Guido Rey

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« Io credetti, e credo, la lotta coll'Alpe utile come il lavoro, nobile come un'arte, bella come una fede »
(dall'introduzione di Alpinismo acrobatico)
« La Montagna è fatta per tutti, non solo per gli Alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte »
(dall'introduzione di Alpinismo acrobatico)

Guido Rey (Torino, 20 novembre 1861Torino, 24 giugno 1935) è stato un alpinista, scrittore e fotografo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque in una famiglia agiata, imparentata con la famiglia Sella: era infatti il nipote di Quintino Sella,[1] ministro del Regno e fondatore del Club Alpino Italiano.

Frequentò il liceo, poi il padre, commerciante, volle mandarlo a Londra per fargli far pratica negli affari. Guido seguì le orme del padre per alcuni anni, poi abbandonò l'attività commerciale per dedicarsi ai viaggi. Cominciò a seguire lo zio Quintino Sella nelle sue escursioni, e cominciò così ad appassionarsi alla montagna, dedicandosi sempre più all'alpinismo. Tra le sue ascensioni, sono notevoli l'apertura di una nuova via sul monte Rosa, per la cresta che si stacca dal ghiacciaio di Grenz, e che oggi porta il suo nome, e la prima salita al Cervino per la cresta del Fürggen.[2] In questa salita, utilizzò l'artifizio di farsi calare una scala dall'alto per superare un passaggio particolarmente difficile; in seguito, nel resoconto della scalata, pubblicato nel 1899 su La Lettura (mensile del Corriere della sera) e ripreso nel suo libro Il Monte Cervino, dichiarò che questa "sorpresa" fatta al Cervino "non era stata onesta", e che tutto sommato era lui ad essere stato sconfitto dal Cervino, non l'opposto.[3] Aprì inoltre nuove vie su diverse montagne: Uia di Ciamarella, Uia di Bessanese, Monviso (due vie), ed effettuò la prima salita italiana della Meije, accompagnato da Alessandro Sella.[1]

Era spesso accompagnato dal fratello Mario, che morì sul Colle del Gigante durante un'escursione con lui.[2] Dopo questo incidente, il suo modo di andar in montagna cambiò notevolmente: in particolare, mentre prima si arrampicava spesso senza guide, dopo l'incidente si attenne ad un alpinismo classico con guide.[1]

Fu anche fotografo molto apprezzato. Le sue fotografie appartenevano al genere della fotografia pittorialista,[4] che ricreava quadri famosi con effetti di tableaux vivants,[5] e gli fruttarono diversi premi: alla prima Esposizione Nazionale di Torino del 1898 ed alla seconda Esposizione Nazionale di Firenze del 1899 (dove vince la medaglia d'oro). Nel 1902 fu presente all'Esposizione Internazionale di Arte Decorativa e Moderna di Torino, ed in questa occasione ottenne rinomanza internazionale, con articoli su giornali di Londra e New York.[6]

Nei primi anni del Novecento, all'albergo Giomein di Breuil, conobbe lo scrittore Edmondo de Amicis ed il figlio Ugo.[3] Ne nacque una profonda amicizia che ebbe ripercussioni anche sull'attività alpinistica di Rey: questi infatti cominciò ad insegnare la pratica alpinistica a Ugo de Amicis e i due divennero presto una cordata molto affiatata.[3] I due furono molto attivi sul Cervino, montagna che Rey scalò in tutto 5 volte, e sul versante francese del Monte Bianco, con notevoli salite all'Aiguille du Grépon, all'Aiguille des Grands Charmoz, al Dent du Requin, al Petit Dru ed all'Aiguille Verte.[1]

Le esperienze alpinistiche di Rey furono da lui narrate in diversi articoli per le riviste dell'epoca, ed infine raccolte nel libro Il Monte Cervino, uscito a Milano nel 1904 per i tipi di Hoepli. Questo libro poteva vantare un'introduzione di Edmondo de Amicis, normalmente molto restio a tali operazioni, e splendide vedute disegnate dal suo amico, lo scultore Edoardo Rubino. Rey si dedicava, inoltre, a tenere conferenze pubbliche.[3]

Già in precedenza però Rey aveva pubblicato in volume: dalla collaborazione con lo scrittore sardo Giovanni Saragat era infatti nato il volume Alpinismo a quattro mani, seguito nello stesso 1904 da Famiglia alpinistica. Tipi e paesaggi.[7]

Negli anni dieci l'attività di Guido Rey si spostò sulle Dolomiti, dove si distinse sul Catinaccio, sulle Torri del Vajolet, sulla sud della Marmolada, sulla Tofana di Rozes, e sull'Antelao.[1] Da queste esperienze nacque il suo secondo libro, Alpinismo acrobatico, uscito nel 1914.[3]

Nel 1915, allo scoppio della prima guerra mondiale, volle dare il suo contributo; non potendo arruolarsi nelle truppe combattenti per l'età (era ormai ultracinquantenne), si mise a disposizione della Croce Rossa, insieme alla propria automobile ed al proprio autista. Durante un'azione, fu coinvolto nel ribaltamento dell'auto, e subì gravi danni all'aorta. Si ritirò quindi dall'attività alpinistica, pur continuando a passare la villeggiatura a Breuil.[2]

Nel 1935 si ammalò gravemente, ma a causa delle cattive condizioni del cuore non poté essere operato. Dopo alcuni mesi di agonia, morì nella sua casa di Torino il 24 giugno 1935.

A Guido Rey è stato intitolato l'omonimo rifugio alpino, situato in destra idrografica della Valsusa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e inalto.org - Guido Rey
  2. ^ a b c Pietro Martinotti, Guido Rey, in Illustri e sconosciuti delle vie del Piemonte e Valle d'Aosta, Stamperia Artistica Nazionale Editrice, Torino, 1984, pagg. 264-265
  3. ^ a b c d e Emanuele Damilano, Edmondo De Amicis e Guido Rey ai piedi del Cervino, su Alpidoc n°67, Costarossa Edizioni, Settembre 2008, pp. 66-71, consultabile online
  4. ^ Viaggi Magazine: Guido Rey - Fotografo pittorialista, maggio 2004
  5. ^ exibart.com - Guido Rey e lo scenario artistico europeo fra Otto e Novecento, 29 maggio 2003
  6. ^ Lidia Tosi, La fotografia pittorialista di Guido Rey, su La gazzetta web, 7 maggio 2004
  7. ^ Sardegna Digital Library - Alpinismo a quattro mani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • S. Prada, Guido Rey il poeta del Cervino, Milano 1945.
  • A. Bernardi, Guido Rey - Notizie biografiche, in Guido Rey. Dall'alpinismo alla letteratura e ritorno, Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi" (catal. della mostra), Torino 1986.
  • F. Franco, Sei ritratti di Guido Rey tra fotografia, pittura e letteratura, in F. Franco (a cura di), La rappresentazione del volto nel Novecento – aspetti della ritrattistica nelle arti visive, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Roma 2002, pp. 62–76, 108-110.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN12475102 · LCCN: (ENno97029079 · SBN: IT\ICCU\CFIV\086129 · BNF: (FRcb135770624 (data) · ULAN: (EN500055316