Alessandrina Tambasco

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Alessandrina Tambasco (Montano Antilia, 1794Montano Antilia, 7 dicembre 1879) è stata una patriota italiana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alessandrina fu considerata una delle eroine dei moti rivoluzionari scoppiati nel Cilento durante l'anno 1828.[1][2]

La giovane donna vide gran parte della sua famiglia incarcerata proprio a causa del loro appoggio logistico e sociale all'ideologia politica che voleva la nascita della nazione Italia.[1]

I Filadelfi, membri di una società segreta fondata inizialmente in Francia nel XVIII secolo ma diffusasi poi anche nel Regno delle Due Sicilie indipendentemente (senza alcun rapporto tra i membri delle due nazioni) con l'omonima francese, erano diventati i compagni rivoluzionari di Alessandrina, ella infatti, con l'aiuto della madre Rosa Bentivenga, cucì loro delle coccarde bianche divenute il simbolo dei Filadelfi cilentini e li ospitò nella sua casa.

Per queste sue azioni Alessandrina, sua madre Rosa, il marito Pietro Bianchi, proprietario terriero e cancelliere comunale, le figlie Michelina e Nicolina, li cugino Vito, furono tutti arrestati dalla polizia locale la quale emise l'accusa di cospirazione contro il Regno.[3][1]

La madre fu condannata a 6 anni di carcere[3], le due figlie furono liberate solo dopo aver patito parecchi mesi di carcere[3], mentre Alessandrina venne condannata a 10 anni di carcere duro ai ferri[3][1]. Il cugino Giuseppe Vito Tambasco, possidente di Montano[4], venne condannato a morte e fucilato il 21 luglio del 1828 nella località di Bosco, decapitato il cadavere la sua testa fu esposta in piazza a Montano ingabbiata e su un apposito piedestallo.[1] Il marito Pietro Bianchi morì a soli 42 anni in un ospedale delle carceri cilentine, il 9 settembre 1829[1].

Alessandrina rimase nel carcere di Salerno fino all'8 giugno del 1830, in seguito venne trasferita nella località laziale di Ponza dove scontò il resto della pena e fu quindi liberata il 14 giugno del 1841.

Uscita dal carcere, con una gamba artrofizzata e quindi costretta a camminare con una stampella[1], assistette ai moti rivoluzionari del 1860 e all'unificazione d'Italia nel 1861. Morì il 7 dicembre del 1879 nella sua terra d'origine a Montano Antilia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Storia d'Italia dal 1815 fino alla promulgazione del Regno d'Italia narrata al popolo [da Giuseppe Pistelli], Angelo Usigli editore, 1864.
  • Matteo Mazziotti e Giuseppe Galzerano, La rivolta del Cilento nel 1828, Galzerano Editore, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]