Alessandro Conti (storico dell'arte)

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Alessandro Conti (Firenze, 1946Siena, 5 maggio 1994[1]) è stato uno storico dell'arte e storico del restauro italiano.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Il professor Massimo Ferretti, suo amico e collega più giovane, ne ricorda l’interesse per la fisicità delle opere d’arte, da cui l’attenzione per la loro conservazione, e come fosse stata proprio l’alluvione del 1966, avvenuta quando Conti aveva vent’anni, ad averlo portato a contatto con il mondo del restauro. Fu lui stesso, da giovane, a dare l’allarme per il deteriorarsi del Crocifisso dipinto del Cimabue della chiesa di Santa Croce, opera divenuta simbolo di quell’alluvione.

Ben distante dall’indifferenza e dall’ignavia, Alessandro Conti si distinse per essere costantemente dedito allo studio della storia dell’arte e alla imprescindibile conservazione delle opere d’arte, testimonianze diretta della stessa. Sempre interessato a uno studio diretto delle opere e della evoluzione materiale nei secoli, ovvero quel che proporrebbe ancora oggi la cattedra di Storia del restauro, ne fu in Italia il massimo esponente nell’ambito dell’arte pittorica. Conti fu uno studioso che visse però i più scioccanti e sperimentali anni del restauro moderno, che cercò di contrastare in prima persona, pur rimanendo in questo troppo solo, proponendo pause di riflessione drammaticamente inascoltate.

Il professor Conti ben diffidava dalle false certezze nel campo del restauro e si presentava sicuramente come un personaggio scomodo, ma protagonista nel dibattito sulla conservazione. Forse perché la storia dell’arte italiana era sottoposta a radicali cambiamenti, la figura di Alessandro Conti appare anticonformista e così anacronistica dinanzi al positivismo che si sarebbe poi ben radicato ai giorni nostri, dove lo storico dell’arte ha assunto una connotazione di mestierante, sempre più specializzato, a scapito di un’antica cultura olistica sulla disciplina, che aveva invece caratterizzato il Conti nell’ambito della storia dell’arte. La professoressa Paola Barocchi, con la quale Alessandro Conti si specializzò alla Scuola Normale, ricorda il suo impegno come “una vocazione di sincerità, che aveva talvolta ingenuità incredibili, dettate da una serietà etica che credeva negli individui e nelle istituzioni.” Questa specie di idealistica illusione di Conti, che la professoressa ricollega a un’ingenuità della persona, era forse legata alla sua infanzia di umile estrazione, durante la quale il giovane aveva assai ambito a dedicarsi allo studio, scoprendone la sua importanza e la conseguente responsabilizzazione. Quest’ultima venne confermata dall’incontro con Roberto Longhi, che nella prefazione di Storia del restauro, il libro più importante del Conti, così si espresse in materia di restauro: “Quando sento, anche da parte di colleghi e di critici, pronunciare, di fronte a certi quadri, frasi come “probabilmente rifatto” oppure “chissà quando l’hanno ridipinto”, la mia tristezza è profonda; perché è proprio dovere della critica di trasformare quegli interrogativi o quei dubbi in affermazione o in negazione, indicandone i termini mentre si sta procedendo nella lettura dell’opera.” Eppure, come già ricorda Longhi, la critica si sottomette erroneamente al lavoro del solo restauratore.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Su consiglio di Roberto Longhi, Alessandro Conti frequentò l’università a Bologna e nel 1969 si laureò in Storia del restauro con il professore Francesco Arcangeli, presentando una tesi scelta dall’allievo, dal titolo: Gli estrattisti. Precisazioni e problemi sull’origine del trasporto dei dipinti murali.

Grazie al suo evidente, costante e spiccato interesse per la storia dell’arte, Alessandro Conti vince il concorso per il perfezionamento in detta materia presso la Scuola Normale di Pisa, collocandosi in cima a una numerosa graduatoria. Il professor Ferretti ipotizza che «all’origine di una così precoce passione ci fosse stata soprattutto la scoperta della città, della propria città. Non faceva niente per farlo credere, e per quanto fosse spesso ironico, anzi del tutto insofferente, nei riguardi della fiorentinità, Conti era legatissimo a Firenze.»

