Hangar dirigibili di Augusta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'hangar nel 2011

L'hangar dirigibili di Augusta, costruito in cemento armato tra il 1917 e il 1920, nel contesto della prima guerra mondiale, rappresenta un'opera ingegneristica di valore storico e tecnico.

Il parco che ospita l'hangar, una collina di eucalipti di quasi 30 ettari[1], si trova sulla Strada Provinciale ex 193.

Specifiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione ha un ingombro massimo di 105,5 metri di lunghezza, 45,2 metri di larghezza e 37 metri di altezza. Le dimensioni dello spazio interno utile sono 100 x 26 x 31 metri. La struttura portante è costituita da quindici telai in calcestruzzo con interasse di 6,60 metri. I tamponamenti sono in laterizio su travi di collegamento orizzontali poste a 4,50 metri l'una dall'altra. La copertura a botte si sviluppa per tutta la lunghezza completa l'originale forma esterna, mentre all'interno, grazie alla soluzione dei telai esterni, risulta un unico spazio vuoto che doveva servire per il ricovero di dirigibili fino a 12.000 metri cubi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'interno dell'hangar nel 2005

La progettazione fu affidata allo studio brindisino dell'ingegnere Antonio Garboli di Milano, un pioniere delle strutture in cemento armato. Difatti la struttura rappresenta un lavoro di ingegneria avveniristico per i primi anni del XX secolo. La costruzione, intesa a difendere, nel contesto della prima guerra mondiale, la cosiddetta rada megarese dall'azione dei sommergibili U-Boot, fu iniziata nel novembre del 1917 e terminata tre anni dopo, a guerra ormai finita.[1] Ospitò comunque dirigibili utilizzati per fini di addestramento e ricognizione, e ciò fino al 1925, quando l'area venne convertita in idroscalo.[1].

L'aeroscalo di Augusta ha ospitato due dirigibili, ambedue progettati da Umberto Nobile.

Il primo, nel 1924, è stato il dirigibile OS da 5000 metri cubi che faceva parte di un gruppo di dirigibili in servizio a Ciampino. Aveva una lunghezza di 67,7 m e un diametro di 13,6 m, era dotato di un motore della potenza di 254 hp che gli permetteva di raggiungere una velocità massima di 85 km/h, poteva portare un carico utile di circa 15 q ad una quota di 3000 m di altezza con un'autonomia di volo di 1700 km. La navicella che poteva accogliere una mezza dozzina di uomini era collegata all'involucro tramite tiranti. Costruito nel 1922, il dirigibile OS è stato assegnato alla Regia Marina anche se aveva a bordo un equipaggio dell'Aeronautica.

Il secondo, nel 1925, è stato il dirigibile N2, di nuovissima costruzione e della stessa tipologia del dirigibile N2 (il Norge) con il quale Nobile effettuò con successo la trasvolata del Polo Nord nel Maggio del 1926. Costruito appositamente per la Marina Italiana, aveva una lunghezza di 82,3 m e una diametro di 12,8 m, con un motore di 470 hp raggiungeva una velocità massima di 110 km/h e trasportava un carico utile 34,5 q fino ad una quota di 3100 m con una autonomia di volo di 5000 km.

Risparmiato durante la seconda guerra mondiale dai raid degli Alleati perché con le sue dimensioni consentiva loro di orientarsi e bombardare la rada megarese[1], l'hangar, a guerra finita, fu ancora utilizzato fino al 1958[2]. Rimase poi in stato di abbandono, per effetto di una inefficace gestione condivisa (Marina Militare, Guardia di Finanza, Demanio).[1]

Nel dicembre 1987, l'hangar viene dichiarato "opera di alto interesse storico-monumentale per l'eccezionalità delle caratteristiche costruttive che lo contraddistinguono.... prezioso esempio di architettura.... e valida testimonianza sullo stato dell'arte delle grandi costruzioni in cemento armato dell'inizio del secolo"[3].

Neppure il cosiddetto "terremoto di Augusta" (1990) lo abbatté e ciò indusse degli ingegneri giapponesi a mandare una delegazione che ne studiasse le proprietà antisismiche.[1]

Nel 2004 la concessione di 6 ettari del Parco dell'Hangar torna al Comune di Augusta, che dal 27 gennaio 2006 ne affida la gestione all'associazione di volontariato Hangar Team Augusta, costituitasi nel gennaio 2002[4]. Dal 2007 al dicembre 2009 l'hangar è stato oggetto di lavori di restauro finanziati dai fondi per il terremoto del 1990 e poi riaperto al pubblico e affidato alla cura dei volontari dell'associazione, finanziata dal cinque per mille[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Il colosso di Augusta, articolo di Maddalena Bonaccorso sul settimanale Vivere, anno XV, n. 563 (28 ottobre 2010), p. I.
  2. ^ Un bene di enorme valore da riportare in vita, articolo di Graziella Basso su Diario Siracusa, 21 aprile 2007.
  3. ^ Descrizione del parco sul sito ufficiale dell'Hangar Team Augusta.
  4. ^ Descrizione dell'associazione sul proprio sito ufficiale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ilario Saccomanno, L'hangar per dirigibili di Augusta, 2007

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]