Giulia Turco Turcati Lazzari

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Giulia Turco Turcati Lazzari, nota anche col nome di Giulia Turco, Giulia Turco Turcatti, Giulia Lazzari Turco o con lo pseudonimo Jacopo Turco (Trento, 1º aprile 1848Trento, 3 agosto 1912), è stata una scrittrice italiana.

Eugenio Prati, Ritratto della baronessa Giulia Turco Turcato Lazzari, 1877, coll. privata

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Una vita fra le arti[modifica | modifica wikitesto]

Figlia del barone Simone Turco Turcati e della contessa Virginia Alberti Poja, Giulia può, in virtù della condizione agiata della famiglia, dedicarsi sin da giovanissima alle arti[1]. La formazione poliedrica della ragazza si intensifica a partire dalla morte del padre, il 10 gennaio 1861: secondo una testimonianza contenuta in un manoscritto dell'Archivio Diocesano Tridentino (che si ritiene scritta da Aldo Alberti, cugino di Giulia), infatti, la contessa Virginia Alberti Poja "concentrò tutto il suo amore sulla cara bambina", disponendo "che ella godesse di una perfetta educazione"[1]. "Fu così [si legge ancora nel manoscritto di recente pubblicato] che già a 19 anni Giulia Turcati conosceva e perfezionava il francese e l'inglese [...] parlava e scriveva in bello stile la lingua materna, era già buonissima pianista mentre la passione sempre sentita per le piante ed i fiori la avevano già resa un'erborista provetta"[1]. Per quanto riguarda la formazione scolastica della giovane, è stato ipotizzato che la stessa avesse conseguito il diploma di maturità classica[2].

Nel 1877, a ventinove anni, Giulia sposa a Sopramonte (dove viveva con la madre) il musicista Raffaello Lazzari, già maestro di violino e direttore d'orchestra del liceo musicale comunale di Trento (1867) e in seguito socio onorario della Società filarmonica trentina (1869)[3]. La coppia si trasferisce per un breve periodo di tempo a Forlì, dove Lazzari svolgeva l'attività di docente; nel 1879, in ogni caso, Giulia e Raffaello rientrarono definitivamente a Trento[3]. Dal 1880 i coniugi Turco Turcati-Lazzari iniziarono a organizzare dei salotti letterari e musicali nella loro residenza estiva di Sopramonte, invitando artisti e intellettuali del tempo, fra cui Antonio Fogazzaro, Ugo Ojetti, Raffaele Frontali, Luisa e Marco Anzoletti, Aldo Alberti Poja, Bartolomeo Bezzi ed Eugenio Prati[3].

Non solo ospite, ma vera animatrice del proprio salotto letterario, Giulia Turco Turcati Lazzari continua negli anni seguenti a dedicarsi alle arti. Nel campo della musica Giulia dimostra di essere non solo un'ottima pianista, in grado di accompagnare il marito nei concerti pubblici, ma anche profonda conoscitrice della materia da un punto di vista tecnico e critico, come traspare in particolare da diversi articoli da lei scritti, come quello pubblicato sulla rivista Vita Italiana del 1906, dedicato al XX anniversario dell'inaugurazione del Festspielhaus, quello per Wolfgang Amadeus Mozart, pubblicato nel 1906, o quello contenente la traduzione del poema sinfonico Tod und Verklärung di Richard Strauss, edito nel 1907[4]. Ma la Turco Turcato Lazzari è interessata anche a temi di tipo scientifico e naturalistico: la sua passione emerge sia nelle opere di narrativa, spesso arricchite di minuziose e analitiche descrizioni di paesaggi e scenari naturali, sia in opere di altro tipo, ad esempio l'articolo Miceti (pubblicato sulla Rivista delle Signorine nel 1894 (la passione per la micologia aveva portato Giulia a stringere un rapporto di amicizia e stima reciproca con l'Abate Bresadola), o il Manuale di cucina, pasticceria e credenza per uso di famiglie compilato sull'esperienza di una donna italiana, un tomo di 900 pagine, con 3000 ricette corredate da 150 disegni e l'illustrazione di copertina realizzata da Eugenio Prati, pubblicato nel 1904 (ancor più famoso è in ogni caso Il piccolo focolare, versione ridotta della più voluminosa opera del 1904 che, edita nel 1908, fu accolto con entusiasmo da critica e pubblico)[5]. Dal 1894 alla morte, avvenuta nel 1912, Giulia sviluppa la sua attività di scrittrice sotto lo pseudonimo di Jacopo Turco; i testi da lei pubblicati (scritti con una "prosa che oscilla tra d'Annunzio e Fogazzaro"[6]) sono ricchi di citazioni in inglese e francese, riferimenti ai maggiori autori dell'Ottocento , descrizioni naturalistiche puntuali, annotazioni musicali precise e riferimenti a fatti artistici del presente e del passato: "tutta una serie di caratteristiche assai particolari che distinguono l'impegno della Turco dalla vasta e generica attività letteraria minore di questo particolare periodo storico"[6].

