Cochimí

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Cochimí
Luogo d'originePenisola di Bassa California
LinguaLingue yumane

I Cochimí erano abitanti della parte centrale della Penisola di Bassa California, da El Rosario a nord, fino a San Javier a sud.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Cochimí furono incontrati per la prima vlta dagli esploratori navigator spagnoli durante il XVI secolo, tra i quali Ulloa, Cabrillo e Vizcaíno. Incontri sporadici continuati fino a che i gesuiti stabilirono missioni sulla penisola nel XVII secolo. Eusebio Francisco Kino fece un tentativo, fallito, di fondare una missione a San Bruno, a nord di Loreto, negli anni dal 1683 al 1685. Juan María de Salvatierra iniziò la sua prima missione di successo a Loreto tra i Monqui, che erano i vicini meridionali dei Cochimí. Questa fu presto seguita nel 1699 dalla missione di San Javier presso i Cochimí, fondata da Francisco María Píccolo.

Nei successivi sette decenni, la frontiera del controllo dei gesuiti sulla terra dei Cochimí si estese verso nord con le missioni di Mulegé (1705), Comondú (1708), La Purísima (1720), Guadalupe (1720), San Ignacio (1728), Santa Gertrudis (1751), San Borja (1762) e Santa María (1767). Dopo che la corona spagnola aveva espulso i gesuiti dalla Bassa California nel 1768, i francescani sotto padre Junípero Serra fondarono, nella loro strada verso l'Alta California un'altra missione a Velicatá (1769). I successori dei francescani nella Bassa California, i domenicani, crearono l'ultima missione fra i Cochimí a El Rosario (1774).

Decimata dalle malattie epidemiche del Vecchio Mondo la popolazione Cochimí declinò e fino a una certa data del XIX, o forse all'inizio del XX secolo, la loro lingua e cultura tradizionali si estinsero.

Abitudini e usanze[modifica | modifica wikitesto]

I Cochimí erano cacciatori-raccoglitori, senza agricoltura o metallurgia. La fabbricazione di terracotte può essere stata raggiunta dai Cochimí settentrionali prima del contatto con gli spagnoli[1] La loro cultura materiale era in genere semplice, ma adatta al loro arido ambiente e alla loro vita nomade.

Il livello più alto di organizzazione sociale era la loro autonoma comunità locale e i loro conflitti inter-comunitari pare fossero piuttosto frequenti.

Tra gli insoliti tratti culturali notati presso i Cochimí e alcuni dei loro vicini erano il secondo raccolto della pitahaya, il maroma, le tablas di legno, e cappucci di capelli umani:

  • Il frutto del cactus pitahaya forniva una risorsa di alto valore ma di breve durata stagionale. Dopo il raccolto della pitahaya, i californiani recuperavano i semi di pitahaya non digeriti dai propri escrementi secchi e li arrostivano e mangiavano come un "secondo raccolto".
  • Un altro frutto insolito era il maroma. Un boccone di carne legato a una stringa veniva inghiottito, quindi estratto nuovamente e passato alla persona accanto in un circolo di consumatori, finché la carne non era consumata del tutto.
  • Tablas erano tavolette di legno dipinte con disegni e/o forate: venivano usate nelle cerimonie religiose. Alcuni di questi manufatti sono stati trovati dagli archeologi.[2].
  • Cappucci fatti con capelli umani regalati venivano indossati dagli sciamani in occasione di cerimoniali.[3]

Informazioni sulle abitudini e le credenze dei Cochimí sono state riportate nelle brevi osservazioni degli esploratori ma, soprattutto, negli scritti dei gesuiti.[4] Particolarmente importanti e dettagliate sono le opere di Miguel Venegas (1757, 1979) e di Miguel del Barco (1973).

