Eluana Englaro

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Eluana Englaro (Lecco, 25 novembre 1970Udine, 9 febbraio 2009) è stata una donna italiana che, a seguito di un incidente stradale, ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni, fino alla morte naturale sopraggiunta a seguito dell'interruzione della nutrizione artificiale. Il suo caso divenne una lunga vicenda giudiziaria tra la famiglia sostenitrice dell'interruzione del trattamento e la giustizia italiana, divenendo anche un caso politico sul finire della vicenda.

Il fine vita[modifica | modifica wikitesto]

La richiesta della famiglia di interrompere l'alimentazione forzata, considerata un inutile accanimento terapeutico, scatenò in Italia un notevole dibattito sui temi legati alle questioni di fine vita. Dopo un lungo iter giudiziario, l'istanza è stata accolta dalla magistratura[1] per mancanza di possibilità di recupero della coscienza, ed in base alla volontà della ragazza, ricostruita tramite testimonianze. Diverse amiche intime della giovane riferirono che, avendo appreso di un gravissimo incidente stradale che aveva coinvolto un amico rimasto in coma, Eluana aveva dichiarato che sarebbe stato preferibile morire che sopravvivere privi di coscienza e volontà e completamente dipendenti dalle cure altrui, ammettendo anche di aver pregato perché l'amico si spegnesse senza ulteriori sofferenze ed umiliazioni. In un'altra occasione, commentando un analogo episodio che aveva coinvolto un compagno di scuola morto in un incidente di moto, Eluana aveva dichiarato: "nella disgrazia è stato fortunato a morire subito". Proprio discutendo in famiglia della tragedia capitata all'amico, la giovane aveva dichiarato anche ai propri genitori che non avrebbe potuto tollerare che lo stesso capitasse a lei e che per quanto la riguardava avrebbe preferito la morte rispetto ad una sopravvivenza del genere ed aveva ripetutamente chiesto loro di non permettere mai che qualcosa del genere le capitasse.[2][3]

Il caso Englaro fu alimentato anche da notizie soggettive e divergenti riguardo alle sue reali condizioni fisiche. Vi fu chi dichiarò ad esempio che la giovane era in grado di deglutire,[4] nonostante, a seguito dell'incidente che l'aveva coinvolta, ella avesse riportato una paresi dalla nuca in giù che le impediva non solo la deglutizione di cibi solidi ma anche della stessa saliva, al punto che la donna era mantenuta costantemente girata di fianco per evitare rigurgiti e soffocamento.[5][6][7] Persino durante gli ultimi giorni di vita della donna, si rincorsero sui media dichiarazioni contrastanti e spesso assai fantasiose circa le reali condizioni di Eluana, con numerose persone non meglio identificate che asserivano di averle fatto visita presso l'hospice di Udine ove si trovava, trovandola "bellissima" e "tranquilla"; ciò malgrado la struttura sanitaria fosse costantemente presidiata e la stanza dove la giovane si trovava fosse controllata costantemente proprio al fine di non permettere l'ingresso di estranei al di fuori del padre e del personale sanitario. La vicenda della giovane Eluana e della battaglia intrapresa dalla sua famiglia perché le sue volontà venissero rispettate, al di là del clamore mediatico suscitato, ha contribuito a portare alla luce alcune gravi lacune del sistema giuridico italiano per quanto riguarda vicende bioetiche analoghe, riaprendo il dibattito su una eventuale legge che prenda in considerazione forme di testamento biologico.[8]

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Beppino Englaro, padre di Eluana

L'incidente stradale avvenne il 18 gennaio 1992, al ritorno da una festa a Pescate, paese alle porte di Lecco; la giovane Eluana, che aveva da poco compiuto 21 anni e frequentava la facoltà di Lingue all'Università di Milano, perse il controllo dell'automobile a causa del fondo stradale gelato e si schiantò contro un palo della luce e quindi contro un muro, riportando lesioni craniche gravissime ed una frattura con slivellamento della seconda vertebra che causò un'immediata paresi di tutti e quattro gli arti. All'arrivo dei soccorsi, la giovane era in coma.

