Circuito automobilistico di Salerno

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Circuito automobilistico di Salerno
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàSalerno
Caratteristiche
Lunghezzacirca 3000 m
Inaugurazione1953
Categorie
Formula 3
Formula Junior
Note
finito nel 1961

Il circuito automobilistico di Salerno è stato un circuito automobilistico cittadino, allestito di fronte al Centro storico di Salerno. Venne corso tra il 1953 ed il 1961 ed aveva anche il nome Gran Premio Città di Salerno.[1]

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Il circuito venne inaugurato nel 1953. Infatti il "Gran Premio Città di Salerno" di Formula 3 (detta Formula Junior dal 1958) iniziò il 6 settembre di quell'anno e fu subito un successo strepitoso davanti ad oltre 50.000 spettatori. Da allora fu ripetuto ogni anno, diventando famoso internazionalmente.

«Era il 6 Settembre del 1953, quando prese il via la 1° Edizione del Circuito di Salerno, che viene poi ripetuta con crescente successo e partecipazione di pubblico, fino all’edizione del 1960. Il circuito cittadino si snoda attraverso il Lungomare Trieste, Corso Garibaldi, e via Roma, con “boe” del Teatro Verdi e dell’Autostazione Sita. La gara dura ben tre giorni (due riservati alle prove) con batterie eliminatorie e finale, che segnano duelli “epici” ripetuti di anno in anno, come quello celebre tra i due piloti Taraschi e Dirozzi. Nell'ultima splendida gara corsa il 24 Luglio 1960, nel pieno del centro abitato di Salerno, il pilota belga Jos Saveniers (Jean Blanc) perde il controllo della propria vettura ed urta violentemente contro un albero. Il pilota perde la vita nell’incendio generato dall’incidente[2]»

Lungo i tre chilometri di asfalto salernitano i piloti più famosi dell'epoca si sfidarono, ed alcuni di loro successivamente raggiunsero l'Olimpo della Formula 1: Berardo Taraschi[3] (della Meccanica Taraschi), vincitore di ben cinque edizioni (l'ultima nel 1959[4]), Sesto Leonardi, Franco Bordoni, Salvatore Casella furono i più famosi.

Denis Hulme, uno dei piloti del circuito di Salerno del 1960, in una foto dell'epoca

Nelle prime due gare (fatte nel 1953 e 1954) il nome originario era circuito del Lungomare[5], e la distanza era di soli 2600 metri. Furono vinte entrambe da Taraschi colla sua macchina da corsa omonima. Dal 1955 il circuito iniziò ad essere chiamato "Gran Premio", grazie alla notorietà a livello internazionale che cominciava ad avere.

Nella gara del 1960, che fu la più partecipata, vinse il britannico Colin Davis (Scuderia Serenissima, su Fiat/Osca), seguito dal neozelandese Denis Hulme (New Zealand International Grand Prix Team, su Cooper T52 - BMC), mentre l'italiano Taraschi (Scuderia Taraschi, su Fiat) arrivò terzo.[6]

Purtroppo nello stesso 1960 un tragico incidente, dove morirono il pilota Saveniers ed uno spettatore, pose fine alla gara, che fu rifatta in edizione minore nel 1961[7] e non fu disputata nel 1962 per mancate misure di sicurezza (che erano divenute molto rigide dopo l'incidente mortale).

A seguito di altri incidenti tutti i circuiti cittadini (come quello di Pescara) vennero proibiti in Italia e solo nel 2003 ne fu fatto un altro nel circuito di Cagliari. Infatti le gare su circuiti cittadini sono state bandite dal 1967 dopo la tragedia di Caserta, dove, in un Gran Premio di Formula 3 persero la vita i piloti Giacomo "Geki" Russo, "Tiger" Perdomi e "Beat" Fehr.[8]

Il tracciato[modifica | modifica wikitesto]

La pista era disegnata nell'area pianeggiante di Salerno, ricavata nell'ultimo secolo e mezzo dal mare (davanti al lungomare Trieste).

«La gara durava l'intero weekend, tra prove, batterie eliminatorie e corsa finale. Migliaia gli spettatori accalcati nelle vie del centro, stipati come sardine sui balconi di ogni palazzo, o su una tribuna tubolare posizionata sul lato mare. Nessuna rete, via di fuga o guard-rail a protezione del percorso, soltanto enormi balle di paglia. Raffaele Avallone»

Era un circuito che partiva dal palazzo Sant'Agostino (detto anche palazzo della Provincia) su via Roma e girava intorno ai recentemente costruiti palazzo del Municipio, palazzo Natella e palazzo Edilizia, raggiungendo il teatro Verdi, dove tornava indietro sul Lungomare di Salerno fino a raggiungere nuovamente il palazzo della Provincia e proseguire fino a circa il palazzo della SITA per poi curvare sul corso Garibaldi fino a via Roma di nuovo.

Il tracciato era privo di variazioni altimetriche. La corsa consisteva in 50 giri del circuito, per un totale di 135.0 chilometri.

Il circuito era caratterizzato da un breve rettilineo iniziale di oltre un chilometro, poi da una serie di curve a 90° che immettevano in un rettilineo simile sul lungomare ma in direzione contraria al primo. Il tracciato ritornava, dopo due curve a 90°, verso la linea di partenza per mezzo di un altro rettilineo sul corso Garibaldi prima e su via Roma dopo.

L'Albo d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Anno Denominazione Serie Pilota Vettura Note
1961 VII "Gran Premio Città di Salerno" Formula Junior Raffaele Fiordelisi Taraschi - Fiat
1960 VI "Gran Premio Città di Salerno" Formula Junior Colin Davis Osca - Fiat/Osca muore pilota Saveniers
1959 V "Gran Premio Città di Salerno Formula Junior Berardo Taraschi Taraschi - Fiat
1958 IV "Gran Premio Città di Salerno" Formula Junior Carmelo Genovese Stanguellini - Fiat
1957 III "Gran Premio Città di Salerno" Formula 3 Berardo Taraschi Taraschi - Fiat
1956 II "Gran Premio Città di Salerno" Formula 3 Sesto Leonardi Stanguellini - Giaur
1955 I "Gran Premio Città di Salerno" Formula 3 Berardo Taraschi Taraschi - Fiat
1954 "Circuito del Lungomare" Formula 3 Berardo Taraschi Taraschi - Fiat
1953 "Circuito del Lungomare" Formula 3 Berardo Taraschi Taraschi - Fiat

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia del circuito di Salerno
  2. ^ ACI Salerno Archiviato il 6 maggio 2013 in Internet Archive.
  3. ^ Berardo Taraschi
  4. ^ V Circuito Città di Salerno 1959
  5. ^ Circuito del Lungomare
  6. ^ F2 del Circuito di Salerno del 1960
  7. ^ F2 del Circuito di Salerno del 1961
  8. ^ Paolo Artemi, Cagliari torna in pista con un sogno «La F.1. in città come a Montecarlo», in archiviostorico.corriere.it, Corriere della Sera (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]