Aisha Kandisha

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Lalla Aisha Kandisha - in arabo: عيشة قنديشة‎, ʿĀʾisha Qandīsha, alla francese Aicha Kandicha - è una Jinniyya della mitologia marocchina, spirito molto conosciuto e temuto del folklore marocchino.[1]

Lalla Aisha è uno dei tanti jinn (termine arabo-islamico che designa uno spirito che può essere sia di natura sia benevola sia, per lo più, di natura maligna) che popolano l'immaginario popolare del Marocco. Si manifesta sotto sembianze umane, spesso come una donna bellissima dai capelli rossi o neri, vestita di una leggera veste bianca, altre volte come un'anziana senza denti. In ogni caso, la si può riconoscere da un inquietante particolare: ha zampe di cammello o di capra al posto dei piedi e delle gambe. In genere appare di notte in luoghi vuoti o semivuoti.

Possibili origini del mito[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la mitologia, Aisha era una donna in carne ed ossa prima di diventare, per motivi non chiari, un Jinn, e a proposito della sua origine ci sono varie leggende:

  • Lalla Aisha al-Bahria: secondo questa versione, quando ancora era un essere umano, Aisha era una nobile portoghese vissuta a Safi nel XVI secolo, durante l'occupazione portoghese della città. Si sarebbe follemente innamorata di un notaio marocchino della città. Si sposò con lui e trasformò il suo titolo nobiliare dal portoghese Condessa (contessa) all'arabo-maghrebino Kandisha. Siccome la nobildonna non si copriva il capo o il viso come le donne musulmane, veniva vista da tutti quando usciva e gli uomini che la incrociavano per la strada si innamoravano perdutamente di lei. Tanti persero la ragione, e vagarono disperati per l'eternità.[2]
  • Lalla Aisha al-Mujahida: secondo questa versione Aisha era una bellissima donna che abitava in un villaggio vicino alla città di El Jadida (un'altra versione parla della città di Azemmour) all'inizio del XVI secolo. Quando i Portoghesi attaccarono e conquistarono la città nel 1502, iniziarono a lanciare periodici raid contro i villaggi circostanti. Quando attaccarono il suo villaggio lei non era presente, ma quando tornò trovò gran parte degli abitanti massacrati, tra cui il marito di cui era follemente innamorata. Giurò quindi di vendicarsi e la sua vendetta consistette nell'adescare gli ufficiali portoghesi e, dopo averli sedotti, li convinceva a seguirla in angoli bui e isolati della città per avere rapporti sessuali, ma una volta appartati estraeva il suo pugnale e sgozzava le sue vittime.[3]
  • Lalla Aisha al-Sudaniyya o Aisha al-Hamdouchia: Secondo questa versione, il mistico Sīdī Aḥmad Dghoughi voleva che il suo maestro, il mistico sufi Sīdī ʿAlī ibn Ḥamdūsh, si sposasse. Quest'ultimo con molta riluttanza accettò, a patto che la sua sposa sarebbe dovuta essere una certa Aisha, figlia di un re dell'Africa subsahariana. Quando arrivò in Marocco trovò il promesso sposo morto. Qui diventò una mistica e acquisì una fama di santa e guaritrice. Una leggenda correlata dice invece che era una mistica che arrivò in Marocco da Baghdad, desiderosa di conoscere i grandi (e all'epoca famosi) mistici del Maghreb.[4]
  • È possibile che le radici della leggenda abbiano invece origine nella mitologia ebraico-berbera pre-islamica del Marocco. Kandisha potrebbe derivare dalla radice ebraica ebraica Q-D-S che indica l'idea del sacro e del santo. Nelle loro derdeba (cerimonie terapeutiche ed esorcistiche) infatti, i Gnawa invocano Aisha Kandisha assieme alla tipologia di spiriti detti Sebtyin ("signori del sabato"), spiriti di fede ebraica.[5]
  • Secondo Vincent Crapanzano il nome "Kandisha" deriverebbe invece dal nome "Quedecha", una dea cananea il cui culto venne introdotto in Marocco dai Fenici.[6]