Dopo alcuni mesi nel reparto di Terapia Intensiva degli ospedali di Lecco e Sondrio, Eluana uscì dal coma ma, proprio a causa delle lesioni cerebrali estese ed irreversibili, fu dichiarata in stato vegetativo, condizione che esclude la coscienza di sé e del mondo circostante e la possibilità di comunicare o interagire in alcun modo con l'ambiente esterno, relegando il paziente in una condizione tendenzialmente perpetua di totale incoscienza.

Secondo dichiarazioni della famiglia Englaro, appena resisi conto della situazione disperata di Eluana, i genitori hanno iniziato a chiedere ai medici la sospensione dei trattamenti, rappresentando loro che la propria figlia aveva ripetutamente affermato di non desiderare inutili accanimenti terapeutici.

Il padre di Eluana, Beppino Englaro, dal 1999 chiese ripetutamemente per via giudiziaria la sospensione dell'alimentazione artificiale e delle terapie a cui era sottoposta la figlia, portando a supporto della richiesta diverse testimonianze di amiche della figlia volte a dimostrare l'inconciliabilità dello stato in cui si trovava e del trattamento di sostegno forzato che le consentiva artificialmente di sopravvivere (alimentazione/idratazione mediante sondino naso-gastrico) con le sue precedenti convinzioni sulla vita e sulla dignità individuale.[1]

Il procedimento arrivò fino alla Corte di Cassazione, che nel marzo 2006 respinse le richieste della famiglia Englaro per un vizio del procedimento. Il ricorso, a suo tempo, non fu notificato ad alcuna controparte portatrice di un interesse contrario a quello di Eluana Englaro. Il ricorso fu presentato ai sensi del citato articolo 32 della Costituzione: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».[9]

A seguito di un nuovo ricorso del padre, la Corte di Cassazione rinviò il caso «ad una diversa sezione della Corte d'Appello di Milano». La sentenza, depositata il 16 ottobre 2007, stabilì due presupposti necessari per poter autorizzare l'interruzione dell'alimentazione artificiale:

  • Occorre che «la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno».[10]
  • Occorre altresì «che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l'idea stessa di dignità della persona».[10]

Con il decreto del 9 luglio 2008, la Corte d'Appello civile di Milano autorizzò Beppino Englaro, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzata che manteneva in vita Eluana per «mancanza della benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno».[1][11]

Le Suore Misericordine, che dal 1994 in poi si occuparono di Eluana presso la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, si rifiutarono di interrompere l'idratazione e l'alimentazione forzate manifestando la disponibilità a continuare ad assistere la donna e chiedendo al padre di abbandonare Eluana alle loro cure e dimenticarsi di lei. Per tale motivo il padre decise di trasferire la figlia presso altra struttura ove dare seguito alle sue volontà (certificate nel decreto attraverso le testimonianze).

A seguito della decisione della Corte di Cassazione vi furono varie manifestazioni, come quella a favore promossa dai Radicali Italiani[12] e quella contraria promossa dal giornalista Giuliano Ferrara, che aveva invitato la cittadinanza a depositare, davanti al Duomo di Milano, bottigliette di acqua in segno di protesta simbolica.[13] Furono inoltre presentati alcuni appelli, come quello dell'associazione Scienza & Vita[14] e quello del giornalista Magdi Allam[15] favorevoli alla continuazione delle cure e, sul versante opposto, quello dei Radicali di Lecco.[16]

L'8 aprile 2016 una sentenza del TAR condanna la Regione Lombardia a pagare un risarcimento danni di circa 143mila euro per la decisione via decreto, presa nel 2008 dall'allora presidente Roberto Formigoni, di vietare la sospensione delle terapie. [17]

La prima iniziativa politica[modifica | modifica wikitesto]

In riferimento a quest'ultima sentenza, entrambi i rami del Parlamento italiano votarono la promozione di un conflitto di attribuzione contro la Corte di Cassazione, ritenendo che la sentenza dell'ottobre 2007 costituisse «un atto sostanzialmente legislativo, innovativo dell'ordinamento normativo vigente», come indicato dalla relazione di maggioranza della Commissione Affari Costituzionali annunciata in aula il 22 luglio 2008.[18] Tale atto fu respinto dalla Corte costituzionale.

