Alfredo D'Arbela

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Alfredo D'Arbela (Zanzibar, 1898Firenze, 4 luglio 1977) è stato un ingegnere italiano, progettista di vari mezzi di trazione elettrici delle Ferrovie dello Stato italiane (FS) tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta..

Numerosi brevetti portano il suo nome: tra questi uno dei più noti è il separatore D'Arbela. Tuttavia la sua fama di progettista tra il pubblico non specializzato si deve alla direzione dello studio dell'elettrotreno ETR 300, che gli valse l'appellativo di "padre" del Settebello.

Attività professionale[modifica | modifica wikitesto]

La locomotiva E.645.104 (in origine E.646.004) ripresa nella stazione di Sondrio l'11 giugno 2008.

Dopo una breve esperienza nei Reparti di esercizio, fu chiamato alla direzione del Servizio Materiale e Trazione e destinato al suo Ufficio Studi e Progettazione dei mezzi di trazione (nell'organigramma era l'Ufficio XII).

La sua profonda preparazione e la sua competenza tecnica lo fecero ben presto emergere sia nell'ambiente ferroviario italiano che internazionale.

Nel 1950 fu posto a Capo dell'Ufficio Studi Locomotive del Servizio Materiale e Trazione e in questo incarico ebbe modo di far risaltare ancor più le sue doti di studioso e di progettista. Fu infatti durante la sua dirigenza e sotto sua diretta guida che "nacque" la maggior parte dei mezzi di trazione sia pesanti che leggeri della seconda metà dello scorso secolo. Le ALe 840, ALe 540, ALe 601 e relative rimorchiate, gli elettrotreni ETR 300 ("Settebello") ed ETR 250, le locomotive elettriche E.424, E.636, E.645/ E.646, E.444 ("Tartaruga") portano la sua firma.

Oltre al progetto degli equipaggiamenti di trazione Alfredo D'Arbela si dedicò a estendere le applicazioni dell'elettrotecnica sui veicoli viaggiatori, in particolare riguardo l'alimentazione degli impianti di illuminazione e di condizionamento dell'aria.

Dal 1962 al 1964, anno del suo pensionamento, fu consigliere d'amministrazione dell'Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato.

Nell'attività tecnica e scientifica al di fuori del Servizio Materiale e Trazione FS, Alfredo D'Arbela ricoprì numerosi incarichi in organismi nazionali ed internazionali, come quelli di presidente del comitato 9 "Trazione" del Comitato Elettrotecnico Italiano e di membro dell'Office de Recherches et d'Essais dell'Union Internationale des Chemins de Fer.

Biblioteca e archivio personale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1978 la moglie dell'ingegner D'Arbela, Marianna Casati D'Arbela, donò alla sede di Architettura della Biblioteca di Scienze Tecnologiche, Università degli Studi di Firenze l'archivio privato del marito, comprendente volumi e documenti del periodo tra il 1910 e il 1960, tra cui libri sull'elettrificazione delle ferrovie, estratti di riviste, immagini, lettere e documentazione dell'attività di D'Arbela come membro dell'Union International des chemins de fer[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivio Alfredo D'Arbela, Università degli studi di Firenze. Fondi archivistici del Sistema bibliotecario di Ateneo. URL consultato il 22 agosto 2018.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfredo D'Arbela, Le locomotive elettriche a corrente continua 3000 Volt Gr. E 636, in Rivista tecnica delle ferrovie italiane, (aprile 1941), n. 4, pp. 149-186 più 6 tavole aggiuntive
  • Alfredo D'Arbela, La locomotiva nella storia della trazione ferroviaria, in Civiltà delle Macchine, gennaio 1954, pp. 62-66. Rist. in Ingegneria Ferroviaria, 2008
  • Alfredo D'Arbela, La locomotiva elettrica, in La gestione di Stato delle ferrovie italiane 1905-1955. Monografie, Roma, Ferrovie dello Stato, 1956, pp. 153-176
  • Alfredo D'Arbela, La locomotiva elettrica, in Ingegneria Ferroviaria, 16 (1961), n. 7-8, pp. 715-729 ISSN: 0020-0956 (WC · ACNP)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Osvaldo Montelatici, Voci della rotaia, Roma, Ferrovie dello Stato, 12 dicembre 1977.