Apadana

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Rovine del palazzo Apadana
Ricostruzione del tetto dell'Apadana, di Chipiez
Ricostruzione dell'Apadana, di Chipiez

L'Apadana (in persiano antico 𐎠𐎱𐎭𐎠𐎴‎) era una grande sala ipostila che si trova nel complesso delle rovine di Persepoli e nel palazzo di Susa. L'Apadana di Persepoli appartiene ai più antichi edifici del complesso di Persepoli, costruito nella prima metà del VI secolo a.C., come parte del progetto di Dario il Grande e completato da suo figlio Serse I. Gli studiosi moderni hanno "dimostrato la natura metaforica dei rilievi dell'Apadana come ordini sociali idealizzati".[1]

Il termine "apadana"[modifica | modifica wikitesto]

Il termine, "apadāna" è utilizzato per indicare una sala ipostila, ad esempio, un palazzo o una sala per udienze, dotata di colonne e costruita in pietra. Il termine, che viene reso in Elamita come ha-ha-da-na e in Babilonese ap-pa-da-an, è etimologicamente ambiguo. Esso è stato comparato con il sanscrito "apadana" (आपादन) che significa 'arrivare a', e anche al sanscrito apa-dhā (अपधा) con il significato di "nascondiglio o occultamento", e al greco apo-thēkē "magazzino". Il termine è sopravvissuto in periodi successivi in Iran, come nella lingua partica 'pdn(y) o 'pdnk(y) "palazzo", e fuori dall'Iran sopravvive in diverse lingue parola in prestito (compreso l'arabo fadan, l'armeno aparan-kʿ "palazzo".)[2]

Più precisamente, tuttavia, questa parola è l'antenato diretto del termine di architettura medievale e moderna, Ayvan / aywan. Il termineantico persiano un-pad-un, che sta per "non protetto", si riferisce alla veranda - struttura a forma aperta agli elementi esterni su uno dei suoi quattro lati, e quindi 'non protetto'/esposto agli elementi naturali. Questo è esattamente ciò che è il palazzo Apadana: una veranda (a colonne) aperta sui tre lati, una caratteristica unica tra tutti gli edifici dei palazzi di Persepoli. Gli architetti Parti e Sasanidi rimossero in gran parte le colonne che sorreggevano il soffitto della veranda, sostituendolo con una volta a botte, come nel famoso Ayvan di Kisra a Ctesifonte. L'evoluzione successiva del termine in aywan nell'architettura post-islamica che si è evoluto dal vecchio "apadana", si riferisce sia a colonne (come ad esempio il palazzo di Chehel Sotoun, Esfahan) o volte a botte (tutti i quattro aywan e moschee). Come il vecchio Apadana, i nuovi aywan sono anche verande aperte agli elementi naturali su un lato.

Come moderno termine architettonico e archeologico, il lemma "apadana" viene usato anche per riferirsi alle sale ipostile Urartu, come quelle scavate a Altintepe e Erebuni. Queste sale sono precedenti a quelle della Persia, ed è stato ipotizzato che gli Urartu possano essere stati gli ideatori delle sale ipostili persiane.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'Apadana è il più grande edificio del complesso di Persepoli e venne scavato dall'archeologo tedesco Ernst Herzfeld e dai sui assistenti Friedrich Krefter ed Erich Schmidt, tra il 1931 e il 1939. Importanti materiali rilevanti per gli scavi sono oggi ospitati negli archivi della Freer Gallery of Art di Washington DC.

Fu molto probabilmente la sala principale dei re. Le colonne raggiungevano i 20 metri d'altezza e avevano capitelli complessi a forma di tori o leoni. Qui, il grande re riceveva il tributo da tutte le nazioni dell'Impero achemenide, dando regali in cambio.

Schema dei bassorilievi della scalinata dell'Apadana

L'accesso alla sala era dato da due scalinate monumentali, a nord e ad est. Queste erano decorati da bassorilievi, mostranti i delegati delle 23 nazioni soggette all'Impero Persiano mentre rendevano omaggio a Dario I, che era rappresentato seduto in posizione centrale. I vari delegati erano illustrati con dovizia di particolari, dando comprensione dei costumi e delle attrezzature dei vari popoli della Persia nel V secolo a.C. C'erano iscrizioni in antico persiano ed elamita.

Un bassorilievo rappresentante il tributo di un portatore armeno che porta un recipiente di metallo con Homa (grifone). Dalle scale orientali dell'Apadana di Persepoli.

Il bassorilievo dell'Udienza reale[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei pezzi di maggior pregio attualmente custodito presso il Museo Nazionale dell'Iran è il bassorilievo dell'Udienza reale di Serse assiso in trono e il figlio Dario I subito dietro.[4] Il sovrano ha in mano lo scettro e un mazzo di fiori di loto, Dario tiene anch'egli un mazzo di fiori di loto e mentre tiene alzata la mano destra in segno di saluto. Ancora dietro troviamo un persiano con un panno avvolto intorno a testa, subito dietro vi è un Mede con l'arco a tracolla e un'ascia infine due soldati in abito parsi. Davanti al sovrano un Mede si avvicina porta la mano davanti la bocca in segno di rispetto.[5] Il bassorilievo venne scoperto nel 1938 da Erich F. Schmidt nella Tesoreria di Persepoli e originariamente adornava la facciata del basamento prospiciente la scalinata centrale del portico settentrionale dell'Apadana, un secondo bassorilievo è custodito presso l'Istituto Orientale di Chicago.[4] Il suo stato di conservazione è ottimale.

