Eutanasia e religioni

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Eutanasia.

Diverse religioni e comunità religiose hanno preso una posizione più o meno precisa nei confronti dell'eutanasia, seguendo direzioni non certo uniformi bensì diversificate e talora diametralmente opposte. Tuttavia le comunità religiose non strettamente sottoposte ad imposizioni gerarchiche non hanno un punto di vista compatto e uniforme nei confronti dell'argomento.

Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa cattolica è schierata nettamente contro l'eutanasia, considerando tali pratiche equivalenti all'omicidio o al suicidio.[1][2]

La dottrina cattolica in merito all'eutanasia è riassunta nell'articolo del Catechismo della Chiesa Cattolica dedicata al quinto comandamento:

«L'eutanasia
2276 Coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare. Le persone ammalate o handicappate devono essere sostenute perché possano condurre un'esistenza per quanto possibile normale.
2277 Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.
Così un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere.
2278 L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'«accanimento terapeutico». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.
2279 Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.»

(Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte III, Sezione II, Capitolo II, Articolo V.[3])

Nel 1965 durante il Concilio Ecumenico Vaticano II, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes contiene la prima o una delle prime citazioni esplicite dell'eutanasia in documenti dottrinali.[4][5]

Nel 1979 Giovanni Paolo II, citando la Gaudium et Spes, tratta il tema dell'eutanasia rivolgendosi ai vescovi statunitensi: «[...] l'eutanasia o l'uccisione per pietà... è un grave male morale... Tale uccisione è incompatibile col rispetto per la dignità umana e la venerazione per la vita.»[6]

Una definizione di eutanasia — citata anche da autori che non condividono le valutazioni etiche del magistero cattolico — si trova nella Dichiarazione sull'eutanasia Iura et bona, pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 5 maggio 1980, al n. II: «Per eutanasia s'intende un'azione o un'omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore. L'eutanasia si situa, dunque, al livello delle intenzioni e dei metodi usati».[7] In tale definizione non vi è distinzione tra eutanasia attiva e passiva, volontaria e involontaria.

Una sintesi efficace della posizione della Chiesa cattolica si trova nell'enciclica Evangelium Vitae. Fatto salvo il caso particolare dell'accanimento terapeutico e la doverosa partecipazione per la sofferenza inaudita che spesso tali malati soffrono, le parole di Giovanni Paolo II esprimono in proposito una netta condanna:

«[...] confermo che l'eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana.»

(Evangelium Vitae, n. 65[8])

«Anche se non motivata dal rifiuto egoistico di farsi carico dell'esistenza di chi soffre, l'eutanasia deve dirsi una falsa pietà, anzi una preoccupante "perversione" di essa: la vera "compassione", infatti, rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza. [...] La scelta dell'eutanasia diventa più grave quando si configura come un omicidio che gli altri praticano su una persona che non l'ha richiesta in nessun modo e che non ha mai dato ad essa alcun consenso. Si raggiunge poi il colmo dell'arbitrio e dell'ingiustizia quando alcuni, medici o legislatori, si arrogano il potere di decidere chi debba vivere e chi debba morire. [...] Così la vita del più debole è messa nelle mani del più forte; nella società si perde il senso della giustizia ed è minata alla radice la fiducia reciproca, fondamento di ogni autentico rapporto tra le persone.»

(Evangelium Vitae, n. 66[8])

Con riferimento al "suicidio assistito" e all'eutanasia, l'enciclica Evangelium Vitae cita varie fonti teologiche e dottrinali[9], tra cui Sant'Agostino:

  • «Non è mai lecito uccidere un altro: anche se lui lo volesse, anzi se lo chiedesse perché, sospeso tra la vita e la morte, supplica di essere aiutato a liberare l'anima che lotta contro i legami del corpo e desidera distaccarsene; non è lecito neppure quando il malato non fosse più in grado di vivere».(Epistula 204, 5: CSEL 57, 320.)[10]

Allo stesso modo l'enciclica afferma che non bisogna confondere l'eutanasia con la rinuncia all'accanimento terapeutico, ossia i casi in cui la morte dell'ammalato sia ritenuta "imminente e inevitabile".

