Discussione:Piero Calamandrei

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Solo un promemoria per i volenterosi, in mancanza di tempo e competenze.

La voce su Piero Calamandrei meriterebbe di essere ampliata e completata.

Correttamente viene posto in evidenza il suo ruolo di primo piano nella storia del diritto italiano, come studioso di diritto processuale civile. Mi sembrano però meritare rilievo, anche nella bibliografia, i suoi scritti dedicati alla Costituzione della Repubblica Italiana.

In campo politico si dovrebbe rendere meglio conto dei suoi apporti nella fase di formazione dei nuovi partiti dell'Italia repubblicana.

Ma per comprendere lo spessore intellettuale ed umano di Piero Calamandrei, occorre considerare, a fianco della produzione scientifica e dell'attività politica, la grande ed elegante delicatezza poetica di quanto scrisse come autore di testi autobiografici e narrativa, particolarmente fiabe con sobri ma eloquenti messaggi etici. Segnalo, tra l'altro, un'edizione Sellerio de "La burla di Primavera con altre fiabe e prose sparse".


L.M.Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 87.29.68.103 (discussioni · contributi) 16:56, 26 giu 2007.

Citazione del Testo di Calamandrei sulla scuola[modifica wikitesto]

Sono nuovissimo di Wiki, nonostante questo comprendo benissimo che al fine di fare più ordine all'interno delle voci del dizionario le citazioni sia meglio metterle si Wiki citazioni. Nonostante questo però ho deciso di ristabilire le citazioni cancellate da nemo bis, perchè esse sono di una rilevanza storica importantissima in questo momento ed averle all'interno della voce principale garantisce la loro diffusione molto più che rispetto ad un semplice link. Per cui, al fine di avere il maggior numero possibile di lettori dei brani, li ho ristabiliti.Questo commento senza la firma utente è stato inserito da Interfector89 (discussioni · contributi) 07:27, 2 nov 2008.

È inutile che tu mi dica quanto è importante questo testo, perché anch'io la penso come te (va' a vedere chi l'ha messo per primo in Wikiquote): ma Wikipedia non è un palco per comizi, e le opinioni personali devono restare tali. La «rilevanza storica importantissima in questo momento» non è un argomento ammissibile. Inoltre, non sono ammesse ricerche originali, perciò prima di dare tanto spazio, in una voce enciclopedica, a un singolo testo di Calamandrei vorrei vedere qualche fonte che spieghi perché è tanto rappresentativo del suo pensiero e della sua attività. Anche solo per citarlo di sfuggita servono delle fonti. --Nemo 09:23, 2 nov 2008 (CET)


Il codice di procedura civile del 1942[modifica wikitesto]

E' necessaria una modifica riguardo al codice di procedura civile. Calamadrei, fiero avversario di Chiovenda, al contrario di quanto ritengono molti, cercò di far passare per Chiovendiano il codice di procedura civile del 42, ma esso non ha nulla di Chiovendiano. Le preclusioni, l'autorità del giudice, in sistema istruttore/collegio non sono affatto principi chiovendiani. Principi ripresi anche nella riforma del rito del lavoro degli anni '70, che in realtà è una riforma di carattere autoritario. Dagli anni '90 la dottrina ha ormai cominciato a riconsiderare la patente di chiovendianità, illegittimamente attribuita al nostro codice. Penso sia il caso di sottolinearlo anche il questo articolo. Se non conoscete l'avversità che contrapponeva Calamandrei a Chiovenda, potreste leggere la prefazione al trattato delle prove, libro III, di Chiovenda, con affermazioni a cui Lessona, ormai morto non poteva replicare, riguardo allo scontro tra scuola tedesca e francese, e la recensione al trattato del 1923 di Calamandrei, in cui prese posizione contro Chiovenda (anche per amore del suo maestro Lessona). Ci sono molti altri scontri ed elementi aggiungere, ma questo è più che sufficiente. Come è storicamente falso che Lessona affidò Calamandrei a Chiovenda. Vedi a proposito "Piero Calamandrei e la procedura civile, miti leggende interpretazione documenti" di Franco Cipriani, ordinario dell'università di Bari, edizioni scientifiche italiane 2007

