Harmamaxa

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Harmamaxa (ἁρμαμάξα o ἁρμάμαξα) è il nome greco di un carro persiano destinato al trasporto di persone, spesso di sesso femminile, mogli o concubine. Era caratterizzato dall'essere coperto da tendaggi tanto da ispirare ad Eschilo[1] la definizione di tenda su ruote.

Le sue caratteristiche costruttive e l'utilizzo che ne veniva fatto, lo avvicinavano al romano carpentum.

Attestazioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto di donne e concubine e confermato da vari autori. Tra questi vi è Erodoto, quando narra della spedizione di Serse:

«Conducevano insieme a loro carri da viaggio [ἁρμαμάξας], e in essi le concubine e servitù numerosa e ben equipaggiata.»

(Erodoto. Storie VII, 83, 3[2])

L'uso era riservato anche a persone di rango di sesso maschile: lo stesso Serse, nel resoconto di Erodoto, viaggiava su un simile carro.[3]

Viene citato anche da Senofonte, nell'Anabasi,[4] come mezzo di trasporto della regina Epiassa, moglie del re di Cilicia la quale, raggiunto Ciro il giovane, chiede di passare in rassegna le truppe dei diecimila mercenari greci della spedizione.[5]

Il tendaggio serviva, secondo Plutarco, a soddisfare la proverbiale gelosia dei re dell'area mesopotamica, che in questo modo nascondevano alla vista le loro mogli e concubine. Nel passo di Plutarco il carro serviva a nascondere un illustre ospite, di sesso maschile, per proteggerlo nel temerario tentativo di raggiungere Serse, il suo antico avversario:

«Molte nazioni barbariche, e in particolare i persiani, sono estremamente severi e oppressivi, nella loro gelosia nei confronti delle loro donne. Non solo delle loro mogli, ma anche di schiave e concubine, così severamente sorvegliate che nessuno le vede all'aperto; trascorrono la loro vita tra le mura domestiche e quando fanno un viaggio, vengono trasportate con dei carri con tende da tutti i lati. Un simile veicolo fu approntato per Temistocle, che spr-ofondatovi dentro, vi fece il suo viaggio e a chiunque incontrassero e ponesse domande, i suoi attendenti sempre rispondevano che il carro trasportava una donna greca, bella e fragile, da condurre presso uno dei cortigiani del re.»

(Plutarco. Vite parallele, Vita di Temistocle 26,1[6])

In Diodoro Siculo il carro è citato nella descrizione nello stesso episodio.[7] Viene da lui citato, anche se con il termine generico ἁρμάτων, il carro dorato che, secondo l'uso persiano, trasportava le donne appartenenti non solo alla famiglia reale, ma anche al seguito di parenti ed amici.[8]

Fu un esemplare magnifico di questo carro, la cui costruzione richiese due anni, ad essere utilizzato per il trasporto della salma di Alessandro da Babilonia ad Alessandria.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esch. I Persiani, 1000 e segg.
  2. ^ VII, 83, 3
  3. ^ Erod. Storie VII 41, 1.
  4. ^ Anab. Libro I, 2, 16.
  5. ^ Senofonte, poco prima (Libro I, 1, 12-13.), riferisce anche di un pettegolezzo secondo cui Epiassa sarebbe stata l'amante di Ciro.
  6. ^ Si veda Vita di Temistocle 26,1 su Perseus project.
  7. ^ Biblioteca storica, XVII 35, 3.
  8. ^ Biblioteca storica, XI 56, 1.
  9. ^ Claudio Eliano, Storia varia, XII, 64, dal sito LacusCurtius di Bill Thayer.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]