La posizione cattolica su questo argomento viene così descritta nel 2000 dalla Pontificia Accademia per la Vita[11]: «Nell'immediatezza di una morte che appare ormai inevitabile e imminente "è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita" (cfr Dich. su Eutanasia, parte IV), poiché vi è grande differenza etica tra "procurare la morte" e "permettere la morte": il primo atteggiamento rifiuta e nega la vita, il secondo accetta il naturale compimento di essa».

Chiese Riformate[modifica | modifica wikitesto]

Non essendo le posizioni etiche uniformi, ma più che altro frutto di una sintesi tra le sensibilità delle varie comunità e della maggior vicinanza dei pastori con il tessuto sociale in cui la comunità vive e opera, in altre confessioni cristiane il dibattito sull'eutanasia è più ampio. Ad esempio, nel caso dei Valdesi,[12], il Sinodo si è pronunciato favorevolmente alla pratica dell'eutanasia per combattere l'inutile sofferenza[13] e anche singoli pastori non mostrano, di principio, pregiudiziali all'adozione di misure a tutela della dignità dei malati. Afferma il pastore valdese prof. Ermanno Genre (peraltro in piena polemica con le posizioni della gerarchia cattolica), decano della Facoltà valdese di teologia di Roma: «…La legge approvata in Olanda merita di essere conosciuta prima che "scomunicata": è una legge che tutela il diritto del cittadino, per evitare che altri decidano per lui … È semplicemente vergognosa l'operazione vaticana che tende a screditare una nazione che in fatto di diritti umani e di dignità della persona non ha proprio nulla da imparare né dal Vaticano né dall'Italia».[14]

Nel marzo 2006 il prof. Sergio Rostagno, coordinatore della Commissione bioetica della Tavola Valdese, dichiarò: «L'eutanasia non è un attentato alla vita umana, ma una norma che vuole indicare come si può morire con dignità. Ci batteremo perché venga introdotta in Italia»[15]. Riguardo all'incidente diplomatico con i Paesi Bassi causato da dichiarazioni espresse da Carlo Giovanardi (all'epoca sottosegretario alla presidenza del consiglio), Rostagno aggiunse che, al contrario, la legge olandese era stata ben valutata dai Valdesi al momento della sua promulgazione, pur con tutti i suoi limiti.[15]

Recentemente, anche nella Chiesa d'Inghilterra è iniziata una discussione non pregiudizialmente ostile alla pratica dell'eutanasia: il primo a sollevare il tema è stato, nel novembre 2006, il reverendo Tom Butler, vescovo di Southwark, che ha sostenuto la giustezza della sospensione delle cure («in alcune circostanze») anche se si sa che esse porteranno alla morte[16]. La discussione sull'argomento seguiva di poco la presa di posizione della Reale associazione degli ostetrici e ginecologi britannici, che aveva proposto l'eutanasìa infantile - anche attiva - per casi di gravissime invalidità neonatali che hanno come unico sbocco una vita vegetativa[16].

Chiesa Ortodossa[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa ortodossa condanna l’eutanasia come peccato mortale

Buddhismo[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono diverse visioni del problema dell'eutanasia tra i buddisti. In generale vi è una posizione di netto rifiuto delle pratiche eutanasiche, ma non mancano le correnti di pensiero volte ad accettare possibili eccezioni in alcuni casi particolari.[senza fonte]

Nel buddismo Theravada ogni upasaka (credente buddista laico) recita quotidianamente questa formula: "Io mi rifiuto di distruggere esseri viventi."[17] Tuttavia per gli ordini monastici buddisti le regole sono più esplicite, come si può notare dal testo che segue: "Nessun monaco (bhikkhu) dovrebbe intenzionalmente privare ogni uomo della sua vita, o cercare un assassino per questi, o pregare per la sua morte, o incitarlo a morire ..."[18]