Un articolo che cita alcune fonti: http://archiviostorico.corriere.it/2006/gennaio/26/Calamandrei_quel_codice_del_Ventennio_co_9_060126119.shtml Un'intervista al professor Franco Cipriani: http://www.reportonline.it/article3975.html

Replica a Cipriani di Michele Taruffo: http://archiviostorico.corriere.it/2006/aprile/09/Quel_Codice_Non_Era_Fascista_co_9_060409026.shtml

Mi sono permesso di rielaborare, soprattutto stilisticamente, le Sue modifiche, senza tuttavia discostarmene. Non conosco ancora lo scritto di Cipriani che Lei cita, come anche il suo volume sulla riforma del codice di procedura civile (che sono ansioso di leggere), ma trattandosi di uno studioso che ha approfondito con molto scrupolo e serietà l'argomento, non ho dubbi che i suoi assunti meritino di essere recepiti dalla voce. Però di qui a sposarli acriticamente in pieno mi sembra un po' eccessivo, e quindi ho preferito accoglierli con un minimo di cautela. Ho ritenuto opportuno rammentare che Enrico Redenti fece parte alla commissione composta soprattutto da magistrati (fra i quali Vezio Crisafulli, all'epoca giudice di tribunale) che nel 1939 allestì il "progetto Solmi" che, come noto, prevedeva il giudice unico. Tornando alla riforma del 1942, riconosco che dal Dopoguerra si fece un po' una mistificazione del testo originale del codice di rito, soprattutto a proposito del tema dell'oralità. Tant'è che la novella del 1948/50 - che fu opera di una commissione di magistrati e di avvocati, alla quale NON parteciparono studiosi del processo con l'eccezione di Giacomo Delitala che in realtà era un penalista - fu vista come uno schiaffo dagli allievi di Calamandrei come Enrico Tullio Liebman, che nel suo fortunato manuale non si stancò di criticare. Più equilibrato, invece, il giudizio di Salvatore Satta, che nel suo manuale formulò una critica lucidissima del codice di rito, evidenziando sopratto il carattere eccessivamente "dottrinario ed enciclopedico" del testo e la manchevolezza di numerose norme, in particolare di quelle sull'esecuzione forzata che, come noto, sono di una lacunosità disarmante. --Cambon (msg) 11:37, 7 dic 2008 (CET)


Ottimo lavoro! Cercherò un riscontro testuale, ma Calmandrei dovrebbe aver partecipato ad una commissione per la riforma del 1950, ma non ricordo dove l'ho letto. Certo è che riuscì a frenare le istanze abrogative dell'avvocatura, dirigendo in maniera mirabile il CNF. Grazie dell'integrazione, davvero ottima. Ci tengo a precisare che la tesi non l'ho sposata acriticamente, infatti ho lasciato anche quella classica, che la storia ci ha consegnato. Ha fatto bene a citare la risposta di Taruffo. A cui però sfugge che statisticamente la velocità del processo crollò appena entrò in vigore il nuovo codice, si concentra su altri aspetti che non esauriscono l'argomento, e il preteso lassismo degli avvocati ("dum pendet rendet", come si disse...) è un falso. Le cause in cui le parti avevano fretta, si concludevano decisamente in fretta, senza che i giudici potessero e dovessero dettare i tempi per tutti. E poi la relazione al re, presto dimenticata da Calamandrei (a cui, ad onor del vero bisogna aggiungere che gli inni al fascismo son opera di Chiarelli se non erro, non certo di Calamandrei) e non più ristampata da dopo al 42 è un indizio: una relazione fascista e un codice liberale? Difficile --Ubaldo (msg) 14:09, 8 dic 2008 (CET)

