Bel e il Drago
Bel e il Drago è un duplice racconto in greco composto verso la metà del II secolo a.C. da un autore ebreo rimasto anonimo, forse sulla base di un prototesto ebraico andato perduto.
La narrazione non compare nel testo masoretico ebraico del Libro di Daniele, ma solo nella versione veterotestamentaria detta della Septuaginta, conservata poi nella Vulgata e nella tradizione ortodossa e cattolica. Nelle attuali bibbie cattoliche costituisce il capitolo 14 del libro di Daniele (Dan 14[1]).
Il racconto è considerato canonico dalla Chiesa cattolica e Ortodossa, mentre per le chiese protestanti rappresenta un'aggiunta apocrifa.
Il Capitolo 14
[modifica | modifica wikitesto]Questo capitolo contiene due racconti autonomi, ambientati durante l'esilio babilonese e il sopravvenuto regno di Ciro il Grande (590-529 a.C.):
Daniele e l'idolo di Bel
[modifica | modifica wikitesto]Durante il regno di Ciro, il re era devoto a una divinità babilonese, Bel, a cui veniva offerto ogni giorno moltissimo cibo. A un certo punto, il re chiede a Daniele perché non adori anche lui Bel, ed egli risponde di non voler adorare idoli fatti da mano d'uomo ma soltanto il Dio vivente. Allora, il re sfida i sacerdoti: se Bel mangerà davvero tutte le offerte, Daniele sarà mandato a morte perché ha mentito; in caso contrario, invece, morranno i fedeli di Bel. Il tempio fu chiuso affinché nessuno potesse boicottare la sfida.
I sacerdoti erano soliti entrare di nascosto nel tempio tramite un passaggio segreto e consumare tutte le offerte (erano 70 in tutto, con mogli e figli). Ma Daniele, di nascosto, aveva sparso cenere sul pavimento. Al momento della verifica dell'esito della sfida da parte del re, Daniele gli suggerì di controllare il pavimento. Scoperte le orme lasciate sul pavimento, il re si infuriò, fece uccidere gli imbroglioni e diede l'idolo a Daniele affinché lo distruggesse.
Daniele e il drago
[modifica | modifica wikitesto]Il secondo racconto verte sul culto di un drago, adorato dai babilonesi al pari di un dio. Provocato da ciò, Daniele ottiene dal re il permesso di ucciderlo "senza lancia e senza spada". Per far questo, il saggio fabbricò focacce di pece, grasso e peli che poi offrì al drago affinché soffocasse.
Fu allora che i Babilonesi insorsero, in quanto la loro divinità era stata uccisa, e, per aver concesso tale profanazione, accusarono il re di essersi convertito all'ebraismo. Così, il re fu costretto a consegnare Daniele affinché fosse giustiziato.
Daniele viene gettato nella fossa dei leoni, ma sopravvive per sei giorni, nonostante i leoni restassero digiuni. Intanto, un angelo manda Abacuc a portare del cibo al saggio Daniele l, il quale ringrazia Dio che si è ricordato di lui.
Il racconto si conclude con un'acclamazione di lode al Signore da parte del re: "Grande tu sei, Signore, Dio di Daniele, e non c'è altro dio all'infuori di te".
Note
[modifica | modifica wikitesto]Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Bel and the Dragon, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Bel e il Drago, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
- (EN) Βηλ και δράκων, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 173834373 · LCCN (EN) n88039735 · GND (DE) 4423728-5 · J9U (EN, HE) 987007257703405171 |
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