Arimortis

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Arimortis, spesso abbreviata in arimo [à-ri-mo] — tanto che la versione estesa è spesso sconosciuta ai parlanti — è una espressione utilizzata prevalentemente in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano, Brescia, Bergamo, in Brianza e nell'Alto Mantovano, nonché in Piemonte; è convenzionalmente in uso tra i bambini durante i loro giochi, allo scopo di invocare una sospensione del gioco e/o attività in corso per piccoli "incidenti" quali stringa slacciata, richiamo materno per merenda et similia. È l'equivalente del time-out negli sport agonistici. L'espressione contraria, che indica la ripresa del gioco, è arivivis.

Arimortis e arivivis sono termini moderni che sostituiscono i corrispondenti alimortis e alivivis, utilizzati fino alla prima metà del XX secolo.

Alcuni ipotizzano che il termine derivi dal latino «arae mortis» (gli altari della morte). Questi altari venivano costruiti per celebrare i caduti al termine delle guerre. Erano quindi una indicazione di tregua in atto.[1]

Un etimo più probabile si può trovare nelle locuzioni latine alea vivis e alea mortis con le quali gli antichi giocatori d'azzardo accompagnavano il lancio dei dadi; con alea vivis (dadi vivi) il giocatore annunciava il lancio e con alea mortis (dadi morti) dichiarava la conclusione dello stesso e la possibilità per l'avversario di raccoglierli e giocarli a sua volta. Quindi, è assai probabile che da alea vivis e alea mortis derivino, per composizione, alimortis e alivivis, dai quali i moderni arimortis e arivivis.

Nel resto d'Italia, sono generalmente utilizzati, per identici scopi, i termini mortis e vivis. In Veneto e Friuli Venezia Giulia, tuttavia, è utilizzata l'espressione maccheronica bàndius, che fa riferimento al divieto (cioè al bando) di proseguire nel gioco. La ripresa delle attività è segnalata gridando fine bàndius.

Esempi scritti d'uso e fonti[modifica | modifica wikitesto]

« il "Tigalé" ("Te ce l’hai") con le sue tregue e ripartenze ("Arimortis!" e"Arivivis!") »
(Prof Fiorenzo Castiglioni (Intervista del 15 febbraio 2006))

Note[modifica | modifica wikitesto]