Giulia Tofana

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Giulia Tofana (o Toffana) (Palermo, ... – Roma, 5 luglio 1659) è stata un'assassina seriale italiana.

Cortigiana della corte di Filippo IV di Spagna e fattucchiera, fu considerata una serial killer sui generis, in quanto simpatizzante per donne che si sentivano intrappolate in matrimoni sbagliati, alle quali vendeva veleni da somministrare ai mariti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giulia Tofana era figlia o nipote di Tofana D'Adamo, giustiziata a Palermo il 12 luglio 1633 con l'accusa di aver avvelenato il marito Francesco[1]. Se Giulia fosse proprio la figlia di Tofana, potrebbe spiegarsi così l'apprendimento delle prime nozioni sui veleni[2].

Inventò nel 1640 l'acqua tofana, un veleno incolore, inodore e insapore altamente tossico, capace nel giro di pochi giorni di provocare al malcapitato una morte apparentemente naturale, che vendette principalmente a donne intrappolate in matrimoni violenti[3], trascinando in questa attività anche sua figlia o sorella Girolama Spera.

Dopo un po' di anni una cliente della donna, la contessa di Ceri, per liberarsi del marito, utilizzò tutto il liquido della boccetta contenente il veleno, smuovendo i sospetti dei parenti del defunto. Le indagini condussero a Giulia Tofana, la quale venne imprigionata e torturata, ammettendo di aver venduto, soprattutto a Roma, durante il periodo della peste (cosa che rendeva ancora più difficile identificare gli avvelenamenti), boccette sufficienti ad uccidere 600 persone, in un periodo compreso tra il 1633 e il 1651. Il 5 luglio 1659 fu condannata e giustiziata a Roma, in Campo de' Fiori, insieme alla figlia o sorella Girolama Spera e ad altre 3 donne colpevoli di aver avvelenato i propri mariti[4].

L'acqua tofana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Acqua tofana.

Secondo alcune fonti, l'acqua tofana fu inventata proprio dalla madre di Giulia, Tofana D'Adamo[5]. Dopo la sua esecuzione, avvenuta nel 1633, sua figlia si limitò ad allargare il mercato, vendendo il veleno al di fuori di Palermo, quindi a Napoli e a Roma[2]. L'acqua tofana era altamente tossica, essendo sufficiente una piccola quantità per procurare al malcapitato una morte priva di sintomi, facendo sì che l'assassinio non venisse scoperto[2][6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefania Bonura, Le 101 donne più malvagie della storia. Eroine nere, sciagurate, perdute e diaboliche, Roma, Newton Compton, 2011, cap. 36.
  2. ^ a b c La morte pulita, su storiain.net. URL consultato l'11 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 30 agosto 2012).
  3. ^ Giuseppa Granà, Giulia Tofana, bella da morire, su Eco Internazionale, 19 febbraio 2020. URL consultato il 13 agosto 2020.
  4. ^ Giulia Tofana, la donna che uccise oltre 600 mariti.
  5. ^ Copia archiviata, su fas.org. URL consultato il 27 gennaio 2007 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2007). Invenzione dell'acqua tofana.
  6. ^ Gesualdo Bufalino, Nunzio Zago, Francesca Caputo, Le menzogne della notte, Bompiani, 2005, p. 134.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adriana Assini, Giulia Tofana. Gli amori, i veleni, Scrittura & Scritture, 2017, ISBN 978-8889682968.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulia Tofana, su enciclopediadelledonne.it, Enciclopedia delle donne. Modifica su Wikidata