Nominata socia benemerita dell'Accademia Roveretana degli Agiati, Giulia Turco Turcati Lazzari morì a Trento il 3 agosto 1912[2].

Una scrittrice riscoperta da poco[modifica | modifica wikitesto]

Benché oggi Giulia Turco Turcati Lazzari sia nota principalmente per la sua attività letteraria, la sua figura di autrice è stata relativamente da poco riscoperta. In vita, per i testi scritti con lo pseudonimo di Jacopo Turco (scelto "per aurea modestia" secondo i giornali dell'epoca, per "lungimiranza, perché per una donna di inizio Novecento, la carriera da scrittrice rischiava di risultare troppo complicata" secondo quelli di oggi), Giulia Turco Turcati Lazzari fu recensita con grande entusiasmo[7]. Basti qui citare le recensioni apparse per i due romanzi Fede (1901) e Gabriele Iva (1911): il primo definito "un colosso che appare all'orizzonte dell'arte italiana e che s'inoltra impavido a sfidar le ondate furiose della critica d'alto mare", il secondo opera "di una scrittrice robusta, elegante, arguta, realistica e anche sognatrice, che possiede il dono della varietà: varietà di temi e di motivi, varietà di stati d'animo e varietà di stile. L'ambiente trentino viene descritto con sobria efficacia, cogliendolo nei suoi aspetti essenziali: la bella natura di questi luoghi vi è ritratta con grande freschezza di colorito, personaggi e figure palpitano nel libro di una vita vera"[7]. Anche negli anni immediatamente successivi alla sua scomparsa la donna è ricordata con grande rammarico. L'amica Luisa Anzoletti, che nell'elogio funebre la definiva: "Armonia d'intelletto, che in tutto cercava e prediligeva ciò che più innalza e mobilita la coscienza, ciò che più affina il senso della nostra elevazione morale. Armonia di virtù generose e di opere benefiche, intese a confortare gli altrui dolori, a sollevare nelle miserie e ad aiutare il prossimo, a far amare e praticare la religione della carità e del sacrifizio. Armonia d'arte, nel campo della musica, condiviso col degno tuo consorte, e delle lettere, nutrita di un'estesa e ricca cultura, favorita dei doni della fantasia e del fine gusto estetico, produttiva di lavori che serbano impronte ammirevoli. Armonia di doveri e di vigili cure, dedite con virtuoso oblio, talvolta, delle sue proprie predilezioni intellettuali, alla famiglia; con quell'avito amore della casa, che un giorno sapeva aprire così serene fonti ad ogni attività d'ingegno della donna, e render così amata e desiderata la pace del santuario domestico. Armonia intera e costante di tutto quel complesso di tradizioni, di educazione, d'intimi pregi d'animo, d'esteriore dignità signorile, che costituisce il tipo della vera gentildonna: quel tipo di cui per più di un'eletta figura scolpita nella nostra mente, può in particolar modo onorarsi la donna trentina"[8]. Sempre nell'anno della morte della trentina, l'amico Lodovico Oberziner (all'epoca direttore della Biblioteca Comunale di Trento), ricorda nel suo "profondo traccie de' colpi d'ala lasciatemi dai conversari con la intellettuale scrittrice, or si ravvivano, si colorano e c'accendono sotto l'impressione della luttuosa nuova della morte di lei"[7]. Ernesta Bittanti Battisti, che alla scrittrice trentina dedica il primo studio biografico (pubblicato nel 1912), in cui affermava: "Noi ci troviamo davanti non ad una letterata di professione, ma ad una genialità genuina ed incoercibile, che, pur fra l'impreparazione - mi si permetta ripeterlo - "professionale" è riuscita ad affermarsi solidamente, producendo, fra molto valori di assai diseguale valore, alcuni veri gioielli artistici"[9].

