Anceo (figlio di Poseidone)

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Anceo è una figura mitologica greca, figlio di Astipalea e del dio Poseidone, o di Alta e Zeus.[1] Era uno degli Argonauti[2].

Partecipò alla spedizione degli argonauti, diventando il pilota la nave Argo dopo la dipartita di Tifi. Una volta conclusasi la missione, ritornò al suo paese, Tegea.

Un indovino gli predisse che non sarebbe vissuto per lungo tempo. Al suo ritorno dalla Colchide piantò delle viti nella sua terra. Siccome Anceo era troppo rigoroso con i suoi lavoratori e Ii maltrattava, uno di essi gli disse un giorno "che non sarebbe riuscito neanche ad assaggiarne i frutti". Arrivato il tempo della raccolta, Anceo fece riempiere una tazza del primo vino del suo raccolto, apprestandosi a berlo. Lo sguardo s'incrociò con il servitore che gli aveva fatta la funesta predizione e gli rimproverò la falsità del vaticinio; ma il servitore gli rispose che che passava ancora della distanza tra la tazza e le sue labbra. Difatti, mentre si avvicinava la tazza alla bocca, venne avvisato che un mostruoso cinghiale stava devastando la vigna. Anceo posò immediatamente il vino, afferrò le armi e si recò sul posto, ma venne incornato e ucciso dal cinghiale che, celato dietro le siepi, improvvisamente gli balzò addosso[2].

Dal mito viene il proverbio latino: "Multa cadunt inter calicem supremaque labra" (Molto cammino v'ha tra la tazza ed il labbro)[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anceo - Enciclopedia Italiana
  2. ^ a b c F. S. Villarosa, Dizionario mitologico-storico-poetico, vol. I, Napoli, Tipografia Nicola Vanspandoch e C., 1841, p. 35.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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