Gallirallus lafresnayanus

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Rallo della Nuova Caledonia
Gallirallus lafresnayanus.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Gruiformes
Famiglia Rallidae
Genere Gallirallus
Specie G. lafresnayanus
Nomenclatura binomiale
Gallirallus lafresnayanus
J. Verreaux e Des Murs, 1860

Il rallo della Nuova Caledonia (Gallirallus lafresnayanus J. Verreaux e Des Murs, 1860) è un uccello della famiglia dei Rallidi originario, come dice il nome, della Nuova Caledonia[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Misura circa 46 cm di lunghezza. Ha un lungo becco ricurvo, coda piuttosto corta, ali quasi atrofizzate, sebbene non quanto quelle del rallo di Lord Howe (G. sylvestris), e un piumaggio lanuginoso.

La sommità del capo è di colore grigio scuro, ma sulla parte posteriore del collo il piumaggio assume una tonalità cioccolato, mentre la regione facciale è marrone scuro. Sulla regione sopracciliare vi è una striscia di colore marrone più chiaro. Le guance e la gola sono grigio chiaro, le copritrici auricolari marrone. Il dorso è di un grigio-brunastro sbiadito, con toni oliva nella regione delle spalle e bruno-nerastri sulla groppa. Le regioni inferiori sono di colore grigio scuro. I fianchi e le copritrici del sottoala sono color cioccolato.

Gli esemplari giovani possiedono una macchia marrone-arancio sulla gola e differiscono dagli adulti per avere il dorso e i lati del collo quasi neri, le regioni inferiori nerastre e la gola e la testa grigio chiaro.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

In passato la specie viveva nelle foreste pluviali lungo le coste occidentali e orientali della Nuova Caledonia, ma è probabile che ora si sia rifugiata nella regione montuosa centrale dell'isola, impervia e accidentata[1].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Le uniche notizie che abbiamo riguardo alle abitudini del rallo della Nuova Caledonia sono quelle tramandateci dal naturalista inglese Edgar Leopold Layard e da suo figlio nel 1882, i quali, pur non avendolo mai osservato in natura, ebbero modo di vederne un esemplare in cattività; essi scrissero:

«Lo abbiamo tenuto entro una recinzione, nutrendolo con bulimi [chiocciole terricole], carne cruda e avanzi. È notturno, e corre con grande rapidità. Nel camminare alza la coda con il peculiare scatto tipico di tutti i ralli, e può arrampicarsi e saltare come un gatto. Se allarmato si comprime in una piccola cavità o fessura e giace «nascosto» e immobile, fingendosi morto per lungo tempo. Non lo abbiamo mai visto all'interno dei suoi rifugi naturali; gli unici esemplari che abbiamo avuto ci sono stati portati, dopo essere stati presi in trappola o catturati dai cani[3]

Molto probabilmente, quando era più diffuso, il rallo della Nuova Caledonia occupava le stesse foreste del kagu (Rhynochetos jubatus). Layard sosteneva che in natura si cibasse prevalentemente di insetti.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Il rallo della Nuova Caledonia è noto unicamente a partire da appena 17 esemplari, tutti catturati tra il 1860 e il 1890. Da allora, questa specie sfuggente è stata avvistata solamente negli anni '60 (nei pressi del monte Panié, nel nord dell'isola) e nel 1984 (alle sorgenti del fiume Blanche, nel sud dell'isola). Nel 2004, nel corso di una spedizione scientifica, degli studiosi intervistarono alcuni cacciatori, i quali sostennero di aver avvistato più volte l'uccello, prima degli anni '80, sulle pendici occidentali del monte Panié. In seguito, però, neanche loro sono più riusciti a osservarlo. Gli studiosi, tuttavia, ritengono che la specie si sia ritirata più in alto, sulle montagne, dove i predatori introdotti dall'uomo (gatti, ratti e maiali) non sono presenti[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) BirdLife International 2012, Gallirallus lafresnayanus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Rallidae, International Ornithologists’ Union, 2019, IOC World Bird Names (ver 9.2). URL consultato il 12 maggio 2014.
  3. ^ Day, D. (a cura di), The doomsday book of animals, University of Michigan, Viking Press, 1983, ISBN 0670279889.

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