Tuttavia, come già sottolineava Diego Mazzonelli, nei decenni successivi l'interesse attorno alla scrittrice trentina comincia a scemare, tant'è che nel 1955 Gino Segata, in un articolo redatto per l'Alto Adige, lamentava l'oblio in cui era caduta la Turco Turcati Lazzari[8]. Sarà un altro giornalista, Gino Pacher, a richiamare nel 1984 l'attenzione sulla donna, mentre tre anni dopo a dedicare uno studio a Giulia sarà lo storico Armando Vadagnini, che pubblica in tale occasione una serie di lettere inedite circa i rapporti tra la scrittrice e l'artista trentino Bartolomeo Bezzi, suo nipote[8]. Dieci anni dopo a occuparsi della scrittrice è Marina Eccher, che alla Turco Turcati Lazzari dedica la propria tesi di laurea, "operando anche una ricognizione completa della sua attività, diversificata in molteplici settori di interesse e studio", come riconoscerà nel 1999 Diego Mazzonelli[10]. Il saggio di Mazzonelli rientrava all'interno di una pubblicazione volta alla celebrazione di sei donne intellettuali trentine vissute tra l'Otto e il Novecento, cui quello stesso anno, in occasione della Festa della Donna, fu scoperta una lapide commemorativa: oltre a Giulia Turco Turcati Lazzari, a essere ricordate furono anche Francesca Lutti, Antonietta Giacomelli, Luisa Anzoletti, Ernesta Bittanti Battisti e Nedda Falzolgher.

Per quel che riguarda gli anni Duemila, un altro tassello importante per gli studi sulla donna è stato fornito da Alberto Pattini, che nel 2009 ha pubblicato una serie di lettere inedite scritte da Giulia a diversi personaggi, tra cui il pittore Eugenio Prati e don Giacomo Bresadola, col quale condivideva la passione per la micologia (un buon numero di tavole ad acquarello, conservate al Museo tridentino di scienze naturali sono pubblicate proprio in questa sede). All'interno dello studio di Pattini sono poi elencati tutti i manoscritti inediti di Giulia Turco Turcati Lazzari conservati presso la Biblioteca Comunale di Trento[11].

Il rapporto con altre personalità dell'ambiente artistico e culturale[modifica | modifica wikitesto]

Diversi sono i personaggi dell'ambiente artistico e culturale (trentino ma non solo) con i quali Giulia Turco Turcati Lazzari ha intrecciato dei rapporti di amicizia e stima reciproca. Ne citiamo di seguito alcuni:

  1. Eugenio Prati: il primo incontro tra la baronessa e il pittore avvenne a Firenze nel 1870; il rapporto di amicizia e stima reciproca che seguì sono ben documentati dalla corrispondenza conservatasi[12], nonché da alcuni dipinti di Prati: basti citare, a titolo esemplificativo, il ritratto che della Turco Turcato Lazzari fece l'artista trentino[13]. Da Giulia, Eugenio ottiene non solo "consigli artistici" (ad esempio la donna insiste affinché il pittore non si lasci tentare dai soggetti realistici, ma si diletti piuttosto a dipingere scene religiose o storiche), ma anche delle committenze, specie nel corso del periodo fiorentino[14]. Di Prati è l'illustrazione di copertina del testo della Turco Turcato Lazzari, edito nel 1904, Ecco il tuo libro di cucina. Manuale pratico di cucina, pasticceria e credenza per l'uso di famiglia[15].
  2. Bartolomeo Bezzi: nipote della Turco Turcato Lazzari; i rapporti tra i due sono indagati nello specifico dalo storico Armando Vadagnini, che nel 1987 pubblica una serie di lettere inedite.
  3. Luisa Anzoletti: a testimonianza del rapporto tra le due intellettuali trentine ci sono rimaste le parole scritte dall'Anzoletti alla morte di Giulia Turco Turcato Lazzari (per le quali si veda sopra), nonché alcune lettere di Giulia, conservate nella Biblioteca comunale di Trento ed edite da Pattini nel 2009[16]; le due donne condivisero "una profonda amicizia affettiva e spirituale ed un analogo destino di dimenticanza"[8].
  4. Giacomo Bresadola: che la Turco Turcato Lazzari fosse in rapporti d'amicizia con l'abate Giacomo Bresadola lo sappiamo per via della corrispondenza tra i due, in gran parte conservata presso la Biblioteca comunale di Trento"[17]. Tra i temi più trattati certamente quello della micologia: alla descrizione dei funghi Giulia dedica sia dei passi letterari, sia delle pregevoli illustrazioni ad acquarello, conservate presso il Museo tridentino di scienze naturali di Trento, cui furono donate da Aldo Alberti, cugino della baronessa[18]. Il rapporto col grande micologo trentino è poi rivelato dalla firma che la Turco Turcato Lazzari appone alla fine della biografia di Bresadola scritta da Carlo Alberto Bauer, assieme a quella di altri 215 collaboratori "che costituiscono la Scuola Internazionale di bresadoliana di Micologia"[19]. Alcuni brani della corrispondenza tra la Turco Turcato Lazzari e Bresadola sono stati pubblicati anche di recente, nel 2013[20].
  5. Lodovico Oberziner, Ugo Ojetti, Antonio Fogazzaro, Angelo de Gubernatis: tra i frequentatori del salotto di Giulia Turco Turcato Lazzari a Sopramonte[21].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi e novelle[modifica | modifica wikitesto]

  • La storia di un ciliegio, in Rivista delle Signorine, Firenze, 15 dicembre 1895;
  • Canzone senza parole, in Vita Italiana del De Gubernatis, 25 giugno e 10 luglio 1896;
  • Il romanzo di Luisa Hercolani, in Vita Italiana del De Gubernatis, 25 settembre 1895;
  • Salvatrice, in Vita Italiana del De Gubernatis, 16 maggio 1897;
  • Evangelina, in Roma Letteraria, Roma, 10 marzo 1897;
  • La cura di Manuela, in Nuova Antologia, 16 maggio, 1 e 16 giugno 1898;
  • Il sacrificio di Geronima, in Rivista delle Signorine, Firenze, 1-15 gennaio - 1º febbraio 1898;
  • La passione di Curzio Alvise, in Rivista d'Italia, fasc. 6 e 7, 1899;
  • Oro e Orpello, in Rivista delle Signorine, fasc. 10, 1899;
  • Fede, Roma (Società Editrice Dante Alighieri) 1901;
  • Canzone senza parole, Roma (Società Editrice Dante Alighieri) 1901 (contiene le novelle: Canzone senza parole, Una cameriera, Salvatrice, La passione di Curzio Alvise, La cura di Manuela, Vinta);
  • Diligite! Diligite!, in Strenna dell'Alto Adige, 1901;
  • Dopo la morte, in Strenna dell'Alto Adige, 1902;
  • Nozze d'oro, in Almanacco Strenna del Trentino per l'anno 1902, Trento, Zippel, 1902;
  • Il passo, in Rivista d'Italia, giugno 1903;
  • La fanciulla straniera, in Rivista d'Italia, agosto 1905;
  • Irene, in Natura ed arte, 1 e 15 agosto 1905;
  • Frammento, in Isera a Clementino Vannetti, 1906, Rovereto, tipografia roveretana, 1906;
  • Paesaggio di Natale in montagna, in Strenna dell'Alto Adige;
  • Gabriele Iva. Romanzo, Venezia, Tipografia-librearia Emiliana editrice, 1911;

Articoli di giornale e riviste[modifica | modifica wikitesto]