La procura della Repubblica di Milano presentò a sua volta ricorso contro il decreto della Corte d'appello. La successiva dichiarazione d'inammissibilità da parte della Cassazione[19] scatenò ulteriori polemiche.

Il 13 novembre 2008 la Corte di Cassazione respinse il ricorso della procura di Milano contro l'interruzione di alimentazione e idratazione artificiale, accogliendo così la volontà del padre di Eluana. Nel merito del provvedimento alcuni giuristi criticarono le motivazioni con cui la Cassazione rigettò il ricorso del pubblico ministero.[20]

Il 16 dicembre 2008, Maurizio Sacconi, ministro del lavoro, emanò un atto d'indirizzo volto a vietare alle strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate col Servizio Sanitario Nazionale l'interruzione dell'idratazione e dell'alimentazione forzate con la minaccia di escludere queste strutture dallo stesso;[21] lo stesso giorno, la casa di cura Città di Udine (che non fa parte del Servizio Sanitario Nazionale in quanto il Friuli-Venezia Giulia ne uscì nel 1996) annunciò che una volta chiarite le questioni legali sarebbe stata pronta ad accogliere Eluana. Successivamente, tuttavia, la casa di cura ritirò tale disponibilità.

Il 19 dicembre 2008 Marco Cappato (segretario dell'Associazione Luca Coscioni), Antonella Casu (segretaria dei Radicali Italiani), e Sergio D'Elia (segretario di Nessuno Tocchi Caino), sporserso denuncia nei confronti del ministero del lavoro, rappresentato da Maurizio Sacconi, presso la procura di Roma, per violenza privata mediante minaccia,[22] in seguito al suo atto d'indirizzo[23] di pochi giorni prima.

Il 22 dicembre 2008 anche la Corte europea per i diritti dell'uomo respinse le richieste di varie associazioni contrarie all'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione non giudicando sul caso specifico ma semplicemente considerando la richiesta "irricevibile" in quanto «i ricorrenti non hanno alcun legame diretto» con la Englaro o con la sua famiglia.[24][25]

Il 17 gennaio 2009, in seguito alla denuncia dei dirigenti dei Radicali Italiani, la procura di Roma iscrisse il ministro Maurizio Sacconi nel registro degli indagati.[26]

Il 26 gennaio 2009 il Tribunale Amministrativo Regionale accolse il ricorso della famiglia Englaro contro la Regione Lombardia ed impose a quest'ultima di individuare una struttura ove dar corso alla sentenza della Corte di Cassazione.[27]

Il 27 febbraio 2009 la Procura della Repubblica di Udine aprì un fascicolo ipotizzando l'accusa di omicidio volontario aggravato e iscrisse nel registro degli indagati Beppino Englaro, il primario Amato De Monte e gli infermieri che parteciparono all'attuazione del protocollo in conformità con la sentenza della Corte di Cassazione.[28] Il procuratore di Udine Antonio Biancardi dichiarò trattarsi di un «atto dovuto». I tempi si sarebbero prolungati per la necessità di separare le specifiche denunce da «numerosissimi esposti a volte deliranti, privi tuttavia di rilevanza penale o di precise accuse».[29]

Il 28 novembre 2009 la stessa Procura della Repubblica di Udine chiese l'archiviazione dell'inchiesta dopo che una perizia sull'encefalo della paziente confermò che i danni conseguenti all'incidente automobilistico del 1992 erano «anatomicamente irreversibili».[30] L'11 gennaio 2010 il GIP del tribunale di Udine emise il decreto di archiviazione che pose fine all'inchiesta per omicidio a carico di Beppino Englaro e altre 13 persone.[31]

L'attuazione del protocollo[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 febbraio 2009, alle ore 1.30, un'ambulanza con a bordo Eluana Englaro lasciò la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco giungendo, intorno alle 6.00, presso la Residenza Sanitaria Assistenziale "La Quiete" di Udine. Tale struttura si dichiarò disponibile ad ospitare la Englaro per l'attuazione della sentenza di sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione forzata. Un'équipe di circa quindici tra medici e paramedici, volontari ed esterni alla clinica, si rese disponibile ad attuare il protocollo terapeutico concordato con la famiglia Englaro conformemente a quanto disposto in decreto dalla Corte d'Appello di Milano. Nello spazio antistante la clinica, alcuni manifestanti si assieparono protestando contro ciò che dichiaravano essere una "condanna a morte", inveendo contro il padre della giovane e urlando a voce alta "Eluana svegliati". Alcune persone tentarono di gettarsi fisicamente contro l'autoambulanza che trasportava la giovane, venendo prontamente allontanati dalle Forze dell'Ordine.