Il Dalai Lama è stato citato dall'Agence France-Presse il 18 settembre 1996 in un articolo intitolato Il Dalai Lama riconsidera l'eutanasia per le circostanze eccezionali[19] riguardo alle sue posizioni sull'eutanasia:

Alla domanda sulla sua opinione sull'eutanasia, il Dalai Lama ha detto che i buddisti credono che ogni vita sia preziosa e nessuna più della vita umana, aggiungendo: "Penso sia meglio evitarla" (l'eutanasia).
"Ma allo stesso tempo penso che come per l'aborto, che è considerato dal buddismo come un atto di omicidio [...] il metodo buddista consiste nel giudicare il giusto e l'errore o i vantaggi e gli svantaggi."
Ha poi citato il caso di una persona in coma senza possibilità di recupero e altri casi eccezionali riguardo ai quali si è espresso in tal modo: "Questi sono, io parlo dal punto di vista buddista, casi eccezionali" quindi "è meglio giudicare sulle basi di ogni caso, singolarmente".

Il 9 febbraio 2009 il Dalai Lama, in visita a Roma per ricevere la cittadinanza onoraria[20] e intervistato sul concomitante caso di Eluana Englaro, in stato vegetativo da 17 anni, ha ribadito le sue convinzioni sull'argomento:

L'eutanasia "dovremmo evitarla, ma in casi particolari si potrebbero fare delle eccezioni". Su Eluana: "Se veramente non c'è alcuna possibilità di guarigione, mantenere quello status è molto costoso e le famiglie soffrono, allora si potrebbe agire. In generale se pure una persona non cammina più, ma il suo corpo e il suo cervello sono ancora presenti, allora è meglio tenere una persona in vita, ma si possono fare eccezioni".[21]
Le cure vanno fermate se non vi è "la possibilità di recuperare la coscienza e le funzioni mentali". Nel buddismo, "nei casi di male incurabile c'è una pratica che consente l'abbandono della coscienza dal corpo"; negli altri casi "anche noi parliamo di suicidio".[22]

Il buddhismo Nichiren, specialmente quello della Soka Gakkai, ha invece un'attitudine più permissiva ne confronti dell'eutanasia e del suicidio.[23]

Ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

L'ebraismo è parzialmente diviso sul tema dell'eutanasia. In genere i teorici dell'ebraismo ortodosso si oppongono all'eutanasia, spesso in modo vigoroso, anche se alcuni dimostrano una certa comprensione per l'eutanasia passiva in circostanze limitate. All'interno dell'ebraismo conservativo e riformato, invece, c'è un sostegno abbastanza diffuso per l'eutanasia passiva.

Induismo[modifica | modifica wikitesto]

L'induismo rispetta fortemente la vita umana, ed è in genere contrario all'eutanasia, ma lascia comunque libertà di coscienza. Considera invece il suicidio, cui è contrario in assoluto, un atto che causa impedimento alla liberazione finale, aumentando il "Karma" negativo individuale.

Islam[modifica | modifica wikitesto]

