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Agricoltura naturale

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L'agricoltura naturale è un insieme di tecniche agricole nato negli anni quaranta grazie alle idee di Masanobu Fukuoka, un agronomo giapponese che le ha dato il nome di "natural farming". Tale non comporta, tuttavia, una maggiore "naturalità" di tali tecniche rispetto ad altre.

L'agricoltura naturale è definibile come l'agricoltura del non fare, consiste semplicemente nel lasciare che ogni cosa, nel sistema agricolo - ambientale, vada secondo natura secondo l'avviso dei fautori: niente potature, concimazioni, cura colturale o trattamento fitosanitario, lotte antiparassitarie, lavorazioni del terreno. In questo contesto il lavoro dell'agricoltore si limita alla semina e al raccolto.

Il terreno non viene arato e la germinazione avviene direttamente in superficie, se necessario avendo preventivamente mescolato i semi con argilla e fertilizzante. Al terreno deve essere restituito quanto più possibile di ciò che ha prodotto, quindi l'agricoltore deve cogliere esclusivamente i frutti e lasciare sul campo tutti gli scarti e le rimanenze della coltivazione, che fungeranno da pacciamatura. Il terreno rimane permanentemente coperto da vegetazione spontanea a portamento contenuto. Lo strato di pacciamatura, infatti, riduce la luce che raggiunge il suolo e limita lo spazio disponibile: le plantule che germinano al di sotto si eziolano ed esauriscono le riserve energetiche prima di emergere, mentre le specie che riescono a superare la pacciamatura hanno solitamente taglia ridotta. È possibile seminare e coltivare cereali, ortaggi o far crescere alberi da frutto; questo fa sì che, rimanendo sempre coltivato, il terreno riduca la propria erosione superficiale.

In caso di infestazioni vengono inseriti animali antagonisti a quelli dannosi per la coltura (lotta biologica).

Pratiche fondate sulla minima perturbazione del suolo e sulla copertura permanente precedono la formalizzazione dell'agricoltura naturale. Tra queste vengono richiamati i sistemi colturali di alcune popolazioni indigene nordamericane, basati su consociazioni stabili, aiuole rialzate ricavate in radure forestali e assenza di aratura.[senza fonte]

Nel 1929 il geografo statunitense J. Russell Smith pubblica Tree Crops: A Permanent Agriculture, in cui individua nella lavorazione dei terreni in pendenza una delle cause principali dell'erosione e della desertificazione, e propone sistemi colturali fondati su specie arboree perenni. L'opera, aggiornata nel 1953, è considerata un riferimento nella successiva elaborazione della permacultura.[1]

Nel 1943 il divulgatore agricolo Edward H. Faulkner pubblica Plowman's Folly, contestando l'aratura come pratica innaturale e responsabile dell'erosione, dell'acidificazione dei suoli e dell'abbassamento delle falde. Il volume, uscito nel contesto ancora recente delle tempeste di sabbia degli anni trenta, suscita un ampio dibattito nel mondo agronomico statunitense.[2]

Negli Stati Uniti la coltivatrice Ruth Stout (1884-1980) mette a punto a partire dagli anni cinquanta un sistema di orticoltura senza lavorazione fondato su una pacciamatura organica permanente, prevalentemente di fieno, reintegrata via via che si consuma, esposto nel volume How to Have a Green Thumb Without an Aching Back (1955). L'approccio esclude anche vangatura, diserbo e colture di copertura, e anticipa di oltre vent'anni la formulazione di Fukuoka, alla quale non è collegato da alcuna filiazione diretta.[3]

Sviluppi e reinterpretazioni

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A partire dalla diffusione internazionale delle opere di Fukuoka, l'agricoltura naturale è stata ripresa e rielaborata in contesti geografici e climatici differenti, dando luogo a scuole autonome. Alcune di esse sono nate in modo indipendente e presentano affinità di impostazione più che rapporti di derivazione.

Australia: permacultura

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Bill Mollison e David Holmgren pubblicano nel 1978 Permaculture One, che fonda la permacultura come sistema di progettazione di insediamenti e agroecosistemi. La disciplina si sviluppa come corpo autonomo, centrato sulla progettazione più che sull'astensione dall'intervento.[4]

Area mediterranea: agricoltura sinergica

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Emilia Hazelip (1937-2003), agricoltrice spagnola attiva in Francia e poi come insegnante in Svizzera, Belgio, Spagna e Italia, si avvicina all'agricoltura naturale a partire dal 1978 attraverso la lettura de La rivoluzione del filo di paglia ed elabora l'agricoltura sinergica come adattamento dei principi di Fukuoka al clima mediterraneo, integrandoli con elementi della permacultura. Il sistema si fonda su bancali permanenti non lavorati, pacciamatura continua e assenza di calpestio del suolo coltivato.[5]

Italia: coltivazione elementare

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In Italia l'approccio di Fukuoka è stato ripreso e rielaborato in ambito prevalentemente amatoriale e nei contesti dell'autoproduzione alimentare. Tra le rielaborazioni recenti si colloca la coltivazione elementare, o «non-metodo Cappello», sviluppata a partire dal 2006 dall'agrotecnico Gian Carlo Cappello, che ne ha esposto i presupposti nel volume La Civiltà dell'Orto (2019).

Come nel modello di Fukuoka la pratica esclude ogni lavorazione del terreno, ma secondo il suo ideatore se ne discosta su alcuni aspetti:

  • l'esclusione del sovescio e di ogni semina di essenze in aggiunta alla vegetazione spontanea;
  • l'impiego di fieno di prato spontaneo, preferibilmente di provenienza locale, al posto della paglia, ritenuta meno varia sul piano delle fibre e potenzialmente contaminata da residui di trattamenti;
  • l'esclusione di qualsiasi apporto fertilizzante, comprese le sostanze organiche ammesse in agricoltura biologica.

La convivenza tra piante coltivate ed erbe spontanee è considerata parte integrante del sistema: le erbe spontanee non vengono estirpate, ma gestite all'occorrenza tramite taglio a livello del colletto.[6][7]

Non risultano studi agronomici sperimentali che ne abbiano verificato le rese in condizioni controllate.

  1. J. Russell Smith, Tree Crops: A Permanent Agriculture, New York, Harcourt, Brace and Company, 1929.
  2. Edward H. Faulkner, Plowman's Folly, University of Oklahoma Press, 1943.
  3. Ruth Stout, How to Have a Green Thumb Without an Aching Back: A New Method of Mulch Gardening, New York, Exposition Press, 1955, p. 164.
  4. Bill Mollison e David Holmgren, Permaculture One: A Perennial Agriculture for Human Settlements, Melbourne, Transworld Publishers, 1978, p. 128, ISBN 0552980609.
  5. Agricoltura sinergica. Le origini, l'esperienza, la pratica, Terra Nuova Edizioni, 2014.
  6. Gian Carlo Cappello, La coltivazione elementare: il "non metodo" Cappello, su Orto da Coltivare, 27 giugno 2025. URL consultato il 19 agosto 2026.
  7. La Coltivazione Elementare: intervista a Gian Carlo Cappello, su Il Cambiamento. URL consultato il 19 agosto 2026.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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