Giovanni Pianori

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«Saprò morire.»

Genesio "Giovanni" Pianori (Brisighella, 1827Parigi, 14 maggio 1855) è stato un patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Ritortolo, una piccola frazione del comune di Brisighella, si trasferì a Faenza per svolgere il mestiere di calzolaio. Nel 1848 partecipò con entusiasmo alla Primavera dei popoli. Fu arrestato e associato alle carceri di Cervia da dove riuscì a fuggire, ricongiungendosi con i patrioti romagnoli. Dopo la caduta della Repubblica Romana per mano delle truppe francesi, riparò a Genova dove s'imbarcò per raggiungere a Londra il suo mentore Giuseppe Mazzini.

Ritenendo di dover vendicare l'offesa fatta da Napoleone III all'Italia con l'occupazione di Roma, si recò a Parigi. Appostò l'imperatore agli Champs-Élysées, dov'era solito compiere la sua passeggiata serale a cavallo, e alle ore 17 del 28 aprile 1855 gli sparò contro i due colpi con una pistola a doppia canna, che non colpirono Napoleone III, né gli aiutanti di campo Ney e Valabrègue che lo accompagnavano.

Subito arrestato, fu processato dalla Corte di Giustizia Imperiale il successivo 7 maggio e condannato a morte. Il 14 maggio, venne giustiziato tramite decapitazione con la ghigliottina, dopo che il ricorso presentato dall'avvocato d'ufficio Champy era stato respinto, il giorno precedente.

Pianori negò d'avere complici, ma in realtà altri individui erano a conoscenza del complotto, tra questi Eugenio Bertoni di Cesena, il quale venne arrestato e si suicidò in carcere, evitando così la ghigliottina. Bertoni era considerato dalla polizia papalina un "ardente e fanatico repubblicano". Nella città di Cesena la sua famiglia gestiva un caffè chiamato il "Nazionale" che ebbe notevole importanza negli anni del Risorgimento. A Cesena in Palazzo Galeffi, dove era il caffe' gestito dalla famiglia Bertoni, ora è la sede della locale Consociazione Repubblicana.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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