Foce a Giovo

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Foce a Giovo
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
Emilia-Romagna Emilia-Romagna
ProvinciaLucca Lucca
Modena Modena
Località collegateCoreglia Antelminelli
Pievepelago
Fiumalbo
Altitudine1 674 m s.l.m.
Coordinate44°07′05.52″N 10°36′34.56″E / 44.1182°N 10.6096°E44.1182; 10.6096Coordinate: 44°07′05.52″N 10°36′34.56″E / 44.1182°N 10.6096°E44.1182; 10.6096
Infrastrutturastrada
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Foce a Giovo
Foce a Giovo

La Foce a Giovo (1.674 m s.l.m. - a volte italianizzata come Passo al Giovo) è il valico appenninico attraversato da una strada semi-asfaltata (dalla parte della Toscana gli ultimi 5 km prima del passo non sono asfaltati, dal lato Emiliano è totalmente sterrata) più alto dell'Appennino Tosco-Emiliano.

I monti adiacenti sono: il Monte Rondinaio (1966 m), presso il Monte Giovo (1991 m), e la Femminamorta (1880 m), presso l'Alpe Tre Potenze (1940 m).

Dal passo nasce il fiume Panaro, l'ultimo affluente del Po che, fino al paese di Pievepelago, prende il nome di Torrente delle Tagliole, attraversando l'omonimo centro abitato le Tagliole.

Sul valico è presente una minuscola cappellina dedicata alla Madonna del Giovo e un singolare tavolo di marmo; poco distante vi è una fontana, utile a dissetare i viandanti.

La strada, che culmina con la Foce al Giovo, è conosciuta come la “Strada dei Duchi” o “Via Ducale”; nel 1818 Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca e Francesco IV, duca di Modena vollero realizzare una grande strada per superare l'Appennino, per poter disporre di un collegamento diretto tra Modena e Lucca senza dover passare dalle dogane del Granducato di Toscana.

I lavori si protrassero dal 1819 fino al 1829, quando fu inaugurata dai due Duchi, che si incontrarono per la prima volta alla Foce al Giovo; si narra che la duchessa, una volta tornata a Lucca affermò che “in alto nevica”, riferendosi alla bianca chioma del duca di Modena; questi, venuto a sapere il commento, replicò che “quando in alto nevica, è bene che le vacche tornino a valle”. L'aneddoto viene spesso raccontato dagli abitanti della Val Fegana, ma si deve ricordare che nel 1829 la duchessa Maria Luisa era morta da cinque anni e le era successo sul trono il figlio Carlo Lodovico.

Definita impossibile tanto ardito era il suo percorso, che sfidava l'alto bacino del torrente Fegana e si spingeva su fino ai 1674 metri d'altitudine della Foce al Giovo, la strada era spesso innevata e intransitabile per le frequenti frane; per una ventina d'anni il collegamento ebbe un rilevante utilizzo, fino a che gli eventi storici non cambiarono lo scenario politico degli stati confinanti, rendendolo inutile. Fu lasciata in abbandono; negli anni sessanta il comune di Bagni di Lucca le dette l'attuale sistemazione il mantenimento della strada fu poi assunto dalla Provincia di Lucca.

Nel versante lucchese la strada - catalogata come “SP. 56 di Valfegana” - è asfaltata fino al rifugio Casentini (1250 m) per proseguire sterrata fino alla Foce, conservando tracce delle ardite opere murarie di contenimento; attualmente è consentito il transito dei veicoli fino al valico.

Il versante modenese, interdetto al traffico, scende con modesta pendenza fino a Ca Coppi (1357 m) in val di Luce, conservando in più punti tracce dell'antico acciottolato.