Abbandonata dal destino

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Abbandonata dal destino
Abbandonata dal dеstino.png
una scena del film
Titolo originaleHomeless to Harvard: The Liz Murray Story
PaeseStati Uniti d'America
Anno2003
Formatofilm TV
Generedrammatico
Durata104 min
Lingua originaleinglese
Crediti
RegiaPeter Levin
Interpreti e personaggi
MusicheLouis Febre
Prima visione

Abbandonata dal destino (Homeless to Harvard: The Liz Murray Story), è un film televisivo del 2003, diretto da Peter Levin, con protagonista Thora Birch che racconta la storia della speaker statunitense Elizabeth "Liz" Murray; fonte del film è l'autobiografia di Liz Murray stessa, Breaking Night.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Liz Murray e la sorella maggiore Lisa vivono nel Bronx, figlie di due tossicodipendenti, per cui fin da bambine sono costrette a badare a sé stesse. Tutta la famiglia vive con un sussidio mensile che viene dato ai genitori, e che questi, Peter e Jean, spendono per comprarsi alcolici, eroina e cocaina, vendendo anche cibo ed elettrodomestici: le figlie quindi soffrono la fame, non hanno vestiti per cambiarsi né di che lavarsi, il che porta Liz a essere frequentemente angariata a scuola, la madre è frequentemente ricoverata in ospedale quando va in overdose. Lisa è presentata come più forte nel tentativo di opporsi alla madre che si droga e pretende i soldi dalle figlie anche con violenza, Liz all'inizio appare condiscendente perché pensa che "quando sei bambino i genitori sono i tuoi dèi" che vanno accontentati in tutto; crescendo, invece, Liz si rende conto dell'inaffidabilità di essi.

Le due ragazzine frequentemente saltano la scuola per accudire la madre, alcolista, schizofrenica e quasi del tutto cieca (forse è una malattia ereditaria, considerato che più tardi anche Lisa la svilupperà), ed il padre, ammalato di AIDS, intelligente e colto ma incapace di occuparsi di sé stesso, delle figlie e della casa. Non riuscendo le sorelle a tenere a bada il comportamento dei genitori, gli assistenti sociali le rinchiudono in un istituto, dove Liz è maltrattata da tutte le ragazze e abbandonata per numerosi giorni. Soprattutto, l'impotenza di Liz verso la dipendenza e la trascuratezza dei genitori e la mancanza di aiuto da parte degli assistenti sociali, sono scambiate da questi ultimi per mancanza di disciplina.

Liz va ad abitare insieme alla madre e alla sorella dal nonno materno, un uomo violento che picchiava e violentava le figlie proprie (Jean era scappata di casa quando aveva 15 anni, per sottrarsi a lui), ma la mamma ricomincia a bere, Liz litiga con il nonno e scappa di casa. Quando scopre che la madre è malata di AIDS, Liz torna a casa per accudirla, sentendo che la donna, pur drogandosi, ama molto le figlie e che ripete che "le cose miglioreranno".

Nel 1996, alla morte di Jean causata dall'AIDS, padre e figlie non possono più pagare l'affitto di casa, a causa della tossicodipendenza dell'uomo, e perciò tutta la famiglia è sfrattata: il padre è ricoverato in un ospizio per senzatetto, Lisa ospitata da un amico, Liz rimane per strada, nutrendosi di spazzatura e dormendo nei treni della metropolitana, o fuori dalla casa di amici. Passano due anni, che Liz vive nello scoraggiamento, ma alla fine Liz decide di ritornare a scuola, confidando nelle parole della madre "le cose miglioreranno": trova un lavoro e riesce a completare il liceo in 2 anni anziché nei 4 che mancano, in questo modo si rimette al passo con i compagni di scuola. Anche Lisa nel frattempo, pur diventando cieca, riesce a ottenere un lavoro.

Grazie ad un concorso del The New York Times, Liz vince una borsa di studio per l'Università di Harvard. Il film finisce con lei che racconta a dei giornalisti la propria storia, dicendo che la sua vita di stenti l'ha spronata a non avere nessuna certezza nella vita, a dimenticare il passato, a non abbattersi al vivere per strada e lottare per ottenere la dignità che la vita le ha tolto, a considerare che i genitori comunque amavano le figlie e che questo porta Liz a perdonarli. Il tutto anche se, ribadisce Liz stessa prima di entrare all'università, nulla toglie che "è così difficile crescere da soli", cioè abbandonati dalla famiglia e senza alcun aiuto.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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