Busto di Costanza Bonarelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Busto di Costanza Bonarelli
Busto di Costanza Bonarelli
Autore Gian Lorenzo Bernini
Data 1637-1638 circa
Materiale marmo
Altezza 72 cm
Ubicazione Museo nazionale del Bargello, Firenze

Il busto di Costanza Bonarelli è un'opera dello scultore Gian Lorenzo Bernini, eseguita tra il 1636 e il 1638 circa. Il ritratto è realizzato in marmo (altezza 72 cm) ed è conservato nel Museo nazionale del Bargello a Firenze. Il busto proviene dalla Galleria degli Uffizi, dove era esposto fin dal 1645 nel primo corridoio accanto al busto di Bruto di Michelangelo Buonarroti[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il busto fu realizzato da Bernini come immagine "privata", in tutta probabilità per sé stesso, come immagine della sua (presunta) amante, che restò a lungo nell'abitazione dello scultore.

Costanza era figlia di uno stalliere[2] e moglie di Matteo Bonarelli o Bonucelli[3], uno scultore, allievo del Bernini. Secondo recenti studi proveniva da una famiglia legata al ramo viterbese dei Piccolomini[4]. Era una donna dall'animo imprenditoriale: aiutava suo marito in bottega, occupandosi delle vendite e dei clienti[4]. Secondo la biografia scritta da Domenico Bernini, figlio di Gian Lorenzo, la donna era amante del padre e un documento anonimo[5] sostiene che anche il fratello dello scultore, Luigi, frequentasse la donna. Una mattina, prima dell'alba, Gian Lorenzo chiese di preparare la carrozza perché voleva andare in campagna; invece si diresse verso la zona di San Pietro, dove aveva lo studio, e dove proprio di fronte abitava la donna. All'alba dalla casa di Costanza uscì il fratello Luigi, accompagnato alla porta dalla donna che ancora aveva i capelli in disordine[2]. Accecato dalla gelosia, Gian Lorenzo, seguì il fratello e dopo averlo raggiunto proprio all'ingresso di San Pietro iniziò a bastonarlo con un asse di ferro, sino a rompergli due costole[2]. Luigi fu salvato da alcuni passanti che frenarono l'ira di Gian Lorenzo[2]. L'artista tornato a casa diede poi ordine al proprio servo di sfregiare l'amata in segno di punizione[2]. Di conseguenza il servo fu esiliato, Luigi partì per Bologna e Bernini, grazie all'intervento diretto del Papa Urbano VIII (richiesto dalla madre dei Bernini), fu punito solamente da un'ammenda pecuniaria[2].

Il busto giunse a Firenze nel 1645, probabilmente come dono al cardinale Giovan Carlo de' Medici.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Resta una vera eccezione nell'intera produzione ritrattistica del Bernini. Un vero atto d'amore[2]. Ritrae la donna come sarebbe apparsa nell'intimità quotidiana, con i capelli spettinati e la camicia aperta sul seno: lo sguardo è fiero, leggermente sorpreso, e le labbra carnose appena dischiuse. Il collo è robusto[1], i capelli sono lievemente scomposti, gettati indietro per dar luce all'ampia fronte, e l'acconciatura allentata di trecce raccolte dietro la nuca della donna, colgono la donna in un'acuta indagine introspettiva. La veste è leggera e presenta un semplice nastro che segue la scollatura aperta sino a far intravedere il seno.

La straordinaria vivezza, rintracciabile solo nel busto del cardinale Scipione Borghese (1632), può essere prova del particolare sentimento che legava l'artista alla donna.

Le superfici risultano gradevoli, levigate soprattutto sul viso e sul collo, mantenendo tale piacevolezza anche sulle ciocche di capelli arricciate e sulle pieghe della veste.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giovanna Gaeta Bertelà, Museo nazionale del Bargello. La guida ufficiale, Taylor & Francis, 1° gennaio 1999, ISBN 9788809217430. URL consultato il 14 gennaio 2016.
  2. ^ a b c d e f g Daniele Pinton, Bernini. I percorsi dell'arte, ATS Italia Editrice, 1° gennaio 2009, ISBN 9788875717766. URL consultato il 14 gennaio 2016.
  3. ^ Maurizio Fagiolo dell'Arco, Berniniana: novità sul regista del barocco, in Biblioteca d'arte Skira, vol. 7, Skira, 2002, pp. 247, ISBN 9788884912398.
  4. ^ a b Cinzia Giorgio, Storia pettegola d'Italia, Newton Compton Editori, 17 novembre 2015, ISBN 9788854187900. URL consultato il 14 gennaio 2016.
  5. ^ Montanari, op. cit., pag. 122

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tomaso Montanari, Gian Lorenzo Bernini, Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma, 2004
scultura Portale Scultura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di scultura