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

Le apparizioni di Lalla Aisha sono molto frequenti. Si afferma che appaia soprattutto sotto il letto di omi, di notte, in luoghi vuoti o semivuoti. Una credenza molto diffusa afferma che appare agli uomini che vagano di notte da soli. Se sono all'interno di un'auto in strade non particolarmente trafficate, chiede loro un passaggio, l'uomo si può accorgere che si tratta di Aisha Kandisha vedendo che ha zampe di cammello o di capra. Secondo queste leggende urbane, Aisha non fa del male a questi uomini, se si limiteranno ad accompagnarla dove lei chiederà loro, rimane però il problema del danno psicologico causato dall'incontro con la Jinnia. Secondo le leggende è possibile difendersi da lei recitando versi del Corano o tirando fuori un oggetto metallico.[2]

Secondo la credenza popolare Aisha è sposata con il Jinn chiamato Hammou Qiyou, da non confondere con il Basha Hammou, un altro Jinn del folklore marocchino.[2]

Sono molti i soprannomi con la quale viene chiamata, come Moulat el Merja (la signora della palude), Moulat el Widan (la signora dei fiumi) etc.[7][8]

Esattamente come gli altri jinn della mitologia marocchina, Aisha viene spesso invocata con canti in suo onore nei rituali esorcistici e terapeutici di trance degli hmadcha, dei jilala, dei gnawa e degli Aissawa.[9] Una volta invocata Aisha nei seguenti rituali, induce le donne partecipanti in stato di trance a farle urlare, rotolare per terra e piangere.[2]

In tutto il Marocco ci sono dei luoghi adibiti ad Aisha che sono soggetti a veri e propri pellegrinaggi popolari, questi luoghi possono essere pozzi, grotte, sorgenti e fontane.[2] [4]

Aisha Kandisha può possedere, o comunque esercitare un certo controllo sulle persone, costringendole a fare determinate cose e vestirsi in un determinato modo, soprattutto con il rosso e il nero, i colori preferiti da Aisha.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lurker, Manfred (1987). Dictionary of Gods and Goddesses, Devils and Demons. Routledge. p. 293.
  2. ^ a b c d e f Culture: Aïcha Kandicha, représentations et croyances populaires
  3. ^ * Murielle Lucie Clément, Relations familiales dans les littératures française et francophone des XXe et XXIe siècles, vol. 2, Parigi, edizione L'Harmattan, 18 giugno 2008
  4. ^ a b Crapanzano, p. 45
  5. ^ Viviana Pâques, La religion des esclaves: Recherches sur la confrerie marocaine des Gnawa, 1991, p. 70. ISBN 8871860322
  6. ^ Vincent Crapanzano: The Hamadsha. A Study in Moroccan Ethnopsychiatry. University of California Press, Berkeley/ Los Angeles/London 1973
  7. ^ Qandisa Archiviato il 21 maggio 2008 in Internet Archive.
  8. ^ Crapanzano, pp 89-91, 210
  9. ^ Deborah Kapchan, Moroccan Gnawa Trance and Music in the Global Marketplace

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Murielle Lucie Clément, Relations familiales dans les littératures française et francophone des XXe et XXIe siècles, vol. 2, Parigi, edizione L'Harmattan, 18 giugno 2008
  • Vincent Crapanzano: The Hamadsha. A Study in Moroccan Ethnopsychiatry. University of California Press, Berkeley/ Los Angeles/London 1973
  • Deborah Kapchan, Moroccan Gnawa Trance and Music in the Global Marketplace
  • Edward Westermarck: Ritual and Belief in Morocco

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Trasmissione in arabo del canale marocchino 2m sulla storia di Aisha Kandisha

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