo originale Le Feu. Journal d'une escouade
French 87th Regiment Cote 34 Verdun 1916.jpg
Autore Henri Barbusse
1ª ed. originale 1916
Genere romanzo
Lingua originale francese
Ambientazione Nord est della Francia, tra Pas-de-Calais e la Piccardia

« Non sono degli avventurieri, dei guerrieri fatti per il macello umano: né macellai né bestiame. Sono contadini e operai. Sono dei civili sradicati. Aspettano il segnale della morte e dell’omicidio. »

Il fuoco (in francese Le Feu. Journal d'une escouade) è un romanzo autobiografico in cui l'autore, lo scrittore francese Henri Barbusse, narra la sua esperienza come soldato dell'esercito francese sul fronte occidentale durante la prima guerra mondiale. Pubblicato nel 1916, in pieno svolgimento del conflitto, il romanzo di carattere spiccatamente antimilitarista, ottenne fin da subito un notevole successo che gli consentì di vincere lo stesso anno il premio Goncourt[1]. In Italia fu pubblicato per la prima volta nel 1918[2].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo è suddiviso in capitoli che descrivono momenti e luoghi vissuti dall'autore durante il suo periodo al fronte, inquadrato nel 231º Reggimento fanteria, tra il 1914 e il dicembre 1915, data in cui termina la narrazione. La prima parte del romanzo è concentrata sulla descrizione della vita in trincea con i suoi quotidiani disagi fisici e mentali, con i faticosi e costanti spostamenti tra un settore e l'altro del fronte, con le corvée obbligate e con le marce forzate attraverso un territorio sconvolto e distrutto dalla guerra. Ma soprattutto l'autore attua una descrizione profonda e umana dei suoi compagni. Barbusse descrive con schiettezza i sentimenti dei soldati, i loro dubbi, le loro paure e i drammi quotidiani della vita in trincea, descrivendo con un linguaggio spontaneo i tratti e le personalità, spesso semplici, dei suoi compagni di trincea. Molti di questi non erano altro che contadini e operai sradicati dalla loro vita civile e catapultati in una realtà che non gli appartiene e che non comprendono, ma per la quale rischiano continuamente la propria vita. La narrazione utilizza spesso anche i termini volgari utilizzati dai soldati, i quali trovano distrazione dalla squallida realtà che li circonda con continue e futili lamentele e imprecazioni (a volte riportate tali e quali nel testo, decisione che comportò alcuni problemi durante la pubblicazione del libro) contro la guerra, contro gli ufficiali e contro gli "imboscati". Spesso però si capisce che queste lamentele sono solo una sorta di rifugio mentale che gli uomini utilizzano per dimenticare per qualche istante la loro situazione, resa spesso ancor più triste dai ricordi che ognuno ha della propria vita civile, della propria casa e dei propri affetti che sono stati costretti ad abbandonare, forse per sempre.

Il focus del racconto cambia repentinamente durante il capitolo "Bombardamento", da questo momento il romanzo si concentra sulla descrizione cruenta di alcune azioni di combattimento che decimeranno la compagnia. Descrizione che nell'ultimo capitolo del libro sfocia in un atto di accusa contro la guerra, dove gli uomini, colpiti dall'ennesimo bombardamento, iniziano a prendere coscienza della loro misera condizione di combattenti coperti di fango e sepolti nella melma, lontani dall'ideale napoleonico del soldato eroe, e che sono in realtà dei miseri schiavi al servizio di una classe politica ed economica che utilizza la sofferenza di milioni di uomini per perseguire i propri interessi.

Edizione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il fuoco, castelvecchieditore.com. URL consultato il 26 giugno 2015.
  2. ^ Il fuoco, feltrinelli.it. URL consultato il 25 giugno 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]