Al mattino del 6 febbraio 2009 l'équipe annunciò l'avvio della progressiva riduzione dell'alimentazione.

La seconda iniziativa politica[modifica | modifica wikitesto]

Quello stesso pomeriggio, il Consiglio dei Ministri approvò un decreto legge per impedire la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione dei pazienti. In precedenza il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva inviato una lettera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi indicando forti perplessità circa l'ipotesi di intervenire per decreto sull'attuazione della sentenza e riserve sulla costituzionalità dello stesso, in risposta al Presidente del Consiglio Berlusconi che si era spinto ad affermare che Eluana Englaro aveva ancora "un bell'aspetto" ed un'aria sana, ciò pur senza mai aver visto di persona la donna, nonostante l'appello del padre a farle visita per rendersi personalmente conto delle pietose condizioni in cui era ridotta e concludendo "potrebbe in ipotesi anche generare un figlio" nonostante lo stato vegetativo permanente e la paresi, probabilmente fondando la propria affermazione su quanto dichiarato dalle suore che avevano avuto in cura Eluana, che avevano riportato come la donna avesse ancora sporadicamente il ciclo mestruale.[32][33][34].

In tale occasione il Presidente del Consiglio aggiunse anche che, a suo parere, unico desiderio del padre della ragazza sarebbe stato quello di "togliersi di mezzo una scomodità" e rivolgendo invece parole d'elogio alle suore della struttura medica che assisteva la giovane senza fare menzione alcuna della famiglia di Eluana[35].

Il Presidente della Repubblica si rifiutò di firmare il decreto[36] poiché non superava le obiezioni di incostituzionalità precedentemente espresse[37][38].

Alle ore 20 il Consiglio dei Ministri, riunito in sessione straordinaria, approvò un disegno di legge con gli stessi contenuti del decreto precedendemente rifiutato. Tale disegno di legge fu immediatamente trasmesso al Senato che si riunì per discuterne in sessione straordinaria lunedì 9 febbraio 2009 (normalmente il lunedì l'Aula di Palazzo Madama è chiusa). Durante la giornata molti commentatori e leader politici stigmatizzarono lo scontro istituzionale in atto fra il governo e il Capo dello Stato.[39]

La sera del 7 febbraio 2009 alcuni media diffusero la notizia secondo cui "per la gravità della situazione" sarebbe stato modificato il protocollo, anticipando la sospensione totale dell'idratazione e dell'alimentazione.[40] I legali della famiglia Englaro precisarono in seguito che il protocollo non ha subito modifiche ma è differente rispetto a quello previsto per il ricovero alla clinica "Città di Udine".[41]

Il caso Englaro fu seguito anche dalla stampa internazionale[42].

La morte di Eluana Englaro sopravvenne alle 19:35 del 9 febbraio 2009. La notizia giunse in Senato durante la discussione DDL n° 1369[43] in materia di alimentazione e idratazione, suscitando clamore e reazioni scomposte nell'aula. Alle 20:40 la notizia fu confermata anche da Ines Domenicali, presidente della Residenza sanitaria assistenziale nella quale Eluana Englaro era ricoverata. Il Governo, di concerto con la presidenza del Senato e i gruppi parlamentari, in conseguenza di ciò, ritirò il disegno di legge in cambio dell'immediata discussione del testo più articolato relativo al testamento biologico e alla disciplina dei casi di fine vita.