Oltre a essere docente universitario, Giuseppe Chiarelli era membro della Camera dei Fasci e delle corporazioni. Sia come studioso che come consigliere nazionale contribuì alla codificazione, e se non ricordo male fece anche parte della commissione plenaria che redasse il codice di procedura civile (in sinergia con un comitato ristretto, del quale facevano parte i soli Grandi, Conforti, Calamandrei, Carnelutti, Redenti, Mandrioli e Azzariti). Il testo della Relazione al Re fece dunque la spola fra le due commissioni, ed è quindi verosimile che l'ultima stesura (prima della revisione operata dallo stesso Grandi e/o dal suo gabinetto) sia opera di Chiarelli. Quanto alla novella del 1950, nessuna delle commissioni che furono installate fin dal primo Dopoguerra vide la partecipazione di processualisti (fu una scelta politica, ascrivibile al guardasigilli Grassi), però ci fu anche una commissione istituita nel 1946 o 1947 presso il Ministero che mise a punto il testo di una circolare applicativa, della quale favevano parte anche Satta, Andrioli (credo) e altri studiosi. Forse e a questa commissione a cui Lei si riferisce. In realtà, essa avrebbe dovuto formulare delle proposte di revisione del nuovo codice di rito, ma non riuscendo a raggiungere un accordo si limitò a redigere la suddetta circolare. A proposito di Satta, in effetti mi colpì molto la sua ricostruzione nella voce codice di procedura civile dell'encicopedia del diritto. In essa, egli sostenne che il codice del 1942 fu opera di Conforti, che si avvalse dei consigli di Calamandrei, Carnelutti e Redenti. Trattandosi di uno studioso che aveva vissuto in prima persona la stagione della codificazione, è probabile che non si allontanasse dalla verità, ossia che il contributo di Calamandrei non fu poi così essenziale. Lo stesso Tito Carnacini (allievo di redenti e membro della plenaria) in uno scritto in ricordo di Conforti disse che le idee di Calamandrei confluirono soprattutto nel capo dedicato ai procedimenti sommari. --Cambon (msg) 21:22, 19 dic 2008 (CET)


Mi sono permesso di ripristinare il testo annullato perché quelli che avevo riportato erano i risultati della più recente ricerca condotta da processualisti e da storici del processo civile. Ho citato monografie e riviste giuridiche. La replica di Taruffo la aggiungerò in serata (ieri sera non avevo i riferimenti bibliografici esatti ma mi arriveranno nel tardo pomeriggio). Non menzionerò, però, l'intervista giornalistica ma quella "tecnica" comparsa sulla rivista di diritto e procedura civile. Rispetto all'articolo "giornalistico" la posizione di Cipriani è stata sviluppata meglio negli scritti "tecnici" (i.e., nelle riviste giuridiche). Cipriani non pensa che Calamandrei fosse fascista, ma che - al pari di molti intellettuali - diede una collaborazione tecnica al ministero della giustizia diretto da Grandi. Se volete sviluppare o modificare suggerisco, oltre ai lavori di Cipriani richiamati nella mia modifica: Rondinone, Storia inedita della codificazione civile, Milano, Giuffré, 2003.--FedeZ (msg) 10:25, 18 mag 2010 (CEST)

Lo avrai, camerata Kesserling...[modifica wikitesto]

Lo avrai, camerata Kesselring...

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Pensavo che la citazione si potesse rendere usando il template "nota", ma poi l'impaginazione ne soffre (la nota occupa troppo spazio in verticale). Idee più furbe? --Fioravante Patrone 17:39, 14 mag 2010 (CEST)

Sotto il fascismo[modifica wikitesto]

Mi sono permesso di ripristinare il testo annullato, aggiungendo però più esplicitamente il riferimento alle tesi di Cipriani. Rinvio a quanto detto sub il codice di procedura civile (l'argomento è trasversale) --FedeZ (msg) 10:35, 18 mag 2010 (CEST)

