Chiavelli

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Chiavelli
TitoliSignori di Fabriano
FondatoreChiavello Chiavelli
Data di fondazioneXII secolo
Data di estinzione1435
EtniaNormanna
Fabriano, Palazzo Comunale, già residenza della famiglia Chiavelli
Fabriano, cattedrale di San Venenzio, luogo dell'eccidio dei Chiavelli

I Chiavelli (De Clavellis) erano una nobile famiglia marchigiana ghibellina di origine normanna (probabilmente originaria di Esclavelles). Si rifugiarono in Germania durante l'invasione dei barbari, rientrarono poi in Italia con Ruggiero Chiavello durante il regno di Federico Barbarossa, nel 1154, che ebbe il dominio su Fabriano.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Esercitarono un ruolo importante nella crescita della città e della sua cultura. Fedeli all'Impero, tennero la signoria di Fabriano dal 1378[2] sino al 26 maggio 1435, giorno dell'Ascensione, quando, durante una cerimonia nella cattedrale di San Venenzio di Fabriano, avvenne l'eccidio dei membri maschi della stirpe.[3] Molti vennero uccisi e pochi si salvarono con la fuga.

Guido Napolitano nel 1349 gettò le basi dell'attività manifatturiera della carta, per cui Fabriano sarà rinomata: il papa Bonifacio IX lo nominò vicario apostolico. Il raggiungimento di una solida floridezza economica aumentò il prestigio dei Chiavelli e la signoria attrasse artisti e facoltosi mercanti. Il pittore Gentile da Fabriano eseguì le sue opere durante la loro amministrazione.[4]

Nella platea magna di Fabriano venne retto un palazzo gentilizio (oggi ex sede del Comune) e Alberghetto fece restaurare la medievale fontana di Sturinalto, realizzata da Jacopo di Grondalo. La cappella signorile della chiesa di Santa Lucia Nuova ospitava le tombe della casata.

Nel 1415 Tommaso rese esecutivo il nuovo statuto della signoria, più moderno rispetto a quello del periodo comunale e rivelatore del potere dei Chiavelli.

I signori di Fabriano, fautori di politiche populiste con le quali si ingraziarono gradualmente il popolino, erano apprezzati dal costoro e dai piccoli artigiani, ma non dai ricchi commercianti che si sentivano condizionati nel perseguire i propri benefici economici anche attraverso un ruolo politico e che vennero scalzati.[5]

Il malcontento culminò nel 1435 quando l'intera famiglia fu trucidata mentre assisteva a una funzione religiosa nel coro del duomo della città. Morirono Tommaso (l'unico a essere armato), il suo erede Battista e otto nipoti maschi. Le donne furono risparmiate ma dovettero lasciare il territorio che sarà incamerato nello Stato Pontificio.[6]

Esponenti della casata[modifica | modifica wikitesto]

Genealogia essenziale dei signori di Fabriano[modifica | modifica wikitesto]

Gualtiero
1186-1258
 
 
Alberghetto I
1230-1304
 
 
Tommaso I
?-1330
 
 
Alberghetto II
1295-1376
 
 
Guido Napolitano
(1325-1404)
 
 
Chiavello I
(?-1428)
 
 
Tommaso IV
(1358-1435)
 
 
Battista
(1385-1435)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili o notabili italiane estinte e fiorenti, Bologna, 1886, Vol.1.
  2. ^ Chiavelli di Toscana.
  3. ^ Treccani.it. Tommaso Chiavelli.
  4. ^ Ciappelloni, Chiavelli e de Clavellis
  5. ^ Ciappelloni, de Clavellis de Fabriano
  6. ^ Sassi
  7. ^ Condottieri di ventura. Chiavello Chiavelli.
  8. ^ Treccani.it. Guido Chiavelli

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili o notabili italiane estinte e fiorenti, Bologna, 1886, Vol.1, ISBN non esistente.
  • Giovanni B. Ciappelloni, Chiavelli e de Clavellis, le origini della famiglia, Fabriano, 2015
  • Giovanni B. Ciappelloni, de Clavellis de Fabriano dal XII al XV secolo, Fabriano, 2019
  • Giovanni B. Ciappelloni, Rodolfo Chiavello ed altri Messeri, Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano, Fabriano, 2017
  • Romualdo Sassi, I Chiavelli, Arti grafiche "Gentile", Fabriano, 1934

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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