L'11 febbraio successivo, dall'esame autoptico effettuato su ordine della procura della Repubblica di Trieste, si evinse che la causa del decesso di Eluana Englaro fu arresto cardiaco derivante da disidratazione, compatibile quindi con il protocollo previsto e citato nella perizia. L'esame autoptico rivelò inoltre le condizioni gravemente deteriorate del fisico della donna ed in particolare dei polmoni e dell'apparato respiratorio in generale; di fatto, a causa della paresi e del prolungato decubito, i polmoni di Eluana erano irrigiditi ed ossificati e le orecchie deformate a causa delle ore trascorse distesa su un fianco. Il cervello della donna, inoltre, presentava lesioni di devastante gravità, ad ulteriore conferma che la sfortunata giovane, fin dal momento dello schianto automobilistico, aveva irreparabilmente perso le proprie funzioni cognitive e comunicative[44].

Il caso Englaro[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda di Eluana Englaro alimentò in Italia un ampio dibattito sui temi legati alle questioni di fine vita. Una parte dell'opinione pubblica, prevalentemente cattolica, si dichiarò contraria all'interruzione della nutrizione artificiale mediante sondino nasogastrico, considerata equivalente all'eutanasia[45]. Un'altra parte dell'opinione pubblica, prevalentemente laica, ma anche in ambienti vicini ad altre confessioni religiose[46], si dichiarò favorevole al rispetto della ricostruita volontà della diretta interessata pur in assenza di un formale testamento biologico.

Uno dei punti principali di divergenza nel dibattito riguardò la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione alla donna, ossia se considerarle alla stregua di un trattamento sanitario, e quindi una terapia, o alla stregua di un sostentamento vitale di base, e se la loro eventuale sospensione potesse essere effettuata da terzi in mancanza di una diretta ed esplicita volontà del paziente.

Nell'ipotesi in cui la nutrizione artificiale venga considerata una terapia, la sospensione dell'alimentazione e della idratazione alla Englaro (configurabili anche come accanimento terapeutico), troverebbe riscontro alla sua applicabilità nell'articolo 32 della Costituzione italiana[9] e nel codice di deontologia medica,[47] dopo un ragionevole accertamento della originaria volontà della paziente. Tale orientamento è quello che ha condotto la Corte d'Appello ad autorizzare la sospensione del trattamento.[1]

Viceversa, considerando l'alimentazione e la nutrizione alla stregua di un sostentamento vitale, la sospensione di tale pratica si configurerebbe come forma di eutanasia, poiché il paziente che ne venisse privato non morirebbe per le conseguenze dirette della patologia da cui è affetto, come accade per l'interruzione di una cura, ma per l'omissione di una forma di sostegno.[48]

A livello internazionale, dal punto di vista scientifico e bioetico, le interpretazioni prevalenti sono quelle di considerare l'alimentazione e l'idratazione forzata, anche per individui in stato vegetativo persistente, come un trattamento medico liberamente rifiutabile dal paziente o dal suo rappresentante legale[49][50], mentre in Italia il Comitato nazionale di bioetica si espresse (nel 2005) in modo differente[51]. Il Codice di Deontologia Medica, riguardo alla sospensione dell'alimentazione, afferma che «se la persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale, ma deve continuare ad assisterla».[47]

Riguardo alla decisione sulla sospensione delle terapie da parte di terzi, lo stesso codice di deontologia medica, all'articolo 34, afferma che il medico, in assenza di un'esplicita manifestazione della volontà del paziente, dovrà comunque tenere conto delle precedenti manifestazioni di volontà dallo stesso,[52] in aderenza alla Convenzione europea di bioetica del 1997, ratificata dal Parlamento Italiano[53].

La discussione politica in Italia relativa al testamento biologico, pur in una trasversalità dei giudizi, si è concentrata anch'essa, come conseguenza della vicenda Englaro, sulla questione della nutrizione artificiale e sulla scelta personale o di terzi di interrompere tale trattamento. All'orientamento della maggioranza parlamentare di centro-destra che, nella legge in discussione sulle dichiarazioni anticipate di trattamento escluderebbe la possibilità di richiedere qualunque pratica eutanasica, considera l'idratazione e l'alimentazione come sostegno vitale, si è contrapposto l'orientamento delle forze di opposizione di centro-sinistra, che le considera terapie e come tali comprese nell'ambito di autodeterminazione del paziente che la legge dovrebbe consentire.