Le annotazioni "senza fonte" a proposito dell'adesione di Calamandrei al Partito d'azione e a Giustizia e Libertà derivano dagli stessi studi di Cipriani (Cipriani, La consulenza tecnica e i doni natalizi di Piero Calamandrei, in Il giusto processo civile, 2009, p. 143 ss.; Id., Il codice di procedura civile tra gerarchi e e processualisti, Napoli, 1992; Id., Piero Calamandrei e la procedura civile. Miti leggende interpretazioni documenti, Napoli, 2009) secondo cui: - il solo riferimento ad una adesione di Calamandrei al partito d'azione proviene dallo stesso Calamandrei, ed in particolare da suoi scritti pubblicati nel dopoguerra, mentre non avrebbe alcun riscontro documentale né nelle testimonianze di altri aderenti; - lo stesso Calamandrei avrebbe parlato di una adesione solamente "segreta" al Partito di azione, datandola, però, nel 1941, in una data, dunque, secondo Cipriani impossibile (perché il Partito d'azione sarebbe stato fondato solo nel 1943); - a quell'epoca Calamandrei si trovava al Ministero, quale collaboratore Grandi nella redazione dei codici, ed aveva anche pubblicato, su incarico di Grandi, un contributo sull'I.R.C.E. (destinato all'estero) intitolato "Gli studi di diritto processuale in Italia nel ventennio fascista", sicché è improbabile che avesse compiuto un passo falso come l'iscrizione al partito d'azione; - anche l'adesione a GL non risulta, sempre secondo Cipriani, supportata dalle fonti, ed è improbabile per gli stessi motivi sopra indicati.

Non essendo uno storico mi sono limitato ad annotare "senza fonte", lasciando ad altri il compito di chiarire l'arcano. --FedeZ (msg) 11:34, 18 mag 2010 (CEST)

Non sono un esperto della materia, però Cipriani ora viene citato sei volte nella voce e in bibliografia ci sono quattro titoli suoi su otto. E' molto sospetto che tutti questi riferimenti a Cipriani li abbia messi un solo utente. --Marcel Bergeret - (vuoi scrivermi?) 12:12, 18 mag 2010 (CEST)
beh, le opere che ho citato io nel corpo del testo le ho riportate anche in nota (sono tre, anche se sono citate in due punti diversi); delle altre non so parlare. In effetti Cipriani è, per quanto di mia conoscenza, l'unico processualista ad avere approfondito la figura di Calamandrei sul piano storico oltre che tecnico: c'è anche qualcosa di Tarello e di Satta, ma si tratta di pubblicazioni piuttosto datate, anteriori alla pubblicazione dei diari e limitate ad alcuni aspetti. Lo stesso articolo di Taruffo, a mia memoria, si occupa di Calamandrei solo incidentalmente. Sul carattere "sospetto" delle citazioni non Ti seguo: la procedura civile è la mia materia, e Cipriani era considerato un'autorità, nel campo. Le sue tesi non sono sempre condivisibili, come è ovvio, ma sono sempre argomentate e documentate; per questo, a mio parere, vanno menzionate. Resto, ovviamente, a Tua disposizione (come di chiunque altro della comunità) per chiarimenti, riferimenti o integrazioni. --FedeZ (msg) 15:33, 18 mag 2010 (CEST)
ho integrato con le osservazioni di Cianferotti e Picardi (che ho citato nella bigliografia assieme a Satta). --FedeZ (msg) 16:11, 19 mag 2010 (CEST)

Luogo di morte[modifica wikitesto]

Salve, vorrei segnalare che il luogo di morte specificato nella definizione è diverso da quello inserito nella scheda a destra. Qual è quello effettivo? --Utente:Chumbawumba23 (msg) 02:45, 19 gen 2013 (CEST)

è morto a firenze (come conferma la treccani; ho corretto l'errore, grazie della segnalazione --Squittinatore (msg) 05:19, 19 gen 2013 (CET)

Citazione iniziale[modifica wikitesto]

Il testo della "lapide" è già presente eguale in incipit, in discussione e in testo completo ancora in voce (possibile copyviol). Sorvolando su quello in discussione (anch'esso in copyviol), uno degli altri due in voce va rimosso. E sarebbe forse il caso di dare la precedenza a qualcosa che ne illustri l'attività di giurista--Jose Antonio (msg) 11:53, 8 mar 2015 (CET)

