Chiesa di San Simone e dell'Immacolata Concezione

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Chiesa di San Simone e dell'Immacolata Concezione
Chiesa San Simone, Ardenza, Livorno.jpg
Veduta
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàLivorno
Coordinate43°30′55.93″N 10°19′24.01″E / 43.515536°N 10.323336°E43.515536; 10.323336
Religionecattolica di rito romano
TitolareSimone apostolo e Immacolata Concezione
Diocesi Livorno
Stile architettoniconeorinascimentale-neoclassica
Inizio costruzione1837
Completamentoseconda metà del XIX secolo
Interno della chiesa

La chiesa di San Simone e dell'Immacolata Concezione si trova a Livorno, nel quartiere di Ardenza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni del XIX secolo l'abitato di Ardenza andò incontro ad un rapido sviluppo, che coincise con la realizzazione della nuova passeggiata a mare e di alcuni stabilimenti balneari.

Per questo la curia livornese decise di realizzarvi una chiesa, grazie soprattutto all'interessamento di Simone Bini, che fornì il terreno, i materiali per la costruzione e un'ingente somma di denaro (mille scudi fiorentini).

La prima pietra venne posta il 9 febbraio del 1837 e l'inaugurazione si tenne ufficialmente nel 1839, quando fu intitolata all'Immacolata Concezione e a San Simone apostolo, proprio in onore del Bini.

Terminata il 10 febbraio 1838 con la copertura del tetto, rimase tuttavia chiusa per mancanza di fondi, finché con la donazione di 308 lire toscane di Susanna Malanima Delaurens venne eretto l'altare di San Giuseppe (sul lato sinistro dell'ingresso). Il 15 aprile 1838 vi fu celebrata, in occasione della Pasqua, la prima messa.

Con un'ulteriore e più cospicua elargizione del granduca furono costruiti l'altare maggiore, la sacrestia e l'altare della Madonna (lato destro) ed il 31 agosto 1839 vi fu celebrata dal vescovo la messa inaugurale.[1] Primo parroco fu il sacerdote Ilario Vasetti, qui sepolto ai piedi dell'altare maggiore nel 1858.

Il benefattore, Simone Bini, era stato sepolto nella cappellina al lato dell'altare della Madonna nel 1849.

Successivamente l'edificio fu ampliato ad opera del municipio per mettere in linea il corpo della chiesa con l'adiacente canonica; i lavori furono diretti dall'ingegner Matteini a partire dal 1854 e terminarono nel 1857.

La canonica, pressoché terminata intorno al 1856, mostra evidenti analogie con il progetto redatto alcuni anni prima dall'architetto Alessandro Gherardesca, il quale aveva anche presentato alcune proposte per la costruzione dell'attiguo cimitero (poi dismesso e trasferito lontano dal centro abitato).[2]

Il campanile fu realizzato solo all'inizio del Novecento.

Nel 1917 l'edificio ebbe riparazioni straordinarie a causa di una tromba marina che sfondando il tetto devastò l'interno. Il 13 agosto 1933 vi fu posto un nuovo altare progettato da Mario Disegnie e consacrato da Giovanni Piccioni, vescovo di Livorno dal 1921 al 1959.

Nel 1939 un grande crocifisso ligneo venne installato alle spalle dell'altare maggiore.[3]

Nel 1972, con la nuova liturgia conciliare, fu sostituito l'altare maggiore e stesa una nuova pavimentazione.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Simone presenta una facciata assai semplice, caratterizzata da un portale sormontato, nel registro superiore, da una finestra cieca semicircolare; un frontone neoclassico delimita la parte superiore del prospetto.

Caratteristica è la forma irregolare dell'edificio, dovuta al successivo allineamento della facciata con la canonica; l'interno è a croce latina, con una serie di eleganti volte a vela che si concludono nell'abside semicircolare. L'altare maggiore è sovrastato da un mediocre affresco dell'Assunta, in parte danneggiato da infiltrazioni piovane; nei bracci laterali trovano posto gli altari di San Giuseppe, di Santa Filomena martire e della Madonna.

Sopra l'ingresso si trova una tribuna dove è collocato l'organo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903, p. 400.
  2. ^ G. Morolli (a cura di), Alessandro Gherardesca. Architetto toscano del Romanticismo (Pisa 1777-1852), Pisa 2002.
  3. ^ G. Wiquel, Dizionario di persone e cose livornesi, pubblicato sulla rivista "La Canaviglia", Livorno 1976-1985, p. 540.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Morolli (a cura di), Alessandro Gherardesca. Architetto toscano del Romanticismo (Pisa 1777-1852), Pisa 2002.
  • G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903.
  • G. Wiquel, Dizionario di persone e cose livornesi, pubblicato sulla rivista "La Canaviglia", Livorno 1976-1985.

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