La vicenda di Eluana Englaro ha coinvolto fortemente l'opinione pubblica arrivando anche a ispirare il brano La verità di Povia presentato al Festival di Sanremo 2010. Preceduto da forti polemiche, la canzone si rivelò favorevole all'eutanasia tanto da suscitare aspre critiche dal cardinale José Saraiva Martins.[54] Prima che il testo fosse diffuso, Povia spiegò di aver chiesto al padre di Eluana il consenso per cantare il brano.[55] Il film Bella addormentata del 2012, partecipante alla 69ª Mostra di Venezia, si svolge durante gli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro e racconta le storie di alcuni personaggi direttamente o indirettamente coinvolti nella faccenda e nel tema dell'eutanasia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Decreto della Corte d'Appello di Milano - 9 luglio 2008
  2. ^ Beppino Englaro "Eluana. La libertà e la vita", Rizzoli, 2008
  3. ^ Beppino Englaro "La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto", Rizzoli 2009
  4. ^ Eluana deglutisce | stranocristiano.it
  5. ^ Amato De Monte e Cinzia Gori, Gli ultimi giorni di Eluana, Biblioteca dell'immagine 2010
  6. ^ Secondo le suore misericordine che la seguivano e Magherita Coletta che l'ha visitata la ragazza manteneva un bell'aspetto e presentava alcune reazioni rispetto al mondo esterno; Margherita Coletta: Vi racconto Beppino ed Eluana, ilsussidiario.net, 5 febbraio 2009. URL consultato il 18 febbraio 2009.; di contro, secondo la giornalista Marinella Chirico, era «assolutamente irriconoscibile rispetto alle foto che si vedono. Una donna completamente immobile, che gli infermieri e i sanitari erano costretti a spostare ogni due ore per evitare che il corpo si piagasse». La testimonianza di una giornalista Rai: "Eluana irriconoscibile, devastante vederla", La Repubblica, 10 febbraio 2009.
  7. ^ Caso Englaro, la rabbia del neurologo: "Ecco la verità su Eluana", adnkronos.com, 14 febbraio 2009.
  8. ^ Un testamento lungo 15 anni, L'Espresso, 12 febbraio 2009. URL consultato il 14 febbraio 2009.
  9. ^ a b «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»; Costituzione della Repubblica Italiana, quirinale.it.
  10. ^ a b Sentenza corte di Cassazione n.21748/2007
  11. ^ Eluana, stop alle macchine Il padre: "Ora la libereremo", in La Repubblica, 9 luglio 2008. URL consultato il 21 novembre 2008.
  12. ^ Eluana: Radicali, veglia domenica davanti al Duomo di Torino, news.kataweb.it.
  13. ^ Acqua per Eluana Englaro, Il Foglio, 14 luglio 2008.
  14. ^ Appello di Scienza & Vita: no alla condanna a morte di Eluana Englaro, scienzaevita.org. URL consultato il 18 luglio 2008.
  15. ^ Magdi Allam, Appello per difendere il diritto alla vita di Eluana Englaro, magdiallam.it. URL consultato il 16 luglio 2008.
  16. ^ Appello libertà per Eluana Englaro, radicalilecco.org.
  17. ^ Papà Englaro e la scommessa vinta, Quotidiano.net, 8 aprile 2016., quotidiano.net. URL consultato l'8 aprile 2016.
  18. ^ Documento XVI n. 1, Senato della Repubblica Italiana. URL consultato il 16 novembre 2008.
  19. ^ Cassazione, stop all'alimentazione Il padre di Eluana: "È uno stato di diritto", 13 novembre 2008.
  20. ^ Eluana Englaro, una vita spenta per sentenza ingiusta, it.youtube.com, 19 novembre 2008. URL consultato il 21 novembre 2008. Il video dei professori ordinari di Diritto privato che spiegano perché è inaccettabile la sentenza delle Sezioni unite
  21. ^ Si tratta di minaccia, secondo alcune interpretazioni, in quanto l'indirizzo «non è atto amministrativo vincolante né ha contenuto prescrittivo». Notizia Ansa
  22. ^ Il testo della denuncia presentata dai dirigenti del Partito Radicale (PDF), Associazione Luca Coscioni. URL consultato il 9 febbraio 2009.; raggiungibile anche da qui
