Conto di deposito

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Un conto di deposito è un contratto bancario. Si distingue dal conto corrente per essere solo un deposito di denaro remunerato. Con esso si possono generalmente effettuare solo operazioni di prelievo e versamento, ossia sono inibite operazioni tipiche bancarie quali bonifico verso conti non predefiniti, pagamento assegni, prelievo con bancomat o carta di credito.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Non sono da confondersi con i conti di deposito i pronti contro termine (PcT) o i certificati di deposito, strumenti d'investimento a breve termine che in genere vengono offerti dalle banche in alternativa ai conti di deposito. In genere i conti di deposito necessitano di essere abbinati a un conto corrente (conto d'appoggio) tramite il quale vengono effettuati versamenti e prelievi.

Il conto deposito può essere libero o vincolato. Nel primo caso si ha l'immediata disponibilità dei soldi depositati. Con il conto di deposito vincolato invece si possono ritirare i propri risparmi alla scadenza del periodo di vincolo (da 1 mese a 36 mesi). Il vincolo viene remunerato con interessi maggiori e possono prevedere delle penali per ritirare i soldi prima della scadenza. Le penali generalmente consistono nella mancata corresponsione degli interessi.

Il conto di deposito ebbe in Italia una rapida crescita a partire da metà anni '90 soprattutto grazie ai conti di deposito delle banche online che offrivano interessi alti e spesso erano senza spese perché avevano costi di gestione minori rispetto a quelli tradizionali (assenza di costi di sportello e costi di personale ridotti). Capostipite di questi conti di deposito fu, in Italia, il Conto Arancio.

Prima del 2012 l'aliquota fiscale sugli interessi fruttati dai conti di deposito era del 27% e doveva anche essere corrisposta un'imposta di bollo fissa pari a € 1,81 all'anno. Il 1º gennaio 2012 l'aliquota fiscale fu ridotta dal 27% al 20% (aliquota unica sulle rendite finanziarie)[1] ma fu introdotta un'imposta di bollo proporzionale pari allo 0,1% del capitale, con un minimo di € 34,20 e un massimo di € 1.200. Dal 1º gennaio 2013 l'imposta di bollo fu innalzata allo 0,15% del capitale e fu eliminato il tetto di € 1.200 (mentre rimaneva il minimo di € 34,20).[2] Dal 1º gennaio 2014 l'imposta di bollo fu innalzata allo 0,2% del capitale e fu eliminato il minimo di € 34,20.[3][4] Dal 1º luglio 2014 la tassazione sugli interessi maturati dai conti di deposito (aliquota sulle rendite finanziarie) è stata portata al 26%.[5]

Precedentemente al 2012, vista l'esiguità del bollo annuale fisso, la quasi totalità delle banche se ne faceva carico rendendo di fatto il conto di deposito a costo zero. Dopo il 2012, con l'introduzione del bollo proporzionale al capitale, quasi tutti gli Istituti di Credito hanno deciso di addebitare il costo al cliente.[6]

Una guida con tutte le FAQ relative ai conti deposito raccolte dai siti istituzionali delle banche italiane che offrono questo prodotto è stata creata a Febbraio 2017, con le ultime novità, le tipologie dei differenti conti e le domande che spesso vengono rivolte dai consumatori ai customer care degli enti. [7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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