Ciolo degli Abati

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Ciolo degli Abati, o Ciolo Abate o Ciollabate, è un personaggio fiorentino protagonista di un proverbio: È il tempo di Ciolo Abate, chi ha dare, addomanda. Anche il Lasca poeta (Le Rime) nel sonetto contro Alfonso de' Pazzi scrive: Il tempo mi par or di Ciollo Abate. Il filologo Pietro Fanfani nel Vocabolario alla parola Ciollabate ne spiega il significato: chi sbaglia, invece di scusarsi, incolpa la persona contro cui ha sbagliato.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

La fonte del proverbio è una Provvisione dei Consigli maggiori del Comune di Firenze del 27 marzo 1291. Fu emanata a seguito di una richiesta di Ciolo degli Abati e dei suoi fratelli per il risarcimento di un cavallo danneggiato nella battaglia a Certomondo di Campaldino contro gli aretini l'11 giugno 1289, secondo quanto stabilito dal Potestà Guido da Polenta il 17 novembre 1290. Tuttavia Ciolo aveva dimenticato o non si era curato di avere un forte debito verso il Comune per la gabella del vino e, come usava allora, verso chi n'era stato il suo mallevadore. Si spiega così l'origine del proverbio: Ciolo, che doveva dare, invece richiedeva.

Ciolo degli Abati viene ricordato anche da Dante Alighieri come infame (Epistole). Era stato bandito da Firenze nel 1291 e poi amnistiato. Morì avanti il 1333.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. D'Addario, «ABATI, Ciolo». In: Dizionario biografico degli italiani, Vol. I, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960 (on-line)
  • Iodoco Del Badia. Miscellanea Fiorentina di erudizione e storia, anno I, n. 5, maggio 1886.
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