Gervasio Bitossi

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Gervasio Bitossi (Livorno, 2 ottobre 1884Roma, 26 giugno 1951) è stato un generale italiano del Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale, ricordato per il suo ruolo in Egitto nel corso della battaglia di El Alamein nel 1942.

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Allievo del collegio militare Nunziatella di Napoli dal 16 ottobre 1900, entrò nel 1903 come allievo nell'Accademia militare di Modena, da cui uscì con il grado di sottotenente, assegnato all'arma di cavalleria il 14 settembre 1906, presso il Reggimento "Lancieri di Montebello" (8°), in Parma.

Il 23 settembre 1912 si sposa a Livorno con la signora Clementina Coronedi, dalla quale avrà quattro figli.

Frequenta con successo i corsi della Scuola di Guerra. Capitano nel 1915, viene ferito in combattimento il 29 luglio a Castelnuovo sul Carso. In "Lancieri di Montebello" (8°) riceve una Medaglia d'Argento al V. M. (1916).

Svolge funzioni di S.M. presso vari comandi nei gradi di maggiore (1923) e di tenente colonnello (1926).

Nel 1928-29 in Piemonte Reale. Promotore della meccanizzazione della cavalleria, trasforma il reggimento in Scuola Carri veloci. Dopo un servizio come ufficiale di SM, fu promosso colonnello il 16 agosto 1933, assumendo prima il comando del Cavalleggeri Guide (19°) di Parma, fino al 10 novembre 1935.

Durante la guerra d'Etiopia (1935/1936), è al comando del 1º reggimento Misto Trento.

Fu giudicato uno dei massimi esperti italiani dei carri armati, fu autore di diversi articoli su studi sui corazzati e collaborò alla stesura delle prime loro normative e tattiche d'impiego.

Fu nel 1936/1937 comandante della Scuola centrale Truppe Celeri, passando poi dal 9 settembre 1937 quale vice comandante della 2 divisione celere Emanuele Filiberto Testa di Ferro, a Ferrara.

Dal 31 luglio 1938, promosso generale di brigata, parte il 4 novembre per la Spagna ed assume, per sostituzione del generale Bergonzoli, in seno al corpo truppe volontarie, il comando della divisone d'assalto Littorio, un'unità che legherà per molto tempo al suo nome.

Il 10 marzo 1939 viene promosso generale di divisione per meriti di guerra e rimane ferito una seconda volta il 30 maggio 1939. Rientra in Italia ed a Parma diviene il comandante della nuova 133ª divisione corazzata Littorio il 28 ottobre seguente.

Bitossi dall'11 aprile 1941, coadiuvato dal vice comandante della divisione Ruggero Cassata, conduce la Littorio nell'invasione della Jugoslavia occupando fulmineamente Karlovac, Sebenico, Knin, Mostar e Trebinjie. Per questi meriti verrà insignito della croce dell'O. M. I. nel luglio seguente.

Rientrato in Veneto, il 22 gennaio 1942 si trasferirà con la Littorio in Libia con la quale parteciperà a tutti i cicli operativi (con un'interruzione tra l'8 luglio e il 20 settembre perché destinato alla Delease) sino alla distruzione della sua unità ad El Alamein il 4 novembre 1942. Dopo alcuni incarichi al XX° Corpo ed alla 1ª armata in Tunisia Bitossi rientra in Italia il 1º marzo 1943.

Nell'aprile seguente scrisse "Frammenti di una esperienza decennale di guerra motorizzata 1933-1943" importante relazione indirizzata a Umberto di Savoia, i generali Ambrosio, Roatta, Sartoris, Cadorna e Sorice, sulle reali condizioni dei mezzi blindati da lui riscontrate soprattutto nel 1942.

Dopo una lunga convalescenza per malattia riconosciuta causa di servizio, il 5 settembre assume il comando del II Corpo a Siena, giusto in tempo per l'armistizio. Viene catturato a Vicenza il 19 settembre ed internato a Schokken, campo per generali 64/Z sino al 1945.

Il 1º giugno 1946 viene collocato in congedo per età, non accettando la nuova forma di governo italiana.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro
  • Cavaliere della Corona d'Italia
  • Medaglia d'Argento al Valor Militare
  • 2 Croci al merito di guerra
  • Guerra Italo-Austriaca 1915-16-17-18 Interalleata della Vittoria
  • Unità d'Italia 1918
  • Croce per anzianità di servizio
  • Distintivo di Mutilato in guerra
  • Distintivo di ferita in guerra