Bancoposta

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Poste Italiane.

Il Patrimonio Bancoposta (nel logo BancoPosta)[1] è la struttura di Poste Italiane che si occupa della raccolta del risparmio (anche postale o tramite conti correnti postali) tra il pubblico, dell'emissione, gestione e vendita di carte prepagate e di altri mezzi di pagamento, dei servizi di pagamento (erogazione pensioni, bollettini postali, assegni postali, vaglia ecc.) del servizio di intermediazione in cambi, della promozione e del collocamento presso il pubblico di finanziamenti concessi da banche ed intermediari finanziari e della prestazione di servizi di investimento e assicurativi.

La sua attività è normata ai sensi del Decreto del presidente della Repubblica 14 marzo 2001, n. 144, in materia di "Regolamento recante norme sui servizi di bancoposta" e in virtù dell’articolo 2 comma 8 non può direttamente emettere finanziamenti al pubblico.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le amministrazioni postali italiane hanno svolto la funzione di raccolta del risparmio postale fin dal 1875, mentre i conti correnti postali sono nati nel 1917. Bancoposta nasce formalmente nel 1999 a seguito della ristrutturazione di Poste Italiane voluta dall'allora amministratore delegato Corrado Passera sotto la dipendenza della Divisione Servizi Finanziari della società, responsabile degli incassi e pagamenti, della raccolta del risparmio e dei prodotti assicurativi e della loro offerta al pubblico[3]. I servizi finanziari venivano chiamati anche servizi a danaro e il termine "bancoposta" era già utilizzato dall'Amministrazione autonoma delle poste e delle telecomunicazioni e dal successivo ente pubblico economico Poste italiane in base al DPR 156/1973.

Nel 2000 vengono lanciati il Conto BancoPosta, la carta di debito Postamat e la carta di credito BancoPosta MasterCard[4], con annessa campagna pubblicitaria, passando dai 175 000 conti correnti del dicembre 1999 a 1,68 milioni di rapporti nel dicembre 2001.

Il successo del conto e il conseguente risanamento di Poste si ritene principalmente dovuto all' informatizzazione dei 14 000 uffici postali ed alla relativa creazione di una nuova infrastruttura tecnologica (per un impegno finanziario di 670 miliardi di lire[5]) che ha permesso di migliorare la qualità e la semplicità dei servizi finanziari resi[6].

Dal 2001, da mero gestore del risparmio, diventa anche un intermediario finanziario e creditizio, in quanto viene autorizzata dal DPR 144/01 a proporre al pubblico titoli azionari, obbligazioni, quote di fondi di investimento ma anche mutui e finanziamenti, anche se con le restrizioni di cui sopra: fino ad allora i 14 000 uffici postali potevano vendere solo titoli di Stato e quelli delle privatizzazioni pubbliche[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ FOGLIO INFORMATIVO AI SENSI DELLA NORMATIVA IN MATERIA DI TRASPARENZA DELLE OPERAZIONI E DEI SERVIZI BANCARI (PDF), su poste.it. URL consultato il 1º luglio 2020 (archiviato il 2 luglio 2020).
  2. ^ Decreto del presidente della Repubblica 14 marzo 2001, n. 144, in materia di "Regolamento recante norme sui servizi di bancoposta"
  3. ^ Copia archiviata, su adnkronos.com. URL consultato il 12 settembre 2013 (archiviato il 24 dicembre 2013).
  4. ^ Copia archiviata, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 12 settembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  5. ^ Copia archiviata, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 12 settembre 2013 (archiviato il 20 novembre 2015).
  6. ^ Copia archiviata, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 12 settembre 2013 (archiviato il 4 marzo 2016).
  7. ^ Copia archiviata, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 12 settembre 2013 (archiviato il 24 dicembre 2013).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il circuito Bancoposta, di Giuseppina Chesini – Giuffrè Editore pagg. 51, 54

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]