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

I Cochimí parlavano un gruppo di dialetti o lingue strettamente collegate, che sono state classificate in vari modi. La divisione più importante, quella tra i Cochimí settentrionali e quelli meridionali, è stata generalmente posta a sud di San Ignacio[5] Una volta definita "Yuman peninsulare", il Cochimí ha un'evidente relazione con le lingue yumane del nord della Bassa California, la California del Sud e l'Arizona occidentale.

Mauricio J. Mixco[6] rivide questa relazione e la ritenne troppo distante per il Cochimí da essere compreso nell'effettiva famiglia Yuman. Egli ritenne il Cochimí una lingua sorella alla famiglia Yuman, formando la famiglia Yuman–Cochimí.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rogers 1945
  2. ^ Massey 1972; Hedges 1973; Meigs 1974
  3. ^ Meigs 1970
  4. ^ Aschmann 1959; Laylander 2000; Mathes 2006.
  5. ^ Mixco 1978, 1979, 2006; Laylander 1997
  6. ^ Mauricio J. Mixco 1978, 2006

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Homer Aschmann, 1959, The Central Desert of Baja California: Demography and Ecology. Iberoamericana No. 42. Berkeley, California.
  • (ES) Miguel del Barco, 1973, Historia natural y crónica de la antigua California. Edited by Miguel León-Portilla. Universidad Nacional Autónoma de México, Mexico City.
  • (EN) Ken Hedges, 1973, "Painted tablas from northern Baja California". Pacific Coast Archaeological Society Quarterly 9(1):5-20.
  • (EN) Don Laylander, 1997, "The linguistic prehistory of Baja California" in Contributions to the Linguistic Prehistory of Central and Baja California, edited by Gary S. Breschini and Trudy Haversat, pp. 1–94. Coyote Press, Salinas, California.
  • (EN) Don Laylander, 2000, Early Ethnography of the Californias: 1533-1825, Coyote Press, Salinas, California.
  • (EN) Lee Gooding Massey, 1972, "Tabla and atlatl: two unusual wooden artifacts from Baja California", Pacific Coast Archaeological Society Quarterly 8(1):25-34.
  • (EN) W. Michael Mathes, 2006, "Ethnohistoric evidence". In The Prehistory of Baja California: Advances in the Archaeology of the Forgotten Peninsula, a cura di Don Laylander e Jerry D. Moore, pp. 42–66. University Press of Florida, Gainesville.
  • (EN) Peveril Meigs III, 1970, "Capes of human hair from Baja California and outside", Pacific Coast Archaeological Society Quarterly 6(1):21-28.
  • (EN) Peveril Meigs III, 1974, "Meigs on tablas", Pacific Coast Archaeological Society Quarterly 10(1):37-38.
  • (EN) Mauricio J. Mixco, 1978, Cochimí and Proto-Yuman: Lexical and Syntactic Evidence for a New Language Family in Lower California, University of Utah Anthropological Papers No. 101, Salt Lake City.
  • (EN) Mauricio J. Mixco, 1979, "Northern Cochimí Dialectology and Proto-Yuman", Journal of California and Great Basin Papers in Linguistics 1:39-64.
  • (EN) Mauricio J. Mixco, 2006, "The indigenous languages" in: The Prehistory of Baja California: Advances in the Archaeology of the Forgotten Peninsula, a cura di Don Laylander e Jerry D. Moore, pp. 24–41, University Press of Florida, Gainesville.
  • (EN) Malcolm Jennings Rogers, 1945, "An outline of Yuman prehistory", Southwestern Journal of Anthropology 1:167-198.
  • (ES) Miguel Venegas, 1757, Noticia de la California y de su conquista temporal, y espiritual hasta el tiempo presente, 3 vols, M. Fernández, Madrid.
  • (ES) Miguel Venegas, 1979, Obras californianas del padre Miguel Venegas, S.J., a cura di W. Michael Mathes, Vivian C. Fisher ed Eligio Moisés Coronado, 5 vols.,Universidad Autónoma de Baja California Sur, La Paz.