  23. ^ Eluana, Sacconi: niente stop all'alimentazione in ospedale, Corriere.it, 16 dicembre 2008. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  24. ^ Eluana, la Corte di Strasburgo respinge il ricorso delle associazioni, Il Sole 24 ore, 22 dicembre 2008. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  25. ^ Eluana, la Corte di Strasburgo "No a ricorso contro la sentenza", La Repubblica.it, 22 dicembre 2008. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  26. ^ Eluana, indagato il ministro Sacconi per violenza privata. «Atto dovuto», Corriere.it, 17 gennaio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  27. ^ Eluana, TAR accoglie ricorso contro la Regione, ANSA, 27 gennaio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  28. ^ Guido Surza, Beppino Englaro e altri 13 indagati per omicidio volontario, su Messaggero Veneto, 27 febbraio 2009. URL consultato il 27 febbraio 2009.
  29. ^ Eluana: procuratore, iscrizione indagati atto dovuto, su La Repubblica.it, 27 febbraio 2009. URL consultato il 27 febbraio 2009.
  30. ^ Eluana: il pm chiede l'archiviazione "Non fu omicidio volontario", su La Repubblica.it, 28 novembre 2009. URL consultato il 28 novembre 2009.
  31. ^ Eluana: GIP Udine archivia indagine su Beppino, La Repubblica.it, 11 gennaio 2010., repubblica.it. URL consultato l'11 gennaio 2010.
  32. ^ Eluana, ancora polemiche Scontro Governo-Quirinale - Politica - L'Unione Sarda
  33. ^ Eluana: CDM vara decreto, La Repubblica.it. URL consultato il 1º febbraio 2012.
  34. ^ Un paese tra la vita e la morte a Lecco il confine di Eluana, La Repubblica.it. URL consultato il 1º febbraio 2012.
  35. ^ Berlusconi sul caso Englaro - YouTube
  36. ^ Luciani, Massimo. 2009. L'emanazione presidenziale dei decreti-legge (spunti a partire dal caso E.). Politica del diritto, no. 3 (settembre 2009), 409-436.
  37. ^ Eluana, il governo approva il decreto - Stop di Napolitano: è incostituzionale, La Stampa.it, 7 febbraio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  38. ^ Comunicato del Quirinale
  39. ^ Caso Englaro: i commenti e le reazioni sul DL approvato all'unanimità, Clandestinoweb, 6 febbraio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  40. ^ "Sospesa l'alimentazione ad Eluana", La Stampa.it, 7 febbraio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  41. ^ Avvocato Campeis, non è alimentata ma protocollo rispettato, AGI News On, 7 febbraio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  42. ^ Il caso Eluana sulla stampa estera, in la Repubblica, 6 febbraio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  43. ^ Disegno di legge N. 1369 della 16ª Legislatura, Senato della Repubblica. URL consultato il 9 febbraio 2009.
  44. ^ Eluana, morte compatibile con protocollo, in Corriere della Sera, 11 febbraio 2009. URL consultato l'11 febbraio 2009.
  45. ^ Per la Santa Sede interrompere l'alimentazione è «disumano ed equivale a un assassinio»; Eluana, attesa per l'ultimo verdetto. Il Vaticano: stop ad alimenti è omicidio, Corriere.it. URL consultato il 16 febbraio 2009.
  46. ^ Si veda ad esempio la posizione della Chiesa Valdese; Eutanasia, chiesavaldese.org. URL consultato il 16 febbraio 2009. Nascita morte o vita?, chiesavaldese.org. URL consultato il 16 febbraio 2009.; oppure le dichiarazioni del Dalai Lama Eluana: Dalai Lama, stop a cure se stato è irreversibile, repubblica.it, 9 febbraio 2009. URL consultato il 18 febbraio 2009.
  47. ^ a b Codice di Deontologia Medica, art. 51, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. URL consultato il 20 febbraio 2009.
  48. ^ Eluana, il Consiglio superiore di Sanità:«È eutanasia». Il padre: ora silenzio, su Corriere della Sera.it, 20 novembre 2008. URL consultato il 28 febbraio 2009.
