Barresi (famiglia)

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I Barresi sono una famiglia dell'alta aristocrazia siciliana di origine francese insediatasi nell'Italia meridionale intorno all'XI secolo al seguito dei normanni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Abbo Barresi, capostipite della famiglia, era un cavaliere francese venuto in Sicilia al seguito del gran conte Ruggero I di Sicilia; tra l'XI e il XIII secolo i Barresi ottennero il controllo dei territori di Pietraperzia. Per acquisto o concessione da parte dei vari governanti ottennero poi i territori di Convicino (poi Barrafranca), Naso (Italia), Capo d'Orlando, Militello in Val di Catania e vari altri dispersi in tutta la regione. I Barresi fecero realizzare nel corso della loro storia opere artistiche e architettoniche come il castello Barresi a Pietraperzia trasformato da struttura difensiva a residenziale da Matteo II Barresi oltre alla chiesa madre di Pietraperzia. Strinsero una serie di matrimoni strategici con varie famiglie nobiliari della Sicilia tra cui i Santapau, i Valguarnera, i Ventimiglia, i Branciforte e i Moncada. I Barresi mantennero il loro potere fino al 1591 quando Dorotea Barresi e Santapau morì lasciando tutto a suo figlio Fabrizio Branciforte e Barresi inglobando tutte le ricchezze della casata ai Branciforte e infine ai Lanza.

Membri illustri[modifica | modifica wikitesto]

I membri più importanti della famiglia furono indubbiamente Giovanni Antonio II e suo figlio Matteo II Barresi i quali accrebbero notevolmente le ricchezze di famiglia e resero il castello Barresi di Pietraperzia una corte colta e sofisticata. Altro importante esponente fu Tommaso Barresi che si distinse militarmente e divenne alto comandante delle truppe aragonesi. Oltre a lui Giovanni IV Barresi fu maestro giustiziere del re Federico III, consigliere del re Ludovico di Sicilia e vicario delle guardie siciliane a Catania, Giovanni Antonio I fu ambasciatore del re Alfonso d'Aragona[non chiaro] e il primo dei Barresi a ottenere il mero e misto imperio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federica Scibilia, I BARRESI DI PIETRAPERZIA, ed. Caracal, 2016

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]