Cherninia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Cherninia
Cherninia12.jpg
Ricostruzione di Cherninia denwai
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Amphibia
Ordine Temnospondyli
Sottordine Stereospondyli
Superfamiglia Capitosauroidea
Genere Cherninia
Specie
  • C. megarhina
  • C. denwai

La cherninia (gen. Cherninia) è un anfibio estinto, appartenente ai temnospondili. Visse nel Triassico medio (Anisico, circa 247 - 244 milioni di anni fa) e i suoi resti fossili sono stati ritrovati in Africa e in India.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Questo animale doveva essere enorme: il solo cranio era lungo circa 1,4 metri, e si suppone che l'intero animale fosse lungo quasi 4,5 metri; è quindi probabile che Cherninia fosse uno degli anfibi più grandi mai esistiti.

Il cranio della specie tipo (Cherninia megarhina) era caratterizzato da un muso molto largo e allungato, orbite piccole e situate posteriormente nella volta cranica, e piccole corna tabulari dirette quasi lateralmente. Era inoltre presente un solco sensorio occipitale e creste biforcute e prominenti sulla volta cranica. Il palato era caratterizzato dalla presenza di un contatto ventrale tra exoccipitale e pterigoide, e da coane poste molto anteriormente rispetto alle vacuità interpterigoidee. Caratteristiche simili si riscontrano nell'affine Cherninia denwai, anche se quest'ultima specie possedeva corna tabulari non dirette lateralmente e una morfologia della regione otica leggermente diversa.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

I fossili di questo animale vennero descritti per la prima volta nel 1975 da Chernin e Cosgriff, i quali studiarono alcuni resti di anfibi temnospondili provenienti dalla formazione N'tawere della valle di Luangwa in Zambia, e li attribuirono a una nuova specie del temnospondilo Parotosuchus (P. megarhinus). In seguito venne descritta un'altra specie di Parotosuchus proveniente dal Triassico medio dell'India (P. denwai). Solo nel 2001 uno studio di Damiani mise in luce le affinità tra queste due specie e le differenze rispetto alle altre specie di Parotosuchus, rendendo indispensabile l'istituzione di un nuovo genere di grandi anfibi temnospondili, Cherninia appunto. Sembra che C. megarhina fosse leggermente più derivato rispetto a C. denwai.

Cherninia fa parte del gruppo dei capitosauri, anfibi temnospondili tipici del Triassico dall'aspetto e dallo stile di vita simile a quello dei coccodrilli. Secondo alcune analisi filogenetiche (Fortuny et al., 2011) Cherninia farebbe parte di un clade di capitosauri dalle dimensioni solitamente ridotte, come Eocyclotosaurus ed Edingerella.

Di seguito è riportato il cladogramma dello studio di Fortuny e colleghi, che illustra la posizione filogenetica di Cherninia nell'ambito dei capitosauri:

Stereospondyli

Lydekkerina huxleyi


Rhinesuchidae

Rhineceps nyasaensis


Uranocentrodon senekalensis



Capitosauria

Wetlugasaurus angustifrons


Odenwaldia heidelbergensis


Vladlenosaurus alexeyevi



Edingerella madagascariensis


Watsonisuchus spp.



Xenotosuchus africanus


Cherninia denwai


Paracyclotosaurus crookshanki


Stanocephalosaurus pronus


Stanocephalosaurus birdi



Procyclotosaurus stantonensis


Eocyclotosaurus spp.


Quasicyclotosaurus campi









Parotosuchus orenburgensis


Calmasuchus acri


Cyclotosaurus robustus


Tatrasuchus wildi



Eryosuchus garjainovi


Mastodonsaurus giganteus









Trematosauria

Benthosuchus sushkini


Trematosauroidea

Thoosuchus yakovlevi


Angusaurus spp.


Trematosaurus brauni








Paleobiologia[modifica | modifica wikitesto]

Solitamente i capitosauri di grandi dimensioni, come Mastodonsaurus e Cherninia, sono stati percepiti come predoni passivi, che stavano acquattati sul fondale dei fiumi e dei laghi in attesa di una preda che passasse a portata di “risucchio”. Studi sull'anatomia e la morfologia funzionale dello scheletro di questi animali ha invece suggerito che fossero in grado di nuoto attivo e di predazione efficiente. Lo studio di Damiani (2001) ha quindi ipotizzato che Cherninia catturasse le sue prede grazie a movimenti repentini e laterali della testa, con le fauci spalancate.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chernin, S., and Cosgriff, J. W., 1975, Further consideration of the capitosaurid from the upper Luangwa Valley, Zambia: Palaeontologica africana, v. 18, p. 143-148.
  • Mukherjee, R. N., and Sengupta, D. P., 1998, New Capitosaurid amphibians from the Triassic Denwa Formation of the Satpura Gondwana Basin, central India: Alcheringa, v. 22, p. 317-327.
  • R. Schoch and A. R. Milner. 2000. Stereospondyli. Handbuch der Paläoherpetologie - Encyclopedia of Paleoherpetology 3B:1-203
  • R. J. Damiani. 2001. A systematic revision and phylogenetic analysis of Triassic mastodonsauroids (Temnospondyli: Stereospondyli). Zoological Journal of the Linnean Society 133(4):379-482
  • Damiani, Ross J., 2001: Cranial anatomy of the giant Middle Triassic temnospondyl Cherninia megarhina and a review of feeding in mastodonsaurids. Palaeontologia Africana, 37: 41-52
  • Fortuny, J.; Galobart, À.; Santisteban, C. D. (2011). "A New Capitosaur from the Middle Triassic of Spain and the Relationships within the Capitosauria". Acta Palaeontologica Polonica 56 (3): 553.