  49. ^ A titolo riassuntivo si consideri la sentenza della Corte Suprema statunitense, per l'analogo caso Terri Schiavo, che afferma che «non v'è dubbio che l'idratazione e l'alimentazione artificiali con sondino nasogastrico costituiscono un trattamento sanitario. Esse, infatti, integrano un trattamento che sottende un sapere scientifico, che è posto in essere da medici, anche se poi proseguito da non medici, e consiste nella somministrazione di preparati come composto chimico implicanti procedure tecnologiche. Siffatta qualificazione è, del resto, convalidata dalla comunità scientifica internazionale»; cit. in Bioetica e alimentazione, Consulta regionale campana per la bioetica e le cure palliative. URL consultato il 15 febbraio 2009.
  50. ^ «La nutrizione artificiale (NA) è un trattamento medico. Da considerarsi a tutti gli effetti un trattamento medico fornito a scopo terapeutico o preventivo. La Na non è una misura ordinaria di assistenza (come lavare o imboccare un malato non autosufficiente), si configura come un trattamento medico sostitutivo (come ad esempio la ventilazione meccanica e la emodialisi)». «La miscela nutrizionale è da ritenere un preparato farmaceutico che deve essere richiesto con una ricetta medica e deve essere considerato una preparazione galenica magistrale, non essendo un prodotto preconfezionato in commercio. Si tratta comunque di un trattamento medico a tutti gli effetti tanto che prevede il consenso informato del malato o del suo delegato, secondo le norme del codice deontologico.»; Precisazioni in merito alle implicazioni bioetiche della nutrizione artificizle (PDF) (pdf), Società Italiana di Nutrizione Parenterale ed Enterale (SINPE), gennaio 2007. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  51. ^ «Alla luce delle precedenti considerazioni, il CNB ribadisce conclusivamente che:
    a) la vita umana va considerata un valore indisponibile, indipendentemente dal livello di salute, di percezione della qualità della vita, di autonomia o di capacità di intendere e di volere;
    b) qualsiasi distinzione tra vite degne e non degne di essere vissute è da considerarsi arbitraria, non potendo la dignità essere attribuita, in modo variabile, in base alle condizioni di esistenza;
    c) l'idratazione e la nutrizione di pazienti in SVP vanno ordinariamente considerate alla stregua di un sostentamento vitale di base;
    d) la sospensione dell'idratazione e della nutrizione a carico di pazienti in SVP è da considerare eticamente e giuridicamente lecita sulla base di parametri obiettivi e quando realizzi l'ipotesi di un autentico accanimento terapeutico;
    e) la predetta sospensione è da considerarsi eticamente e giuridicamente illecita tutte le volte che venga effettuata, non sulla base delle effettive esigenze della persona interessata, bensì sulla base della percezione che altri hanno della qualità della vita del paziente.»; L'alimentazione e l'idratazione dei pazienti in stato vegetativo persistente (PDF), Comitato nazionale di bioetica, 2005. URL consultato il 15 febbraio 2009.
  52. ^ «Il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà in caso di grave pericolo di vita, non può non tenere conto di quanto precedentemente manifestato dallo stesso»; Codice di Deontologia Medica, art. 34, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. URL consultato il 17 febbraio 2009.
  53. ^ «I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione»; Convenzione per la protezione dei Diritti dell'Uomo e della dignità dell'essere umano nei confronti dell'applicazioni della biologia e della medicina; art. 9, Consiglio d'Europa, 4 aprile 1997. URL consultato il 17 febbraio 2009. Legge 28 marzo 2001, n. 145, parlamento.it, 28 marzo 2001. URL consultato il 17 febbraio 2009.
  54. ^ Il cardinale su Povia: inno all'eutanasia, corriere.it, 12 febbraio 2010. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  55. ^ Sanremo: Povia, Beppino Englaro mi ha dato il permesso di cantare Eluana, adnkronos.com, 25 gennaio 2010. URL consultato il 9 febbraio 2014.

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