Antonio Cianciullo

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Antonio Cianciullo (Napoli, 1913Cefalonia, 22 settembre 1943) è stato un militare italiano.

Antonio Cianciullo
1913 – 22 settembre 1943
Nato aNapoli
Morto aCefalonia
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataesercito
ArmaFanteria
UnitàDivisione Acqui
RepartoCX Compagnia Mitraglieri
Gradocapitano
BattaglieCefalonia
Comandante diCX Compagnia Mitraglieri
Decorazionimedaglia d'oro al valor militare
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Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ex-allievo della Scuola Militare Nunziatella di Napoli, si laureò in economia e commercio prima di ricevere il richiamo alle armi come tenente di fanteria. Assegnato alla Divisione Acqui, ne seguì le operazioni prima in Albania e poi durante la campagna italiana di Grecia sotto il comando del generale Antonio Gandin.

L'8 settembre 1943 il capitano Cianciullo era basato a Cefalonia dove comandava la compagnia mitraglieri di Corpo d'armata. La notizia dell'armistizio di Cassibile tra l'Italia e gli Alleati, e la conseguente ostilità delle forze tedesche basate a Cefalonia verso gli italiani, lo vide reagire difendendo strenuamente le posizioni assegnategli. Accerchiato da forze preponderanti in località Farsa, rifiutò di arrendersi, seguendo il martirio della Divisione Acqui nell'ambito dell'eccidio di Cefalonia e meritando sul campo la medaglia d'oro al valor militare.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Comandante di compagnia mitraglieri di Corpo d’Armata fu tra i primi decisi assertori della lotta contro i tedeschi. Combatté strenuamente in prima linea con audace ardimento e supremo sprezzo del pericolo tanto da suscitare l’ammirazione dei reparti che vicino a lui combatterono. Ripetutamente, di iniziativa, accorreva con le sue armi in appoggio ai reparti impegnati e stremati dalla violenza dei bombardamenti aerei. Accerchiato il battaglione con il quale operava, sebbene invitato ad arrendersi, preferiva la difesa ad oltranza e mentre passava da un’arma all’altra, incoraggiava i suoi mitraglieri, impressionati dalle enormi perdite; manovrando egli stesso le armi rimaste prive di serventi, immolava la sua giovane vita con la visione di quanto ebbe più caro: la Patria.»
— Cefalonia, 22 settembre 1943