La formazione di Alessandro Conti come storico dell’arte fu nuovamente determinata da Roberto Longhi, che gli aveva affidato il compito di studiare il restauro da un punto di vista storico. Quando Alessandro Conti aveva 27 anni, la sua prima stesura della Storia del restauro e della conservazione delle opere d’arte viene pubblicata a Milano per l’editore Electa, e, sempre più ampliata dallo stesso autore nel corso delle varie successive edizioni, rimane ancora oggi un manuale fondamentale per l’approccio alla materia universitaria più o meno omonima.

A 35 anni Alessandro Conti era divenuto un giovane professore ordinario. Da Bologna si spostò quindi all’Università Statale di Milano, dove cominciò a insegnare Storia dell’arte moderna. Si trasferì infine all’Università di Siena, dove insegnò Storia della critica d’arte, per poi morire di malattia a soli 46 anni. La notizia della sua morte è stata riportata dal quotidiano nazionale la Repubblica il 6 maggio 1994. Alessandro Conti era ammalato da quattro anni e aveva espresso il desiderio di essere sepolto vicino a Roberto Longhi e a Ulrico Middeldorf, che era stato direttore del Kunsthistorisches Institut di Firenze.

Il suo ultimo articolo uscì il 3 marzo 1994 per il manifesto (giornale su cui scrisse diversi interventi) ed era dedicato all’affaire della volta Sistina, drasticamente rovinata dal recente restauro, che il professor Conti aveva cercato inutilmente di fermare, coinvolgendo la stampa nazionale e internazionale, insieme all'artista e direttore dell'Accademia di Roma Toti Scialoja[2].

Studi[modifica | modifica wikitesto]

Come ricorda il professor Ferretti, il legame intellettuale di Alessandro Conti con la figura di Longhi si riscontrò nel privilegiare la pittura del Trecento, ritenuta dal già affermatissimo storico dell’arte davvero fondamentale per la storia dell’arte italiana. In particolare, Alessandro Conti si focalizzò molto sullo studio della miniatura medievale. Il professor Ferretti ricorda infatti che se Alessandro Conti avesse studiato a Firenze avrebbe proposto una tesi sulla storia della miniatura, a dimostrazione di quanto Alessandro Conti fosse già interessato a questo tipo di studio e ricordando inoltre come fosse “uno dei pochi storici dell’arte della sua generazione che abbiano saputo spostarsi da un secolo all’altro, dalla miniatura ai giardini, dall’oreficeria alla scultura, dai temi della storia sociale (l’immagine dell’artista) a quelli del collezionismo”.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Storia del restauro e della conservazione delle opere d'arte, Milano, Electa, 1973.
  • I dintorni di Firenze: arte, storia, paesaggio, con la collaborazione di Francesca Petrucci, Paolo Pirillo e Giovanna Ragionieri, Firenze, La Casa Usher, 1983.
  • Michelangelo e la pittura a fresco: tecnica e conservazione della Volta Sistina, prefazione di Toti Scialoja, Lucca, La Casa Usher, 1986.
  • Guida agli artisti del Quattrocento a Firenze, Firenze, Octavo, 1989.
  • Restauro, in EDO, Milano, Jaca Book, 1992, ISBN 9788816430327.
  • L'arte. Critica e conservazione, Roberto Cassanelli, Michael Ann Holly e Adalgisa Lugli, Milano, Jaca Book, 1993, ISBN 88-16-43802-9.
  • Pontormo, in La via lattea, Milano, Jaca Book, 1995, ISBN 88-16-46001-6.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanna Ragionieri, Ricordo di Alessandro Conti, su storiedellarte.com, 30 aprile 2014. URL consultato il 27 settembre 2015.
  2. ^ Alessandro Conti, Michelangelo e la pittura a fresco: tecnica e conservazione della Volta Sistina, Lucca, La Casa Usher, 1986.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. Consalvi, L'archivio e la biblioteca di Alessandro Conti alla Fondazione Museo Adriano Bernareggi (Bergamo), Università degli Studi di Roma 2, 2017.
  • M. Ferretti, La storia del restauro e il mestiere di storico dell’arte, da Alessandro Conti a Roberto Longhi, in La cultura del restauro, 2013
  • P. Barocchi, Ricordo di Alessandro Conti, in Anagkē, 1997
  • P. Barocchi, Ricordo di Alessandro Conti, in Prospettiva, 1994
  • La miniatura bolognese: scuole e botteghe; 1270 – 134, Bologna : Edizioni ALFA, 1981
  • Sul restauro, a cura di Alessandro Conti, Torino : Einaudi, 1988
  • Manuale di restauro, a cura di Marina Romiti Conti, Torino : Einaudi, 1996
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