Ettore Zapparoli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Ettore Zapparoli (Mantova, 21 novembre 1899Macugnaga, 1951) è stato un alpinista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mantovano di nascita, milanese d'adozione, amico di Dino Buzzati e Guido Rey, deve la sua fama alla sua attività di alpinista che a lungo ha esplorato la parete est del Monte Rosa di Macugnaga con diverse salite in solitaria.

Figlio di Luigi Zapparoli, medico, e di Anita Nuvolari, parente di Tazio Nuvolari, si laureò in Economia e Commercio a Ca' Foscari a Venezia e si diplomò in Composizione al Conservatorio di Parma.[1]

Nel 1934 ha raggiunto il colle Gnifetti salendo da Macugnaga e la diretta alla Punta Doufour, come variante finale del canalone Marinelli. Nel 1937 apre la via nota come Cresta del Poeta arriva sulla punta Nordend, dedicandola all'amico Guido Rey.[1]

Il 17 e il 18 settembre 1948 traccia Canalone della Solitudine, ma sull'impresa gravano alcuni dubbi.

Scompare nel 1951 nel corso dell'ennesima scalata mentre tentava solo come sempre di risolvere il problema della diretta alla Punta Zumstein, senza dubbio la cima più pericolosa della parete est del Monte Rosa.

Il 9 settembre 2007 un escursionista alla ricerca di minerali trova un mucchietto di ossa, un vecchio moschettone, un fazzoletto bianco finemente ricamato, indizi che si potrebbe trattare dei resti di Zapparoli. I resti dell'alpinista trovato sotto il canalone Marinelli al Monte Rosa, sono effettivamente di Ettore Zapparoli. Lo ha confermato il laboratorio NGB Genetics di Bologna, specializzato in analisi forensi, a cui si sono rivolti i parenti dello scomparso alpinista.[2]

C'è una cappelletta a lui dedicata vicino al rifugio Zamboni a circa 2100 m

È stato anche un romanziere e musicista.

« All'alba è all'ultimo spallone della cresta, sull'imbuto grigiastro di un ghiacciaio fittamente trafilato. In alto, oltre le valli s'aprono ombre turchine di pascoli calmi, rigati di nevai. Il sole è un'ostia ferma tra lame di nubi; vi si disegna, nella fiamma, un palmizio. È da tanto digiuno, arso, leggero; la gola gradisce un ghiacciolo, altro non accetterebbe. Prima di prendere una della vie battute che lo riporteranno al piano, si ferma, ed ascolta ad occhi socchiusi accordarsi i torrenti d'un versante a quelli d'un altro. Cosa cerchiamo? »

(Ettore Zapparoli, Il silenzio ha le mani aperte, 1949)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN7300314