Edificio Montedoria

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Edificio Montedoria
Milano - edificio Montedoria - facciata viale Doria.JPG
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMilano
Coordinate45°29′07.68″N 9°12′31.81″E / 45.485466°N 9.208836°E45.485466; 9.208836Coordinate: 45°29′07.68″N 9°12′31.81″E / 45.485466°N 9.208836°E45.485466; 9.208836
Informazioni
CondizioniIn uso
Costruzione1968-1971
Usouffici
Altezzacirca 30 metri
Piani9
Realizzazione
ArchitettoGio Ponti
Vista dell’edificio dal lato nord

L’edificio “Montedoria” è un edificio per uffici di Milano, sito in viale Andrea Doria, all'angolo con le vie Macchi e Pergolesi.

Costruito dal 1968 al 1971, fu l'ultimo edificio milanese progettato da Gio Ponti[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo progetto, redatto nel 1963-64, prevedeva l'erezione di una torre alta circa 50 metri sull'angolo di piazza Caiazzo, affiancata da un corpo basso di tre piani[2].

La proposta non venne accettata perché non rispondente al regolamento edilizio comunale, e pertanto Ponti dal 1966 al 1968 dovette elaborare un nuovo progetto, in cui l'altezza massima era limitata a 30 metri e la cubatura distribuita più uniformemente. La costruzione fu compiuta nel 1971[2].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L’edificio occupa un intero isolato, di forma triangolare, compreso fra le vie Macchi e Pergolesi, fra loro ortogonali, e il viale Doria, dall’andamento diagonale; lo spigolo nord-orientale si affaccia su piazza Caiazzo[2].

La costruzione si compone di due corpi di fabbrica, tra loro adiacenti e collegati da un nucleo centrale con scale, ascensori e servizi: un corpo alto 30 metri, di otto piani più il terreno, in fregio a viale Doria, e un corpo basso di tre piani più il terreno all’angolo fra le vie Macchi e Pergolesi[2].

Le volumetrie costruite derivano dall’applicazione delle norme del regolamento edilizio; per ricondurre il disegno a proporzioni più felici, Ponti utilizzò un metodo già applicato in altri interventi analoghi, suddividendo la facciata principale in partizioni più piccole, mediante l’avanzamento a sbalzo di alcune aree; le pareti esterne furono ricoperte di piastrelle sfaccettate in ceramica verde, per riflettere la luce solare; e le finestre, ripetute con continue variazioni, poste al filo esterno delle facciate per evitare effetti di chiaroscuro[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tre pareri e una casa, p. 39
  2. ^ a b c d Tre pareri e una casa, p. 43
  3. ^ Tre pareri e una casa, p. 42

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tre pareri e una casa, in Modo, anno 5, nº 43, ottobre 1981, pp. 39-45.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]