L'iscrizione di Serse[modifica | modifica wikitesto]

Sul portico est, sulla fiancata sud vi è un'iscrizione di Serse che reca scritto:[6]

  1. Grande Dio Ahuramazda
  2. colui che questa terra
  3. ha creato i cieli
  4. ha creato gli uomini
  5. ha creato la fortuna
  6. ha offerto agli uomini
  7. colui che fece
  8. Serse il re
  9. tra molti re
  10. un sovrano
  11. tra molti
  12. Serse, re
  13. grande re
  14. re dei re
  15. i paesi con varietà
  16. d'uomini, e il re
  17. in questo paese
  18. grande e sconfinato
  19. figlio di Dario
  20. re (della stirpe)
  21. Achemenide, dichiara
  22. Serse il re
  23. grande: io feci
  24. delle opere, qui e altrove
  25. e altre opere dovunque
  26. con la benedizione di Ahuramazda
  27. feci io, a me Ahuramazda
  28. protegga. Insieme ad altri
  29. dei, e il mio paese
  30. e quello che feci per esso
L'iscrizione

Il leone che addenta il toro[modifica | modifica wikitesto]

Il leone che addenta il toro in una delle scalinate dell'Apadana

Un'immagine ricorrente a Persepoli, ma rappresentata soprattutto nelle parti triangolari delle scalinate dell'Apadana è il bassorilievo del leone che addenta il toro. Il toro per sfuggire alla morsa del felino si alza su due zampe ruotando la testa. Questa rappresentazione non sembra essere solo un'immagine tipica di Persepoli ma un simbolo che probabilmente deve essere associato al capodanno persiano, il nowruz. Secondo l'importante studioso iraniano A. Shapur Shahbazi, il leone infatti dovrebbe avere la doppia valenza simbolica di sole e di costellazione, mentre il toro potrebbe rappresentare la luna (l'oscurità) anche in virtù della posizione delle corna che sembrano una mezzaluna. Il toro inoltre sarebbe la costellazione da cui, il sole nel suo moto apparente nel cielo, si muoverebbe. Tale combinazione astrologico-astronomica sarebbe coerente con la situazione astrale del 500 a.C.
Così l'equinozio di primavera assurgerebbe al significato di un nuovo ciclo e il prevalere della luce sul buio, quindi il prevalere dell'ordine del regno sul disordine.[7]

Tale simbolo proverrebbe dalle monete coniate dall'ultimo re della Lidia, poi conquistata da Ciro il grande. Il simbolo tornerà ad essere rappresentato anche nelle monete nel 510 a.C. divenendo di fatto un simbolo che identifica fortemente il potere Achemenide.[7]

Misure[modifica | modifica wikitesto]

L'Apadana di Persepoli aveva una superficie di 1000 m²; il suo tetto era sostenuto da 72 colonne, ognuna delle quali alta 24 metri. L'intera sala venne distrutta nel 331 a.C. dall'esercito di Alessandro Magno.Le pietre delle colonne vennero usate come materiale per la costruzione di altri edifici nelle vicinanze. Arrivati al XX secolo, solo 13 delle gigantesche colonne erano rimaste in piedi. Alcune vennero successivamente rimesse al loro posto, ma caddero di nuovo negli anni 1970, e oggi ne rimangono soltanto 14.

L'Apadana di Susa fu — come la città stessa — abbandonata, e le rovine utilizzate come materiali da costruzione.

Le popolazioni rappresentate nella scalinata sud portico est[modifica | modifica wikitesto]

Nel portico sud sono rappresentate tutte le popolazioni dell'impero persiano che con gesti fraterni portano doni al re. Ogni delegazione è riconoscibile in base all'abbigliamento e ai doni.[8][9][10]

Pannello Immagine Popolazione Pannello Immagine Popolazione
I senza cornice Medi XIII senza cornice Parti
II senza cornice I susiani (del Khuzistan) XIV senza cornice Gandhari della Valle di Cabol
II senza cornice Armeni XV senza cornice Battriani
IV Ariani XVI senza cornice Sagarti
V senza cornice Babilonesi XVII Sogdiani
VI senza cornice Lidiani XVIII senza cornice Indiani
VII Arachosiani XIX Traci
VIII senza cornice Assiri della Mesopotamia XX Arabi (Giordania e Palestina)
IX Cappadoci XXI senza cornice Drangiani (del Turkmenistan)
X Egizi XXII Libici
XI senza cornice Sciti XXIII senza cornice Etiopi
XII senza cornice Ioni

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Root (1986) p. 1.
  2. ^ R. Schmitt, Apadana i. Term, in Encyclopaedia Iranica
  3. ^ Henri Stierlin, "Greece, from Mycenae to the Parthenon (Taschen's World Architecture)", 1997. p116.
  4. ^ a b A. Shapur Shahbazi p.66
  5. ^ A. Shapur Shahbazi p.92
  6. ^ A. Shapur Shahbazi pp. 133
  7. ^ a b A. Shapur Shahbazi pp. 99-100
  8. ^ Persepolis - Apadana and Pictures of the people of the Persian Empire (2): Ancient man and his first civilizations, su realhistoryww.com. URL consultato il 10 novembre 2016.
  9. ^ Jona Lendering, Persepolis: People, su www.livius.org. URL consultato il 10 novembre 2016.
  10. ^ A. Shapur Shahbazi pp. 117-127

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Margaret Cool Root, The Parthenon Frieze and the Apadana Reliefs at Persepolis: Reassessing a Programmatic Relationship, in American Journal of Archaeology, vol. 89, nº 1, 1985, pp. 103–122, DOI:10.2307/504773, JSTOR 504773.
  • R Schmitt e D Stronach, Apadana, in Encyclopaedia Iranica, vol. 2, Routledge.
  • A. Shapur Shahbazi, Persepoli, Teheran, Naghshe Iran, 2015, ISBN 978-964-91960-1-5.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 29°56′06″N 52°53′24″E / 29.935°N 52.89°E29.935; 52.89

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