  • Miceti, in Rivista delle Signorine, 15 settembre 1894;
  • Fiori d'inverno, in Rivista delle Signorine, 15 dicembre 1894;
  • La gentilezza d'animo, in Rivista delle Signorine, 15 aprile 1895;
  • La pagina della vita domestica (firmata come Il grillo del focolare), in Rivista delle Signorine, 15 febbraio, 1º aprile, 1º settembre, 15 dicembre 1896;
  • Il giornale intimo, in Rivista delle Signorine, 15 novembre 1896;
  • Impressioni e ricordi di Bayreuth, in Vita italiana, 16 gennaio 1897;
  • Fiori d'inverno, in Rivista delle Signorine, 15 dicembre 1894;
  • Bartolomeo Bezzi all'esposizione internazionale di Venezia, in Nuove Veglia Veneziane, agosto 1895, a firma U. V. Z., riportato anche dal Raccoglitore di Rovereto, 6 giugno 1905;
  • La IIa Esposizione internazionale di Venezia, in Raccoglitore di Rovereto;
  • I piccoli esuli d'Italia, di Giuseppe Errico, in Alto Adige, 27-28 febbraio 1903;
  • Una scrittrice trentina, in Tridentum, fasc. II, anno 1904;
  • Un articolo sulla Mendola, in L'Italie, Roma, 14 agosto 1903;
  • Bartolomeo Bezzi (a firma di I. Z.), in Vita Trentina, anno V, fasc. 52 28 dicembre 1912;
  • L'anima gemella di Sfinge, in Notizie letterarie della Rassegna Nazionale, febbraio 1912;
  • Fiori d'inverno, in Rivista delle Signorine, 15 dicembre 1894;
  • Cenni biografici di Mozart, in Programma della Società filarmonica di Trento pel concerto Giugno 1906, 1906;
  • Traduzione del Poema sinfonico di Strauss Tod und Verklärung, in Programma della Società filarmonica di Trento pel concerto 26 aprile 1907, 1907;

