Delle calende non me ne curo purché a san Paolo non faccia scuro

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San Paolo di Tarso

Delle calende non me ne curo purché a san Paolo non faccia scuro, è un antico proverbio popolare che amalgama un aspetto sacro, come la festività di san Paolo e l'invocazione alla sua protezione, con uno magico costituito da un antico rito previsionale.[1]

Calende e san Paolo[modifica | modifica wikitesto]

«Delle calende non me ne curo
purché a san Paolo non faccia scuro.»

Gli agricoltori definiscono calende, un rito particolare che ancora oggi non è andato completamente in disuso. Durante la notte speciale di san Paolo, i contadini devono esporre fuori dalla loro casa, all'aria aperta, dodici mezze cipolle esposte ad est identificati da un numero, associato ai mesi del calendario, ai quali è stato aggiunto un pizzico di sale.

La seconda parte del rito consiste nel verificare, la mattina seguente, in quale guscio il sale si è sciolto. Quindi, al quel punto, diviene possibile formulare la previsione tanto attesa: il mese abbinato al guscio con il sale sciolto sarà, secondo questa antica credenza, un mese piovoso, mentre quello con il sale intatto risulterà asciutto.

Non è un caso che il giorno di san Paolo venisse anticamente chiamato "san Paolo dei segni". Questa credenza è molto antica e si ritiene che risalga ad un'epoca pagana.[2]

Infatti già nei Diarii di M. Sanuto, scritto nel 1490 è possibile leggere:

«La giornata chiara di san Paolo è indice di un anno ricco di messi;
se ci sono neve o piaggia è segno del tempo di carestia;
se la giornata sarà ventosa ci sarà discordia tra i popoli;
se sarà nuvolosa di sarà moria d'animali.»

(M. Sanuto - 1490[2])

I segni di san Paolo[modifica | modifica wikitesto]

«Se il giorno di san Paolo è sereno
godrem l'annata e l'abbondanza in seno;
ma se fa freddo guerra avremo ria
e se nevica o piova carestia.»

Questo proverbio relativo ai segni previsionali offerti nella giornata di san Paolo è di origine romagnola, ma in pratica, in tutte le regioni d'Italia si era diffusa questa credenza, tanto è vero che nel Veneto si è conservato fino ai nostri giorni un altro proverbio simile:

«Calende de san Paolo
o ano de anzolo, o ano de diavolo.»

(dialettale veneto)

Il cui significato si riferisce all'andamento dell'intera annata, predetta dalle calende, che potrà essere positiva ("angiolo") o catastrofica ("diavolo").

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "I proverbi del mese", di Carlo Lapucci & Anna Maria Antoni, ediz. Garzanti, 1985, pag.31-33
  2. ^ a b Carlo Lapucci & Anna Maria Antoni. I proverbi del mese. Garzanti, 1985, p. 31-33

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Lapucci, I proverbi del mese, Garzanti, 1985.
  • T. Buoni, Nuovo thesoro de' proverbij italiani, Venezia, 1604.
  • N. Castagna, Proverbi italiani raccolti e illustrati, Napoli, 1869.
  • U. Rossi, Proverbi agricoli, Firenze, 1931.
  • A. Pochettino, Tradizioni meteorologiche popolari, Torino, 1930.
  • A. Arthaber, Dizionario comparati di proverbi e modi proverbiali, Milano, 1929.
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