Quindi la prima si rimuove perché c'è la seconda e la seconda si rimuove perché non rientrerebbe nel diritto di citazione (lo fa e per natura d'epigrafe avrei problemi a non definirla pd). In merito alla preminenza del giurista non è che un pamphlet neopubblicato, a leggere le modifiche da esso indotte, possa trasformare Calamandrei in un giurista con pure una certa simpatia fascista. --Vito (msg) 12:09, 8 mar 2015 (CET)
Rimuovi quella che preferisci. Calamandrei non aveva simpatie fasciste ma di certo ha navigato per tutto il ventennio senza eccessive difficoltà. Ha continuato ad insegnare all'Università. Inoltre è stato chiamato direttamente da Grandi a riscrivere il codice di procedura civile. Un po' difficile all'epoca per un antifascista intransigente.--Jose Antonio (msg) 12:15, 8 mar 2015 (CET)
Chi serviva spesso poteva farlo. La penetrazione del regime non fu nemmeno uniforme fra i settori. A ogni modo il problema è che si prende una fonte evidentemente schierata e ne si trasferisce di peso il "messaggio" su Wikipedia, quello "stranamente" mi avrebbe fatto saltare dalla sedia se non l'avessi già fatto per l'assurdo riferimento anacronistico a Lessona figlio. --Vito (msg) 12:37, 8 mar 2015 (CET)
Il curiosamente, non stranamente lo avevo messo perchè mi pareva appunto curioso (interessante anedotticamente) che il commissario di Calamandrei che poi riscrisse il cpc fosse colui che divenne nello stesso periodo divenne il padre del Codice Rocco. Il figlio di Lessona l'ho messo, sia perchè referenziato, sia perchè manca la voce sul giurista Lessona in modo da identificarlo con un riferimento storico.--Jose Antonio (msg) 12:50, 8 mar 2015 (CET)
Il problema è che finisce per essere allusivo e lo sai che fortuna che in Italia sappiamo cucinare sennò il piatto nazionale sarebbe la dietrologia. --Vito (msg) 13:56, 8 mar 2015 (CET)
La questione della collaborazione tra Calamandrei e il regime non è certo stata sollevata da un "pamphlet neopubblicato". Qualche anno fa c'è stata una polemica sia su questo che sul suo atteggiamento verso la resistenza, secondo i critici troppo tiepido, soprattutto se confrontato con la successiva attività di "cantore" dell'epica resistenziale, della quale la lapide contro Kesselring è il componimento più celebre. Dato che nei suoi diari dell'epoca ci sono dei giudizi non troppo entusiastici verso i partigiani, Sergio Luzzatto ha notato il paradosso «per cui il più tenace forgiatore del mito della Resistenza poté assistere alla nascita del movimento partigiano non soltanto senza contribuirvi di persona, ma considerandolo con sufficienza o addirittura con diffidenza». Ecco un po' di articoli che possono essere utili: [1] [2] [3] [4] [5] [6].--Demiurgo (msg) 16:05, 8 mar 2015 (CET)
Tornando in topic: sono favorevole alla rimozione di tutte le citazioni iniziali. La nostra è l'unica wiki che le tollera.--Demiurgo (msg) 16:06, 8 mar 2015 (CET)
Questione già affrontata nella pagina ma ora, incidentalmente, a stretto giro con una nuova pubblicazione ce la ritroviamo massicciamente utilizzata, persino dove risulta totalmente pleonastica.
Se vuoi proporre la rimozione di tutte le citazioni iniziali la pagina corretta è Discussioni Wikipedia:Citazioni. --Vito (msg) 16:15, 8 mar 2015 (CET)

Al di là di ogni altra discussione più o meno pertinente, da un punto di vista tecnico non ha senso avere quella citazione iniziale, perché il brano da cui è tratta è riportato nella voce stessa e pure integralmente. Mi chiedevo e mi chiedo anzi cosa ci stia a fare la citazione in testa, tant'è vero che l'avevo rimossa senza nemmeno (colpevolmente) guardare la discussione. Lea Streal (msg) 13:26, 20 dic 2016 (CET)

Da rimuovere. Inoltre non è una citazione pertinente visti i trascorsi non propriamente antifascisti e abbastanza tardivi del biografato--Jose Antonio (msg) 13:33, 20 dic 2016 (CET)
Jose, è pertinente perché è il passo più conosciuto di qualsiasi suo scritto. Le tue deduzioni, permettimi, sono solo personali e non rilevano (neanche le mie, s'intende). Neanche a me piacciono le citazioni iniziali, ma tant'è, su it.wiki sono tollerate: sarebbe accanimento. Abbiamo di meglio da fare. pequod Ƿƿ 01:12, 8 mar 2017 (CET)