Dittico Queriniano

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Dittico Queriniano
Dittico Queriniano.jpg
Autoresconosciuto
DataV secolo
Materialeavorio
Dimensioni25×28×2 cm
UbicazioneMuseo di Santa Giulia, Brescia

Il dittico Queriniano è un dittico in avorio (255x268x26 cm) risalente al V secolo, conservato nel Museo di Santa Giulia a Brescia.

Acquistato dal cardinale Angelo Maria Querini durante il Settecento, l'opera passa per lascito al Museo dell'Era Cristiana nell'Ottocento per poi entrare, definitivamente, nel catalogo delle opere del museo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le due tavole, come dimostra l'affinità compositiva delle figure e dello sfondo architettonico, dovevano far parte di un'unica opera, forse un cofanetto destinato a contenere doni oppure un vero e proprio dittico.[1].

L'opera, sconosciuta alla letteratura artistica antica, entra a far parte, per acquisto, della collezione di Angelo Maria Querini durante la prima metà del Settecento. La tavola di sinistra era già contenuta nella cornice di rame dorato, che sul retro porta inciso il nome di Pietro Barbo, vissuto nel Quattrocento e, evidentemente, un precedente possessore dell'opera. Querini, per completare il dittico, fa realizzare un'uguale cornice per la tavola di destra, ancora presente. Assieme a tutti gli altri pezzi raccolti dal colto cardinale nel corso della sua vita passa, per lascito testamentario, al comune di Brescia nel 1755[1].

Esposto per la prima volta nel Museo dell'Era Cristiana, aperto in alcuni locali del soppresso monastero di Santa Giulia all'inizio dell'Ottocento, trova qui posizione stabile. Con l'apertura del Museo di Santa Giulia, avvenuta nel 1998, il dittico trova collocazione definitiva nel settore "Collezionismo e arti applicate", nelle vetrine dedicate alla Collezione Querini[1].

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Le due tavole del dittico presentano raffigurazioni mitologiche a soggetto amoroso, identificabili con Diana e Endimione a sinistra e Fedra e Ippolito a destra. Ciascuna coppia è inserita in un contesto architettonico ad arco retto da colonne con capitello di ordine corinzio, all'interno de quale, come coronamento, è circoscritta una conchiglia[1].

È probabile che i due rilievi siano opera di artisti diversi: l'incisore della valva con Fedra e Ippolito appare maggiormente legati alla classicità, mentre la valva con Diana e Endimione è caratterizzata da un'arte più tarda, propria del V secolo[1].

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Gianfranceschi, Lucchesi Ragni, pag. 146

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ida Gianfranceschi, Elena Lucchesi Ragni (a cura di), Santa Giulia. Museo della città a Brescia, Skira, Milano 2004

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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