L'Islam vieta categoricamente tutte le forme di suicidio e tutte le azioni che possano agevolare il suicidio di qualcun altro.[24][25] È inoltre vietato per un musulmano pianificare la propria morte per il futuro[26] ma è possibile rifiutare terapie curative.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2324, su vatican.va. URL consultato il 3 marzo 2009.
  2. ^ Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, 2005, al n.470, su vatican.va. URL consultato il 3 marzo 2009.
  3. ^ Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte III, Sezione II, Capitolo II, Articolo V, su vatican.va. URL consultato il 3 marzo 2009.
  4. ^ Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n.27., su vatican.va. URL consultato il 3 marzo 2009. Citata anche nella enciclica Evangelium Vitae, nota n.81
  5. ^ Heinrich Denzinger. Enchiridion symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, a cura di Peter Hünermann, Verlag Herder, Freiburg 1991. (Ed. it. Simboli e dichiarazioni sulla fede cattolica e i costumi, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1995).
  6. ^ Giovanni Paolo II, Allocutio ad Episcopos Statuum Foederatorum Americae Septentrionalis, 5 ottobre 1979., su vatican.va. URL consultato il 3 marzo 2009.
  7. ^ Congregazione per la dottrina della fede, Dichiarazione sull’eutanasia – Iura et bona (Declaratio de Euthanasia deque analgesicorum remediorum usu therapeutico recte ac proporzionate servando), 5 maggio 1980., su vatican.va. URL consultato il 3 marzo 2009.
  8. ^ a b Evangelium Vitae, «Sono io che do la morte e faccio vivere» (Dt 32, 39): il dramma dell'eutanasia., su vatican.va. URL consultato il 3 marzo 2009.
  9. ^ L'enciclica Evangelium Vitae cita anche:
    • Congregazione Del Sant'Uffizio, Decretum de directa insontium occisione (2 dicembre 1940): AAS 32 (1940), 553-554;
    • Pio XII, Discorso ad un gruppo internazionale di medici (24 febbraio 1957): AAS 49 (1957), 129-147;
    • Paolo VI, Messaggio alla televisione francese: "Ogni vita è sacra" (27 gennaio 1971): Insegnamenti IX (1971), 57-58;
    • Paolo VI, Discorso all'International College of Surgeons (1º giugno 1972): AAS 64 (1972), 432-436.
    Evangelium Vitae, nota n.81
  10. ^ Evangelium Vitae, nota n.85
  11. ^ Pontificia Accademia per la Vita, Il rispetto della dignità del morente, 9 dicembre 2000., su vatican.va. URL consultato il 3 marzo 2009.
  12. ^ Eutanasia e la Chiesa Valdese Archiviato il 13 febbraio 2007 in Internet Archive. da Perlulivo.it.
  13. ^ L'eutanasia e il suicidio assistito Archiviato il 24 aprile 2006 in Internet Archive., a cura del Gruppo di lavoro sui problemi etici posti dalla scienza, nominato dalla Tavola valdese.
  14. ^ «Eutanasia» Archiviato il 27 settembre 2007 in Internet Archive., da NEV - Notizie evangeliche, 1º dicembre 2000, citato in ChiesaValdese.org.
  15. ^ a b «L'eutanasia non è un attentato alla vita umana» Archiviato il 17 agosto 2007 in Internet Archive., da NEV - Notizie evangeliche, 22 marzo 2006, citato in ChiesaValdese.org.
  16. ^ a b Daniele Lorenzi. «La Chiesa anglicana apre all'eutanasia; la Chiesa cattolica tiene chiuso»[collegamento interrotto], da korazym.org, 14 novembre 2006.
  17. ^ Template:IASTātipātā veramaTemplate:IASTī sikkhāpadaTemplate:IAST samādiyāmi: questo è il primo precetto dei 5 precetti del buddismo Theravada ed ha varie interpretazioni.
  18. ^ Thanissaro Bhikkhu, Buddhist Monastic Code I: capitolo 4, Parajika, 1994 Archiviato il 27 aprile 2009 in Internet Archive.
  19. ^ Dalai Lama Backs Euthanasia in Exceptional Circumstances
  20. ^ Il Dalai Lama cittadino onorario di Roma
  21. ^ Dalai Lama: No all'eutanasia salvo eccezioni
  22. ^ Eluana: Dalai Lama, fermare cure se non c'è più coscienza
  23. ^ Estratti e commento da pubblicazioni di Daisaku Ikeda, terzo Presidente della Soka Gakkai International
  24. ^ Traduzione in inglese del Sahih Muslim, libro 35, Hadith 7.71.670 della University of Southern California Archiviato il 15 giugno 2007 in Internet Archive.
  25. ^ Traduzione in inglese del Sahih Muslim, libro 35, Hadith 35.6485 della University of Southern California Archiviato il 28 novembre 2008 in Internet Archive.
  26. ^ Traduzione del Sahih Muslim, libro 35, Hadith 35.6480 della University of Southern California Archiviato il 28 novembre 2008 in Internet Archive.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]