Coca-Cola bianca

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Il maresciallo Žukov propose la produzione di una variante trasparente e senza marca della Coca-Cola, nota successivamente come "Cola bianca"

La Coca-Cola bianca (in russo Бесцветная кока-кола, traslit. Bescvetnaja koka-kola) era il soprannome con il quale era conosciuta una versione chiara della Coca-Cola prodotta negli anni quaranta su richiesta del Maresciallo dell'Unione Sovietica Georgij Konstantinovič Žukov.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Žukov si avvicinò alla Coca-Cola durante, o subito dopo, la seconda guerra mondiale dalla sua controparte nell'Europa occidentale, il Comandante supremo delle forze alleate Dwight D. Eisenhower anche lui amante della bevanda.[1]

Dato che in Unione Sovietica la Coca-Cola veniva vista come un simbolo dell'imperialismo americano,[2] Žukov si dimostrò riluttante all'apparenza nel farsi fotografare o menzionare mentre consumava un prodotto del genere.

Secondo il giornalista Tom Standage (nonostante sia privo di fonti che lo confermino), Žukov chiese in seguito se poteva essere realizzata una Coca-Cola in modo tale da poter assomigliare alla vodka.[3]

Il Maresciallo Žukov riferì la questione attraverso il generale Mark W. Clark, comandante del settore americano nell'occupazione alleata dell'Austria, che passò la richiesta al presidente Harry Truman. Lo staff presidenziale contattò James Farley, presidente del consiglio di amministrazione della Coca-Cola Export Corporation. All'epoca, Farley si occupava della supervisione di 38 impianti Coca-Cola nell'Europa sudorientale, compresa l'Austria, e delegò l'ordine speciale di Žukov a Mladin Zarubica, un supervisore tecnico per la Coca-Cola Company[4] inviato in Austria nel 1946 per controllare la costruzione di un grande impianto di imbottigliamento. Zarubica trovò un farmacista in grado di rimuovere il colorante dalla Coca-Cola mantenendo però il gusto originale, realizzando così il desiderio del maresciallo Žukov.

La nuova versione della Coca-Cola venne imbottigliata utilizzando delle bottiglie di vetro trasparente chiuse con dei tappi che sfoggiavano al centro una stella rossa.[5][6] La bottiglia e il tappo venivano prodotte dalla Crown Cork and Seal Company a Bruxelles. La prima spedizione della Cola bianca era costituita da 50 casse.[2][7]

Una conseguenza insolita per la Coca-Cola Company è stata un rilassamento delle regolamentazioni imposte dalle potenze che occupavano l'Austria, dato che le merci e le forniture dovevano transitare una zona di occupazione sovietica mentre venivano trasportate tra l'impianto d'imbottigliamento di Lambach al magazzino di Vienna. Mentre tutti i beni che entravano nella zona sovietica venivano trattenuti per settimane dalle autorità, i carichi della Coca-Cola transitavano indisturbati.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) In which countries is Coca-Cola not sold?, in BBC News, 11 settembre 2012. URL consultato il 7 luglio 2018.
  2. ^ a b (EN) Mark Pendergrast, Viewpoints; A Brief History of Coca-Colonization. URL consultato il 7 luglio 2018.
  3. ^ Tom Standage, A history of the world in 6 glasses, Anchor Canada, ISBN 0385660871. URL consultato il 7 luglio 2018.
  4. ^ Mladin Zarubica era il figlio di un immigrante jugoslavo negli Stati Uniti, e durante la guerra è stato comandante delle Patrol/Torpedo Boat.
  5. ^ (EN) Santa Fe New Mexican Archives, Oct 2, 2005, p. 100, in NewspaperArchive.com, 2 ottobre 2005. URL consultato il 7 luglio 2018.
  6. ^ Eckes, Alfred E., 1942-, Globalization and the American century, Cambridge University Press, 2003, ISBN 0521804094, OCLC 50503157. URL consultato il 7 luglio 2018.
  7. ^ a b Pendergrast, Mark., For God, country, and Coca-Cola : the definitive history of the great American soft drink and the company that makes it, 2nd ed., rev. and expanded, Basic Books, 2000, ISBN 0465054684, OCLC 43769894. URL consultato il 7 luglio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]