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La residenza estiva dei Turco Turcati-Lazzari a Sopramonte, con il parco adiacente, passò alla morte di Giulia al cugino di lei, il conte Aldo Alberti; in seguito i beni furono venduti all'avvocato Giuseppe Cadonna e dagli eredi di questi all'ASUC di Sopramonte, che la cedette al Comune di Trento, che ne fece prima sede dei servizi municipali, poi sede della Circoscrizione del monte Bondone. "La casa colonica venne ceduta al sindaco di Sopramonte Albino Dalser, padre di Ida Dalser (1880-1937), la prima moglie di Benito Mussolini"[22].
  • L'8 marzo 1999 il Comune di Trento e il Soroptimist International Club di Trento (un'associazione femminile mondiale) posero nel Famedio del Cimitero di Trento una lapide "a perenne memoria" di sei donne intellettuali vissute tra Otto e Novecento; nella stessa occasione fu curata una pubblicazione in cui la figura di Giulia Turco Turcati Lazzati fu studiata da Diego Mazzonelli.
  • A Sopramonte, nell'estate del 2005, nasce l'Associazione culturale Giulia Turcati di Sopramonte, "con lo scopo di far rivivere la storia e le antiche tradizioni del sobborgo trentino attraverso manifestazioni e collaborazioni in grado di coinvolgere l'intero territorio"[23]. Tra le iniziative promosse dall'Associazione possiamo ricordare, nel 2009, la pubblicazione degli studi di Alberto Pattini.
  • Giacomo Bresadola dedicherà alla donna, con cui - lo si è detto - era in rapporti di amicizia, un fungo, la Russula Turci, pubblicata dal micologo Bruno Cetto nel 1983 con la citazione "in onore della baronessa Turco Lazzari, pittrice e gastronoma"[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Pattini, p. 11.
  2. ^ a b Curti, Gorfer, Taiani, Tecilla, p. 355.
  3. ^ a b c Salvatore De Salvo, LAZZARI, Raffaello, su treccani.it. URL consultato l'08.01.2016.
  4. ^ Mazzonelli, p. 33.
  5. ^ Mazzonelli, pp. 34-35.
  6. ^ a b Mazzonelli, p. 37.
  7. ^ a b c Boschi, p. 13.
  8. ^ a b c d Mazzonelli, p. 30.
  9. ^ Bittanti Battisti, p. 1.
  10. ^ Mazzonelli, p. 31.
  11. ^ Pattini, pp. 131-132.
  12. ^ Per la quale si rinvia, come detto, a Pattini 2009.
  13. ^ L'immagine in apertura di questa voce.
  14. ^ Pattini, pp. 15-23.
  15. ^ Pattini, p. 27.
  16. ^ Pattini, p. 69ss.
  17. ^ a b Pattini, p. 83.
  18. ^ Alcuni di questi acquerelli, in tutto 1300, sono stati pubblicati da Pattini 20098, pp. 83-112.
  19. ^ Mazzonelli, p. 35.
  20. ^ Paolo Dalla Torre, paolodallatorre.it, 2013, https://web.archive.org/web/20160201091726/http://www.paolodallatorre.it/2013/04/giacomo-bresadola-e-giulia-turco-turcati-lazzari/. URL consultato il 25.01.2016 (archiviato dall'url originale il 1º febbraio 2016).
  21. ^ Pattini, p. 34.
  22. ^ Pattini, p. 9.
  23. ^ Pattini, p. 7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimiliano Boschi, Giulia Turco, professione scrittrice, in Il Corriere del Trentino, p. 13, Trento, 8 gennaio 2016.
  • Alberto Pattini, Giulia Turco Turcati e Eugenio Prati, Trento, Associazione culturale Giulia Turcati, 2009.
  • Silvano Groff, Donne trentine fra Otto e Novecento nei fondi della Biblioteca Comunale di Trento, in Studi Trentini di Scienze Storiche, LXXXVII, pp. 367-372, Trento, 2008.
  • Monica Farnetti, Una scrittrice agiata: Giulia Lazzari Turco, in Rovereto in Italia dall'irredentismo agli anni del fascismo (1890-1939): atti del seminario di studio, 2, pp. 539-559, Rovereto (Tn), 2002.
  • M. Zeni, L'ultimo filò, la baronessa Giulia, Trento, edizioni Effe e Erre, 2000.
  • Diego Mazzonelli, Giulia Turco Turcati Lazzari. Un'intellettuale trentina di fine '800, in Donne intellettuali trentine tra Otto e Novecento, Trento, TEMI, 1999.
  • Danilo Curti, Giuseppe Gorfer, Rodolfo Taiani, Giuliano Tecilla, Protagonisti. I personaggi che hanno fatto il Trentino. Dal Rinascimento al Duemila, Trento, Società iniziative editoriali, 1997.
  • Marina Eccher, Un'intellettuale trentina nel clima letterario dell'ultima fine secolo: Giulia Lazzari (Jacopo Turco), relatore: prof. Niva Lorenzini, Tesi di laurea - Università degli Studi di Bologna, Facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in filosofia, a. acc. 1995-96 (dattiloscritto)
  • Armando Vadagnini, Le pagine dimenticate della storia del Trentino: il salotto della baronessa, in Trentino, 143, pp. 37-48, 1989 (annata 26).
  • G. Pacher, Giulia Turco, una donna che anticipò il suo tempo, in Alto Adige illustrato, Trento, 29 novembre 1980, pp. 35-41.
  • G. Segata, Un tipo eccezionale di artista e di donna, in L'Adige, Trento, 28 agosto 1953.
  • Gino Rudium, Storia che pare una fiaba. Jacopo Turco, Raffaello Lazzari, in Corriere Tridentino, Trento, 10 agosto-9 settembre 1949.
  • Ludovico Cesarini Sforza, La Biblioteca comunale di Trento nel 1924, in Studi Trentini di Scienze Storiche, V, p. 85, 1924.
  • Luisa Anzoletti, In memoria di una gentildonna scrittrice: Giulia Lazzari Turco, Firenze, 1912.
  • Ernesta Bittanti Battisti, L'opera letteraria di Jacopo Turco, Trento, 1912.
  • Ludovico Cesarini Sforza, Giulia Lazzari nata baronessa Turco: necrologia, in Atti della I. R. Accademia di scienze, lettere ed arti degli Agiati in Rovereto, 1912, (annata 152), serie III, vol. 18/III-IV, pp. LVIII-LX, 1912.
  • Ludovico Oberziner, In morte di donna Giulia Lazzari-Turco, in Pro cultura, 1912, 3, pp. 380-382, 1912.

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