Bonifacio de Camerana

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Bonifacio de Camerana, o Camarano, Bonifacio di Camerana (XIII secoloSicilia, XIII secolo), è stato un militare italiano, giustiziere della Val di Noto, capitano del Popolo della città di Corleone.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del miles lombardo Oddone de Camerana, capo di una spedizione di militari lombardi ai quali erano state concesse terre e privilegi a Corleone, Bonifacio divenne feudatario della terra di Militello in Val di Noto il 20 novembre 1249, in cambio dei feudi già posseduti a Corleone e concessi al padre, che ritornarono a Federico II di Svevia per l'elevata importanza strategica.

Seppur appartenente ai De Camerana, ghibellini e filosvevi, Bonifacio de Camerana ricoprì la carica di magister aratiarum durante il regno di Carlo I d'Angiò.

Con la ribellione scoppiata a Palermo al dominio angioino, il lunedì dell'Angelo (il 30 marzo 1282), la città di Corleone, tradizionalmente legata alla dominazione svevo-ghibellina, fu la prima a seguire l'esempio dei rivoltosi palermitani. Alla missione inviata il 3 aprile ai rivoltosi di Palermo, «per offrire fedeltà e fraternità»[1], partecipò Guglielmo Curto di origine lombarda[1]. Secondo quanto afferma il cronista Saba Malaspina, fu proprio Bonifacio de Camerana, diventato Capitano del Popolo di Corleone, uno dei principali artefici dell'alleanza tra i rivoltosi palermitani e quelli di Corleone, e della successiva persecuzione degli Angioini francesi. Bonifacio, insieme a tremila lombardi ghibellini di Corleone, fece strage di francesi, angioini e guelfi, «infierendo su di loro come se ognuno dovesse vendicare la morte del padre, del fratello, del figlio»[1].

«iungunt se simul Lombardi de Corillione cum Panormitanis, ad quod etiam illa tota contrata una eodemque spiritus furia concitata concurrit, conflunt omnes sanguinem gallicum sitientes»

(Saba Malaspina, Rerum Sicularum historia)

Nel 1287 Bonifacio fu inviato a Marsala, con il figlio Oberto e un contingente di corleonesi, in aiuto di Berardo de Ferro che aveva organizzato la difesa di Marsala da un attacco della flotta angioina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Iris Mirazita, Corleone: ultimo Medioevo: eredità spirituali e patrimoni terreni, Palermo 2006, p. 22.

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