Charles Lamoureux

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Charles Lamoureux

Charles Lamoureux (Bordeaux, 1834Parigi, 1899) è stato un musicista e direttore d'orchestra francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Suo padre, Pierre Lamoureux, era il proprietario di un caffè. Sua madre, Marguerite Barbe. nacque a Pujols-sur-Ciron (1797-1875), figlia di Pierre Barbe e di Catherine Cantau.

Lamoureux sposò Marie-Pauline Mussot il 28 novembre 1860 a Parigi. Da questo matrimonio nacque Marguerite Lamoureux, musicista, che sposò nel 1888 a Parigi il compositore Camille Chevillard, figlio del violoncellista Alexandre Chevillard.

Marie-Pauline Mussot era la figlia di Paul-Martin Mussot e di Georges-Victoire Gillet. Lei era la nipote del dottor Mussot.

Lamoureux ha studiato musica al Conservatorio di Parigi, sotto la guida di Narcisse Girard per quanto riguarda il violino.

Nel 1854 riuscì a vincere il premio Prix e ottenne immediatamente un ingaggio come violinista all'Opéra. Sei anni dopo fu uno dei fondatori della Séances Populaires de Musique de Chambre e nel 1872 fondò un quartetto musicale.

Nel 1873 fu tra i promotori e tra i fondatori della Société de musique sacrée.

Diresse l'attività musicale dei Concerts du Conservatoire e nel 1878 subentrò a Deldevez come direttore d'orchestra dell'Opéra parigina; quattro anni dopo ideò i Nouveaux Concerts, una delle più antiche orchestre sinfoniche francesi.

È stato un fautore della musica wagneriana e nel 1899 ebbe l'occasione di dirigere la rappresentazione di Tristano e dell'Lohengrin.[1]

Nel 1893 svolse un tour in Russia, e si esibì più volte a Londra al Queen's Hall.

Nel 1897 è andato in pensione e suo figlio Camille Chevillard gli succedette come direttore della orchestra, che poi prenderà la denominazione di Orchestre Lamoureux in suo onore.

Fu nominato Cavaliere della Legion d'onore nel 1879.

Charles Lamoureux è sepolto a Parigi nel cimitero di Montmartre (29ª divisione). Riposa con i suoi genitori e sua moglie Marie-Pauline.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Dizionario di musica", di A. Della Corte e G. M. Gatti, Paravia, 1956, pag.333

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